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Antonio Danieli (Assifero): “La filantropia muove 2 miliardi l’anno, ma senza dialogo con le istituzioni resta solo un tampone”

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Antonio Danieli (Assifero): "La filantropia muove 2 miliardi l'anno, ma senza dialogo con le istituzioni resta solo un tampone"
Antonio Danieli (Assifero): "La filantropia muove 2 miliardi l'anno, ma senza dialogo con le istituzioni resta solo un tampone"

I capitali privati destinati al bene comune mobilitano circa 2 miliardi di euro ogni anno, ma il loro impatto rischia di restare circoscritto se trattati come una semplice riserva di emergenza. Antonio Danieli, presidente di Assifero (Associazione Italiana Fondazioni ed enti filantropici), traccia una linea netta: la filantropia istituzionale diventa davvero efficace soltanto quando attiva un confronto costante e strutturato con la pubblica amministrazione.

L’obiettivo prioritario non è tamponare falle nei bilanci pubblici, ma innescare percorsi di innovazione capaci di trasformare l’intero comparto dei servizi sociali. Quando pubblico e privato convergono sulle priorità territoriali, ogni risorsa erogata acquista una forza moltiplicatrice senza precedenti.

Il peso economico: 2 miliardi di euro tra fondazioni bancarie e private

Nel panorama del Terzo settore italiano operano circa mille enti filantropici, realtà patrimonializzate nate per rispondere a precisi bisogni collettivi nei campi dell’educazione, della cultura, della salute e dell’assistenza. Assifero riunisce circa 210 organizzazioni, alimentate da cittadini, famiglie imprenditoriali e imprese che mettono mezzi finanziari e competenze operative a disposizione della collettività.

Rispetto al passato, le fondazioni non si limitano a distribuire contributi a fondo perduto verso cooperative o associazioni. Sempre più spesso realizzano direttamente progetti complessi attraverso strutture proprie, monitorando sul campo l’efficacia di ciascun intervento.

Canale di erogazione Risorse stimate all’anno
Fondazioni di origine bancaria 1,4 miliardi di euro
Fondazioni ed enti privati 600 milioni di euro

La somma di questi flussi finanziari delinea una leva economica di primo piano per l’Italia. Tuttavia, la capacità di incidere dipende dal metodo con cui tali somme vengono impiegate.

Oltre il concetto di “toppa”: co-programmazione e reciprocità

Un diffuso equivoco porta a considerare la filantropia come un banale sostituto dell’intervento statale, chiamato a intervenire dove la spesa pubblica arretra. La realtà documentata dall’esperienza delle fondazioni racconta una dinamica opposta: l’autonomia patrimoniale consente di assumere rischi calcolati e sperimentare risposte inedite che la burocrazia statale fatica a collaudare in tempi rapidi.

“Le fondazioni sono molto efficaci ed efficienti e possono sperimentare soluzioni innovative dialogando con la pubblica amministrazione”

Danieli ribadisce che la filantropia non deve agire da semplice toppa assistenziale. Esistono strumenti operativi precisi previsti dall’ordinamento per dare corpo a questa sinergia:

  • Co-programmazione: lettura congiunta delle criticità sociali emergenti sul territorio.
  • Co-progettazione: definizione condivisa delle soluzioni e dei modelli d’intervento tra enti pubblici e privati.
  • Co-esecuzione: messa a terra operativa delle attività nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali.

Questo schema richiede un cambiamento culturale da ambo le parti. Come sottolinea il presidente di Assifero, in ogni accordo strategico ciascun interlocutore deve saper cedere una parte delle proprie posizioni di partenza per favorire il massimo beneficio collettivo.

L’effetto lievito sui territori e le nuove generazioni

Danieli paragona l’azione della filantropia al “lievito per la pizza”: bastano quantità ridotte per attivare processi ampi e, una volta verificata l’efficacia di un modello pilota, la pubblica amministrazione può scalarlo sull’intera comunità nazionale.

Ne è un esempio pratico l’attività svolta da Danieli alla guida di Fondazione Golinelli, incentrata sul raccordo tra scuola, atenei e mondo produttivo. L’attenzione non si concentra esclusivamente sull’eccellenza accademica in senso stretto, ma sulla diffusione diffusa di creatività e spirito d’iniziativa, trasformando i risultati della ricerca scientifica in nuove realtà aziendali.

La coesione come priorità nazionale ed europea

Il coordinamento tra istituzioni e fondazioni d’impresa, sollecitate anche dai parametri ESG (Environmental, Social and Governance), rappresenta un collante indispensabile per ridurre i divari geografici. Il disallineamento non riguarda soltanto la tradizionale frattura tra Nord e Sud, ma attraversa i rapporti tra grandi centri urbani, periferie degradate, aree interne montane e fasce costiere.

Rafforzare la consapevolezza dei rispettivi compiti apre la strada a una cooperazione strutturata anche su scala europea, capace di anticipare i grandi cambiamenti economici senza subirne passivamente i contraccolpi.

✨ Il Terzo settore dimostra che la cooperazione strategica supera l’assistenzialismo isolato.

💬 La convergenza tra risorse private e regia pubblica può cambiare radicalmente la qualità dei servizi locali.

👇 Qual è la tua esperienza con i progetti promossi dalle fondazioni nella tua città? Scrivi la tua opinione nei commenti qui sotto.

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