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Blocco dei tir: 480 milioni sul tavolo, ma trasporti e filiera alimentare restano a rischio stop
Il governo ha messo sul piatto un impegno immediato da 480 milioni di euro per disinnescare la protesta, ma il blocco tir continua a paralizzare gangli vitali dell’economia e dei servizi. Nonostante lo stanziamento e la convocazione di un secondo tavolo di confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’astensione prosegue con forza in Campania e in Puglia, provocando ripercussioni a catena che vanno dai rifiuti urbani ai trasporti marittimi, fino al rifornimento aereo e ai prodotti simbolo del Made in Italy.
Mentre in Calabria la federazione regionale Fedralog ha deciso di sospendere temporaneamente il fermo in attesa dei colloqui a Roma, e il Comitato trasportatori siciliani ha disposto la revoca della protesta nell’isola, le arterie meridionali restano sotto forte pressione. La disponibilità di carburante è diventata il nodo centrale dell’intera crisi, trasformando una vertenza di categoria in un blocco logistico ad ampio raggio.
Servizi urbani e nettezza urbana: la crisi tocca Foggia
La carenza di gasolio non incide soltanto sui rifornimenti delle stazioni di servizio e sulle corsie dei supermercati, ma investe direttamente l’igiene pubblica cittadina. A Foggia, l’operatore pubblico Amiu Puglia ha comunicato gravi difficoltà operative che riguardano sia il carburante per i compattatori, sia la possibilità materiale di raggiungere gli impianti di conferimento a causa dei presidi stradali.
In sinergia con Comune, Prefettura e Questura, l’azienda sta predisponendo misure d’emergenza per scongiurare l’accumulo di immondizia in strada, pur avvisando che potrebbero verificarsi riduzioni temporanee o ritardi nella raccolta. Una criticità logistica che rischia di estendersi rapidamente ad altri centri urbani qualora i corridoi viari rimanessero ostruiti.
Traghetti fermi nel Golfo di Napoli e allarme carburante per i voli
Il deficit di carburante sta paralizzando anche le rotte marittime verso le isole del Golfo di Napoli. Le riserve di gasolio destinate a navi e aliscafi sono ormai in esaurimento, portando alla cancellazione di collegamenti marittimi da e per Capri, Ischia e Procida.
Compagnie come Caremar, Medmar, Alilauro e Gestur hanno lanciato l’allarme alla prefettura sull’impossibilità di proseguire regolarmente le corse in assenza di nuove cisterne. Anche Snav ha preannunciato la rimodulazione e il taglio delle tratte giornaliere verso Capri per salvaguardare le scorte minime, con evidenti disagi per residenti, lavoratori e comparto turistico.
Il problema dei rifornimenti si è allargato parallelamente al cielo. La compagnia aerea Wizz Air ha reso noto che le limitazioni nelle forniture di carburante per gli aerei negli scali italiani stanno costringendo i vettori a restrizioni operative:
«Wizz Air conferma di essere interessata, al pari di altre compagnie aeree, dalle interruzioni nelle forniture di carburante agli aeroporti causate dalle proteste e dai blocchi stradali in Italia.»
I settori più colpiti dalla mobilitazione
Per comprendere l’ampiezza dell’impatto sul territorio, ecco il quadro dei comparti che stanno registrando le maggiori difficoltà operative a causa della protesta:

| Settore coinvolto | Principali criticità riscontrate |
|---|---|
| Trasporti marittimi | Riserve di gasolio esaurite; corse ridotte o soppresse verso Ischia, Capri e Procida. |
| Trasporto aereo | Mancanza di carburante negli aeroporti e potenziali disagi sui voli di linea. |
| Igiene urbana | Mezzi di raccolta a secco e difficoltà a raggiungere gli impianti di scarico. |
| Filiera della mozzarella | Mancata consegna del latte entro il limite orario del disciplinare DOP. |
| Industria della pasta | Stabilimenti fermi per assenza di grano, materie prime e cisterne. |
L’impatto sulla filiera alimentare: allarme per latte e pasta
A pagare il prezzo più immediato dello stop dei trasporti pesanti sono le produzioni fresche a ciclo continuo. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha evidenziato che la problematica non riguarda unicamente la scarsità del prodotto finito sugli scaffali della grande distribuzione, ma lo stop degli impianti di lavorazione.
Il direttore del consorzio, Pier Maria Saccani, ha spiegato la rigidità temporale della trasformazione industriale:
«Ad oggi gli allevatori producono latte, ma non riescono a farlo arrivare ai caseifici a causa del blocco dei trasporti. Così, da ieri, molti caseifici sono chiusi perché non hanno a disposizione il latte da trasformare in Mozzarella Dop entro 60 ore, come previsto dal disciplinare.»
Lo stop non risparmia i prodotti a lunga conservazione come la pasta secca. L’amministratore delegato dell’azienda Rummo, Cosimo Rummo, ha confermato che la produzione è completamente interrotta per la mancanza di consegne via camion e l’esaurimento delle scorte di materie prime. Una situazione analoga a quella riscontrata da gran parte dei pastifici dislocati in Puglia, sollevando timori su forniture essenziali qualora la vertenza non dovesse trovare una composizione nei prossimi incontri ministeriali.
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