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Controlla lo specchietto dello scooter tra le vie di Milano: se vedi una Range Rover che brucia i semafori rossi, ecco cosa nasconde l’inseguimento
Quando Stefano De Martino ha controllato lo specchietto della sua Vespa nel traffico milanese, notando una Range Rover lanciata a velocità sostenuta tra continue infrazioni semaforiche, la reazione immediata è stata segnalare il veicolo a una pattuglia: al volante di quel Suv c’era Fabrizio Corona. L’episodio, consumatosi all’ora di cena nell’area di Corso Sempione a Milano, ha innescato un inseguimento con i militari dell’Arma e aperto un nuovo capitolo di tensione che va ben oltre la cronaca stradale.
Il confronto ravvicinato tra il celebre conduttore televisivo e l’ex agente fotografico non è rimasto un semplice attrito metropolitano. La vicenda si inserisce in una fase particolarmente delicata per Fabrizio Corona, stretta tra le rivelazioni diffuse da collaboratori interni al suo entourage e un pesante contenzioso civile da centinaia di milioni di euro che coinvolge i vertici televisivi nazionali.
Il giallo di Corso Sempione: la segnalazione e i 500 metri di fuga

La dinamica ha preso forma mentre De Martino procedeva a bordo del proprio scooter lungo le arterie adiacenti a Corso Sempione. Notando le manovre azzardate del fuoristrada, il presentatore ha avvicinato una pattuglia del Nucleo Radiomobile per chiedere un intervento urgente e denunciare la condotta pericolosa del guidatore.
«C’è un incosciente con una Range Rover che sta guidando in modo spericolato e ad altissima velocità. Sta superando tutti i semafori con il rosso e ho la sensazione che mi stia inseguendo»
Ricevute le coordinate, i Carabinieri si sono mossi per intercettare il veicolo, individuato all’incrocio tra corso Sempione e via Moscati. Alla vista della paletta delle forze dell’ordine intimante l’alt, il conducente ha accelerato anziché arrestare la marcia, dando origine a una fuga terminata dopo poco più di 500 metri. Negli atti redatti dalle autorità l’identità del segnalatore non viene esplicitata per nome, comparendo formalmente soltanto l’indicazione generica resa da un motociclista in transito.
Il caso Falsissimo: l’ex collaboratore Ben e le registrazioni audio
Parallelamente agli sviluppi milanesi, il fronte digitale legato a Fabrizio Corona è stato scosso dalla pubblicazione di materiale inedito da parte di Ben, ex collaboratore operativo del format Falsissimo. Attraverso un lungo filmato diffuso su YouTube, Ben ha reso pubblici mesi di registrazioni ambientali, scambi di messaggistica e riprese fuorionda registrati a titolo cautelativo fin dai primi contatti professionali.
I documenti svelano i meccanismi di redazione dei contenuti d’inchiesta, mostrando il coinvolgimento di figure chiave come Cristian Contessa, Massimo Cappello e Amanda Batini, oltre a videochiamate di consulenza a cui prendeva parte il legale Ivano Chiesa. I dubbi più consistenti sollevati da Ben riguardano l’autenticità di alcuni documenti sonori utilizzati negli speciali:
- Manipolazioni vocali: nel capitolo incentrato sul calciatore Lamine Yamal e sulla presunta gravidanza di una ragazza, la voce femminile mandata in onda non apparterrebbe alla reale protagonista della storia.
- Ricostruzioni grafiche: l’impiego di grafiche artificiali per simulare schermate di chat e il montaggio mirato di spezzoni vocali per costruire i servizi relativi a Fedez e Belén Rodríguez.
- Inchieste senza riscontri: confessioni a telecamera spenta in cui l’ex paparazzo ammetteva l’assenza totale di prove su filoni calcistici annunciati a gran voce e mai pubblicati.
- Retroscena guidati: suggerimenti sulle risposte da fornire durante le interviste, come nel fuorionda che ha visto protagonista Vito Coppola in merito alla vicenda Alfonso Signorini.
Dalla causa milionaria al retroscena del tribunale
Queste crepe interne si manifestano in concomitanza con un pesante scontro giudiziario radicato presso il Tribunale civile di Milano. Mediaset e diversi personaggi legati all’emittente hanno infatti formalizzato una richiesta di risarcimento record pari a 160 milioni di euro per danni reputazionali e patrimoniali cagionati dalle puntate mandate in onda dal canale web.
Nel filmato d’accusa, Ben ha inserito anche riferimenti commerciali alla piattaforma ilsantoben.it, un portale di abbigliamento registrato su Shopify modificato contestualmente al lancio del video, lasciando intendere la presenza di ulteriori archivi ancora non divulgati.
Realtà e falsi miti: cosa c’è di vero nei retroscena

Nel flusso continuo di notizie che circondano il personaggio di Corona, la linea di demarcazione tra verità giudiziaria e narrazione spettacolarizzata tende spesso a confondersi.
Una convinzione errata diffusa sui social suggeriva che l’inseguimento automobilistico fosse una messinscena concordata a scopo promozionale tra i protagonisti dello spettacolo. I verbali delle forze dell’ordine e l’intervento diretto del Nucleo Radiomobile confermano invece la totale estraneità di De Martino a qualunque accordo e la serietà dell’infrazione contestata su strada.
Allo stesso modo, l’idea che ogni documento audio diffuso dalle inchieste online rappresenti una prova inoppugnabile crolla di fronte alle ammissioni e ai file grezzi mostrati dallo staff tecnico, che evidenziano l’impiego sistematico di ricostruzioni artefatte.
| Aspetto della vicenda | Riscontro accertato |
|---|---|
| Inseguimento a Milano | Segnalazione in Corso Sempione e fuga dall’alt per 500 metri |
| Coinvolgimento De Martino | Indicazione fornita dal conduttore a bordo di una Vespa |
| Accuse interne di Falsissimo | Diffusione di registrazioni fuorionda e chat ricostruite graficamente |
| Richiesta risarcimento Mediaset | Causa civile da 160 milioni di euro per danni d’immagine |
💡 La sovrapposizione tra dispute legali in aula e incidenti stradali per le vie del centro traccia un quadro di crescente pressione attorno alle attività di Fabrizio Corona.
🔍 La verifica delle fonti digitali resta il nodo cruciale per distinguere le inchieste giornalistiche fondate dalle semplici ricostruzioni a effetto scenico.
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