Belluno, 400 incidenti con animali all’anno ma il Cras resta vuoto: il caso del ghiro a San Gregorio

Belluno, 400 incidenti con animali all'anno ma il Cras resta vuoto: il caso del ghiro a San Gregorio
Belluno, 400 incidenti con animali all'anno ma il Cras resta vuoto: il caso del ghiro a San Gregorio

La morte di un piccolo ghiro ferito a San Gregorio nelle Alpi riaccende i riflettori sull’operatività del Centro di recupero per animali selvatici (Cras) di Pasa, a Sedico. Cristiano Fant, esperto in etologia relazionale, contesta duramente i metodi di gestione del soccorso della fauna nel territorio bellunese.

Strutture deserte a fronte di 400 incidenti l’anno

Fant segnala una forte anomalia tra i dati sugli incidenti e le presenze effettive nella struttura di Pasa. L’esperto dichiara di aver controllato dall’esterno il centro oltre venti volte durante la scorsa estate, trovandolo costantemente privo di ospiti a parte rari uccelli e due o tre caprioli.

La situazione contrasta con il resto d’Italia, dove i centri di recupero sono spesso sovraffollati. Il territorio di Belluno copre il 53% delle aree verdi del Veneto e registra una media di un sinistro al giorno causato da fauna vagante.

Lo storico provinciale conta tra i 350 e i 400 investimenti all’anno. Si tratta di quasi la metà di tutti gli incidenti legati ai selvatici registrati nell’intera regione.

Le critiche alla gestione politica e venatoria

Per Fant la causa dello scarso funzionamento del polo risiede in precise scelte amministrative che hanno storicamente trascurato la fauna selvatica. L’etologo ricorda un confronto avuto circa otto anni fa con Franco De Bon sul destino degli ungulati incidentati.

In quell’occasione emerse che gli animali investiti venivano soppressi e sottratti alla disponibilità delle associazioni venatorie, senza che i relativi dati numerici venissero mai resi pubblici.

Il caso del ghiro ferito a San Gregorio nelle Alpi

L’episodio simbolo di questo cortocircuito operativo riguarda il ghiro attaccato da una gatta a San Gregorio nelle Alpi. Trattandosi di una specie protetta, la risposta telefonica ricevuta dai cittadini – che suggeriva di rimettere l’animale direttamente in natura – ha sollevato pesanti contestazioni.

Un animale selvatico ferito richiede una verifica visiva diretta da parte di personale competente. Se le lesioni risultano irreversibili, la procedura corretta impone l’abbattimento immediato per evitare il reato di maltrattamento per abbandono.

Resta aperto il nodo della reperibilità del Cras, difesa dal vicecomandante De Menech citando gli orari d’ufficio. Le emergenze degli animali non seguono fasce orarie burocratiche e richiedono, secondo le richieste di Fant, una rete di supporto che integri subito i volontari delle associazioni al fianco della Polizia Provinciale.

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