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Blocco autotrasportatori in Sicilia: intesa da 480 milioni ma il fronte resta spaccato
L’intesa da 480 milioni di euro definita con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non ha spento del tutto il blocco autotrasportatori Sicilia, lasciando aperta una profonda spaccatura tra la revoca formale del fermo e i presidi che continuano a macchia di leopardo sul territorio isolano. Nonostante il Comitato dei trasportatori abbia dichiarato conclusa la mobilitazione principale, l’agitazione prosegue con disagi tangibili nei nodi nevralgici della regione.
La protesta contro il caro gasolio vede schieramenti contrapposti tra chi ha accettato le condizioni concordate a Milano e chi ha deciso di prolungare i picchetti. Le conseguenze della paralisi parziale si riflettono già sulla disponibilità dei beni di prima necessità, mentre il governo qualifica i blocchi stradali non autorizzati come interventi al di fuori della legalità.
Cosa prevede l’intesa e perché il fermo non si è fermato del tutto

La revoca ufficiale decisa dal Comitato trasportatori siciliano (CTS) è arrivata a valle del confronto con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha messo sul piatto un pacchetto di interventi dal valore complessivo di 480 milioni di euro destinati al comparto. Tuttavia, la dirigenza del CTS ha subito chiarito che permane lo stato di agitazione fino al chiarimento definitivo di tutti i punti aperti della vertenza.
A complicare il quadro è la frammentazione della rappresentanza. Diverse realtà territoriali e altre sigle autonome, tra cui l’Aias guidata da Giuseppe Richichi con la convocazione di assemblee all’interporto di Catania, hanno scelto di mantenere attivi i presidi. Si sono registrate frizioni dirette all’interno della stessa categoria, con il portavoce del CTS Salvatore Bella che ha contestato l’ostruzionismo stradale.
Ascolto tutti ma i blocchi sono illegali
Le parole del ministro dei Trasporti sottolineano la linea di demarcazione tra diritto di protesta e interruzione della circolazione, mentre i vettori contrari all’accordo rivendicano misure immediate sui costi vivi alla pompa. Questa frattura ha trasformato una mobilitazione unitaria in una serie di focolai autonomi distribuiti tra porti e arterie principali.
La mappa dei presidi in Sicilia: dove rimangono i blocchi
La circolazione delle merci registra criticità differenti a seconda della provincia. Le segnalazioni di disagi e colonne di mezzi pesanti fermi riguardano specifici snodi di transito verso la penisola e i centri di smistamento merci:
- Messina (Tremestieri): tir ancora fermi agli imbarchi verso la Calabria, con camionisti divisi tra chi intende ripartire e chi continua il presidio all’approdo.
- Palermo: persistono colonne di tir fermi nell’area del porto, rallentando le operazioni di imbarco e sbarco dei semirimorchi.
- Catania: tensioni e blocchi segnalati nell’area dell’interporto, con denunce incrociate di pressioni sui conducenti intenzionati a riprendere i viaggi.
Le ripercussioni non restano confinate all’isola. Il fermo siciliano si salda con le difficoltà logistiche che interessano la Calabria, dove le forniture di carburante avio Jet A1 sono state interrotte negli scali di Crotone e Reggio Calabria, e la Campania, attraversata da code e chiusure tra A1 e A30.
Mito o realtà: la protesta paralizza tutti i rifornimenti?

Circola spesso l’idea che un’intesa formale con il ministero ripristini istantaneamente l’intera filiera commerciale, oppure al contrario che ogni scaffale sia destinato a svuotarsi in poche ore su base generalizzata. I riscontri sul campo mostrano una dinamica differente.
I rallentamenti colpiscono prevalentemente i beni a ciclo continuo come ortofrutta, latte, pasta, farina e prodotti surgelati, insieme a forniture a singhiozzo presso diversi distributori di carburante. I supermercati registrano carenze localizzate legate ai ritardi di linea dei vettori, ma la distribuzione non è azzerata in modo omogeneo su tutto il territorio siciliano.
| Aspetto della mobilitazione | Situazione verificata |
|---|---|
| Stato del fermo dei trasporti | Revocato formalmente dal CTS, ma mantenuto a macchia di leopardo da altre sigle |
| Risorse governative stanziate | Pacchetto di misure dal valore di 480 milioni di euro concordato al MIT |
| Punti critici della viabilità isolana | Approdi di Tremestieri a Messina, porto di Palermo e interporto di Catania |
| Impatto sulla catena distributiva | Forniture a singhiozzo di ortofrutta, generi essenziali e carburanti in alcune pompe |
Le conseguenze per la catena logistica
L’autotrasporto garantisce la quasi totalità dei passaggi intermedi tra piattaforme logistiche e punti vendita al dettaglio. Quando i tir restano fermi nei nodi di sbarco navale, la mancata rotazione dei semirimorchi svuota progressivamente i magazzini di transito, generando code e ritardi che si propagano a catena lungo le principali direttrici di rifornimento nazionali.
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