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«Non ce la facevo più»: Rosa Capuano crolla in aula e confessa l’omicidio del padre Francesco a Suzzara, arriva la condanna a 25 anni

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«Non ce la facevo più»: Rosa Capuano crolla in aula e confessa l’omicidio del padre Francesco a Suzzara, arriva la condanna a 25 anni
«Non ce la facevo più»: Rosa Capuano crolla in aula e confessa l’omicidio del padre Francesco a Suzzara, arriva la condanna a 25 anni

Rosa Capuano confessa l’omicidio del padre Francesco e la Corte d’Assise di Mantova la condanna a 25 anni di reclusione. La donna di 47 anni ha spazzato via mesi di fermi dinieghi ammettendo davanti ai giudici di aver freddato il genitore 79enne a colpi di pistola nel garage condominiale di Suzzara.

La confessione ha ribaltato una linea difensiva rimasta invariata fin dalle primissime fasi dell’indagine. L’ex bidello in pensione era stato trovato senza vita all’interno della propria vettura, parcheggiata nel seminterrato dello stabile di via Biolcheria.

Davanti alla corte mantovana, la donna ha pronunciato le parole che hanno chiuso il cerchio investigativo.

«Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l’ho ucciso».

La dinamica dell’agguato nel garage di Suzzara

I fatti risalgono al 23 dicembre 2024, alla vigilia delle festività natalizie. Padre e figlia si erano trasferiti insieme nel comune mantovano partendo dalla loro città d’origine, Giugliano, in provincia di Napoli.

Quel giorno l’anziano sedeva nell’abitacolo dell’auto, pronto a uscire per alcune commissioni quotidiane. La figlia ha impugnato una revolver calibro 22 e ha fatto fuoco a bruciapelo, lasciando l’uomo agonizzante sul sedile prima di dare l’allarme.

Le discrepanze tra il racconto dei primi minuti e i rilievi tecnici hanno insospettito immediatamente gli inquirenti. La svolta investigativa decisiva si era già concretizzata nel marzo del 2025 con l’arresto della donna a Giugliano, dopo il ritrovamento dell’arma del delitto nascosta all’interno del suo beauty case insieme a tre bossoli esplosi.

Il contrasto tra l’alibi iniziale e le risultanze balistiche

La ricostruzione processuale ha smontato pezzo per pezzo la prima versione fornita ai soccorritori. Non c’è mai stato alcun killer misterioso o una tragica fatalità avvenuta mentre la figlia era rincasata per prendere oggetti dimenticati.

  • La versione iniziale: la donna sosteneva di essere salita in appartamento e di aver trovato il padre già morto al suo ritorno nel box auto.
  • I riscontri oggettivi: l’arma custodita tra i suoi effetti personali ha confermato la compatibilità assoluta con i bossoli recuperati sulla scena.
  • La premeditazione: il piano era stato organizzato prima di scendere nel garage con la pistola carica.

Il verdetto della Corte d’Assise e il nodo del movente

La pena inflitta dai giudici di primo grado ricalca la richiesta avanzata dal pubblico ministero Alessia Silimbani. La corte ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione e il vincolo di parentela con un ascendente, escludendo invece l’aggravante dei motivi abietti e futili e considerando le attenuanti generiche equivalenti alle contestazioni residue.

Elemento del verdetto Decisione giudiziaria
Entità della condanna 25 anni di reclusione
Aggravanti contestate Premeditazione e legame di parentela con ascendente
Aggravanti escluse Motivi abietti e futili
Provvisionale per i fratelli 150.000 euro complessivi (50.000 euro a testa)

Sullo sfondo dell’omicidio si delinea un quadro di forte esasperazione e convivenza logorante. La donna viveva in uno stato di costante dipendenza personale ed economica dal padre, che accudiva quotidianamente senza margini di autonomia decisionale, con l’aspettativa legata all’eredità a fare da ulteriore fattore di attrito familiare.

La sentenza stabilisce anche un primo risarcimento economico immediato destinato agli altri componenti della famiglia. I tre fratelli dell’imputata riceveranno infatti una provvisionale esecutiva in attesa della definizione civile.

💬 Una vicenda drammatica che ha scosso profondamente le comunità di Suzzara e Giugliano, chiudendo il primo capitolo giudiziario con una confessione spiazzante.

📱 La decisione della Corte d’Assise segna un punto fermo sulle dinamiche familiari e sulle responsabilità del delitto.

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