Caso Lindsay Clancy: 6 giorni di camera di consiglio e nessun verdetto per la morte dei 3 figli

Caso Lindsay Clancy: 6 giorni di camera di consiglio e nessun verdetto per la morte dei 3 figli
Caso Lindsay Clancy: 6 giorni di camera di consiglio e nessun verdetto per la morte dei 3 figli

Il giudice William Sullivan ha dichiarato l’annullamento del processo a carico di Lindsay Clancy. Dopo oltre sei giorni di camera di consiglio, la giuria popolare riunita in Massachusetts non è riuscita a raggiungere un verdetto unanime sulle accuse di omicidio.

La donna, 35 anni ed ex infermiera, è imputata per la morte dei suoi tre figli: Cora di 5 anni, Dawson di 3 anni e Callan di appena otto mesi. I fatti sono avvenuti il 24 gennaio 2023 all’interno della casa di famiglia a Duxbury.

Lo stallo della giuria e la difesa sull’infermità mentale

Clancy si è dichiarata non colpevole per le accuse di omicidio di primo grado. L’eventuale riconoscimento dell’infermità mentale comporterebbe il suo internamento in una struttura psichiatrica di massima sicurezza.

Subito dopo aver tolto la vita ai bambini, la donna si era lanciata dal secondo piano dell’abitazione riportando gravi lesioni alla colonna vertebrale, costole fratturate e uno stato di coma temporaneo. Da allora segue le udienze in sedia a rotelle.

Il marito dell’imputata, che ha testimoniato in aula, trovò i corpi dei figli e la moglie a terra in giardino dopo essere tornato a casa con la cena acquistata poco prima.

La tesi dell’accusa e la premeditazione

La pubblica ministero Jennifer Sprague ha descritto l’imputata come una madre lucida e pienamente funzionale, capace di distinguere il bene dal male.

Le ricerche online e l’allontanamento del marito

L’accusa ha puntato il dito sui riscontri informatici trovati sui dispositivi della 35enne. Prima del delitto, Clancy aveva cercato informazioni sugli effetti di specifici medicinali e monitorato il tragitto necessario al marito per ritirare il cibo da asporto, creando così una finestra temporale priva di testimoni.

«Data la sua professione sanitaria, sapeva esattamente cosa stava facendo», ha affermato la procura davanti ai giurati.

La psicosi post-partum

L’avvocato difensore Kevin Reddington ha sostenuto l’assoluta assenza di responsabilità penale causata da una gravissima psicosi post-partum.

La documentazione clinica attesta che Clancy era entrata in un programma di cura nel 2022 e che nel 2023 era stata ricoverata per cinque giorni in una clinica psichiatrica vicino a Boston. La donna riferì di aver sentito una voce maschile che le intimava di agire sostenendo che i bambini non sarebbero stati al sicuro.

Di fronte all’impossibilità dei dodici membri della giuria di superare le divergenze, Sullivan ha sciolto il collegio e formalizzato il fallimento del dibattimento.

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