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Beatrice Casati rilancia il velluto con Pulvera e svela il piano per il design internazionale
Beatrice Casati ed Eleonora Casati hanno comunicato sulle piattaforme digitali del progetto Pulvera la nuova direzione del loro lavoro dedicato al velluto e al recupero dei materiali di scarto. La storia ha immediatamente catalizzato l’interesse degli appassionati di arredamento e sostenibilità, aprendo una finestra inedita su come una risorsa storica dell’industria brianzola possa conquistare la ribalta europea attraverso la stampa tridimensionale.
Le due imprenditrici hanno scelto di valorizzare un patrimonio operativo lungo quattro generazioni. Come racconta Sky TG24, l’iniziativa recupera l’intuizione originaria di impiegare i residui della lavorazione per dare vita a manufatti del tutto nuovi. L’attenzione degli addetti ai lavori si è concentrata sulla capacità di unire manifattura storica e processi tecnologici avanzati.
Il progetto Pulvera di Beatrice Casati e il recupero della polvere di velluto
La base di questa operazione affonda le radici nella lavorazione delle fibre. Il brand Pulvera punta a sottrarre allo smaltimento le eccedenze industriali, convertendo la polvere ottenuta dai filati in superfici e componenti per il mondo dell’arredo. Il materiale non viene soltanto recuperato nella forma, ma viene ripensato nella destinazione d’uso.
Questa visione ridefinisce il ciclo produttivo. Invece di considerare il residuo un problema da gestire, Beatrice Casati e sua sorella lo trattano come materia prima primaria per designer e architetti. Dalla moda al packaging di pregio, fino all’automotive e alla cosmetica, l’impiego della polvere di fibra ha già trovato storicamente spazio in ambiti eterogenei, dimostrando una duttilità rara.
La sedia in 3D con Stardust Secured presentata alla rassegna di Copenaghen
L’applicazione più recente ha preso forma in una sedia monoblocco stampata in 3D. L’oggetto unisce lo scarto post-industriale di polvere di seta a una speciale tecnologia sviluppata in collaborazione con l’azienda Stardust Secured. Quest’ultima ha introdotto un tracciante ottico microscopico incorporato nella struttura.
Il sistema permette di certificare la quota di materiale rigenerato presente nel pezzo finito tramite lettori portatili dedicati. La verifica della sostenibilità non dipende così da certificati cartacei separati, ma risiede nella composizione fisica dell’arredo. L’opera è destinata alla rassegna Intergraf di Copenaghen, confermando l’ambizione di esportare questo modello su scala comunitaria.
La trasparenza della filiera risponde alle normative europee sempre più rigide in materia di passaporto digitale dei prodotti. L’approccio elaborato da Pulvera ha ottenuto anche un riconoscimento formale: la citazione nella terza edizione del Best Practices Report redatto dalla EU Textiles Ecosystem Platform, che ha evidenziato il valore del progetto per la simbiosi industriale.
Dall’intuizione di Celso Casati a Renate fino al riconoscimento europeo
L’intera vicenda ha origine negli anni Quaranta a Renate, in Brianza. Fu il disegnatore Celso Casati a comprendere per primo che lo scarto generato dalla finitura del velluto poteva decorare i paralumi delle lampade, trasformando la polvere delle fibre in un elemento ornamentale vellutato.
Nel 1952 quell’intuizione portò alla nascita ufficiale dell’impresa familiare, incentrata sulla produzione di flock ricavato dal taglio e dalla macinazione fine. Più di settant’anni dopo, la quarta generazione rappresentata da Beatrice Casati ed Eleonora Casati riannoda i fili di quell’esperienza, traslandola nel contesto della moderna manifattura additiva.
La presentazione ufficiale a Copenaghen definirà le prossime collaborazioni del marchio con gli studi di architettura d’interni, mentre ulteriori dettagli sullo sviluppo dei componenti verranno resi noti nelle settimane successive dai canali della società.
Ritenete che il recupero delle fibre storiche possa diventare lo standard per l’arredamento di lusso nei prossimi anni?

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