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Caro carburanti Pd Calabria attacca Meloni: Sud nel caos tra pompe a secco e mobilitazioni
Il caro carburanti fa esplodere la tensione nel Mezzogiorno: con il fermo dell’autotrasporto proclamato fino al 20 ottobre, stazioni di servizio a secco e blocchi presso la raffineria di Taranto, il Partito Democratico calabrese attacca duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La data del 27 ottobre fissata da Palazzo Chigi per incontrare le categorie viene considerata del tutto inadeguata per un territorio già al collasso logistico ed economico.
La protesta dei camionisti e degli operatori agricoli sta isolando interi settori vitali tra Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata. I timori di una paralisi totale delle scorte alimentari e dei beni essenziali spingono i rappresentanti dem locali e nazionali a pretendere decisioni immediate, contestando l’inerzia mostrata dal governo nazionale di fronte alle code crescenti davanti alle pompe di rifornimento.
La protesta dell’autotrasporto e i disagi nel Mezzogiorno

Le mobilitazioni degli autotrasportatori stanno producendo effetti pesanti sulla rete viaria e sulle forniture quotidiane di benzina e gasolio. La vertenza si è allargata alle attività agricole, creando snodi critici lungo le principali direttrici stradali e autostradali. Con i blocchi localizzati nei pressi della raffineria di Taranto, il sistema di distribuzione ha iniziato a mostrare crepe vistose, portando diverse aree a registrare distributori chiusi per esaurimento del carburante.
Il Sud non può aspettare i tempi di comodo del governo
Il senatore e segretario regionale del Partito Democratico calabrese, Nicola Irto, punta il dito contro la decisione dell’esecutivo di calendarizzare l’incontro con le associazioni di categoria solo a fine mese. Di fronte a una filiera del trasporto merci bloccata per giorni, il rinvio appare insostenibile per la tenuta socio-economica delle comunità meridionali, già penalizzate da collegamenti infrastrutturali complessi.
Anche la segretaria nazionale Elly Schlein è intervenuta sulla vicenda, chiedendo apertamente dove si trovino la premier e l’esecutivo mentre l’intero Mezzogiorno rischia la paralisi operativa. La questione non riguarda unicamente chi siede al volante di un tir, ma investe direttamente l’accesso ai prodotti di consumo quotidiano.
Cosa chiede il Partito Democratico al Governo
Per arginare l’emergenza immediata e garantire la continuità dei servizi primari, la dirigenza dem ha articolato una serie di interventi finanziari e operativi. Tra le misure primarie richieste spicca l’attivazione delle accise mobili, un meccanismo in grado di neutralizzare i rincari alla pompa sfruttando il gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Le misure richieste per contenere i rincari
- Introduzione immediata delle accise mobili per calmierare il costo finale di benzina e gasolio.
- Tassazione mirata sugli extraprofitti realizzati dai grandi gruppi e dalle multinazionali del settore energetico.
- Rafforzamento dei controlli sul territorio e lungo la catena di fornitura per reprimere le speculazioni sui listini.
- Coordinamento logistico di emergenza a tutela della continuità dei servizi essenziali e dei rifornimenti nelle stazioni di servizio.
- Anticipo immediato del tavolo di confronto con le rappresentanze del comparto rispetto al 27 ottobre.
A rafforzare la posizione del territorio è anche Luigi Tassone, dirigente regionale del Pd e consigliere comunale di Serra San Bruno. Tassone ha ribadito la vicinanza a chi manifesta, denunciando come le famiglie si trovino senza disponibilità economica già a metà mese a causa dei rincari combinati di carburanti e generi alimentari.
Basta campagna elettorale. C’è il dovere morale e politico di governare, incidere e risolvere i problemi reali delle persone
L’impatto economico: dai distributori al carrello della spesa

L’idea diffusa che l’impennata del costo dei carburanti colpisca unicamente chi possiede un’automobile o gestisce flotte industriali si scontra con la realtà della logistica italiana. Nel nostro Paese, la grande maggioranza delle merci viaggia su gomma: qualsiasi incremento prolungato del gasolio si scarica a cascata sui costi operativi delle aziende e, inevitabilmente, sul prezzo finale pagato dai consumatori al supermercato.
| Aspetto contestato | Richiesta del Pd Calabria |
|---|---|
| Tavolo governativo fissato al 27 ottobre | Convocazione urgente e anticipata con le categorie |
| Rincari di benzina e gasolio | Attivazione immediata delle accise mobili |
| Profitti delle compagnie energetiche | Prelievo straordinario sui maggiori guadagni |
| Forniture e scorte esaurite | Coordinamento urgente per garantire i rifornimenti |
La combinazione tra il fermo prolungato fino al 20 ottobre e i nodi irrisolti di raffinerie e depositi rischia di compromettere la tenuta di aziende agricole e commerciali che non possono permettersi ritardi nelle consegne. La Calabria si trova così al centro di una contesa politica e sindacale che chiama in causa le scelte strategiche nazionali per il sostegno al reddito e alla competitività del Sud.
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