Tra gli affreschi della Scuola Grande della Misericordia a Venezia, registi, interpreti e produttori si sono confrontati sulla trasformazione tecnologica dell’audiovisivo. Il simposio «The Future of… Creativity», organizzato da Finch & Partners e Creative Artists Agency con Mastercard, ha messo a confronto l’industria con l’avanzata dei modelli generativi.
I lavori sono stati aperti dal direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, con la conduzione della giornalista britannica Emily Maitlis. Sul palco hanno preso la parola George Clooney, Maggie Gyllenhaal, Giuseppe Tornatore, Alexandre Desplat, Shannon Murphy, Marc Quinn, Lorenzo Mieli, Lee Daniels, la presidente di Signal Meredith Whittaker e il cardinale José Tolentino de Mendonça.
La dimensione del fenomeno si misura nei capitali. Nel 2006 Google investiva circa 2 miliardi di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre il dato attuale si aggira attorno ai 200 miliardi di dollari.
Gyllenhaal: l’esperimento con Marilyn Monroe e il nodo dei costi
Maggie Gyllenhaal ha analizzato l’impiego pratico degli algoritmi durante la preparazione di un progetto dedicato a Marilyn Monroe. Il tentativo consisteva nel fondere il volto dell’icona hollywoodiana con quello di Dakota Johnson tramite software generativi.
L’esito non ha convinto la regista. L’interpretazione diretta dell’attrice sul set trasmetteva un impatto emotivo superiore a qualsiasi elaborazione digitale testata.
Maggie Gyllenhaal all’arrivo al simposio The Future of Creativity a Venezia.
Resta aperto un dilemma economico per le produzioni future. Un interprete reale può arrivare a costare quattro volte più di una figura interamente generata al computer, creando una forte pressione finanziaria sui budget futuri.
Clooney: deepfake, monopolio tecnologico e politica USA
George Clooney ha posto l’attenzione sull’accessibilità dei mezzi di ripresa. Chiunque presto sarà in grado di realizzare lungometraggi direttamente dal proprio smartphone, modificando i sistemi produttivi tradizionali.
Interpellato da Maitlis su una sua ipotetica candidatura alla Casa Bianca, l’attore ha smentito categoricamente ogni voce. A 65 anni compiuti, Clooney ha dichiarato di voler sostenere volti nuovi del Partito Democratico come Jon Ossoff, Andy Beshear e Gavin Newsom.
Amal e George Clooney al simposio The Future of Creativity a Venezia.
La minaccia principale riguarda la manipolazione della verità e la concentrazione dei canali informativi nelle mani di poche piattaforme come Meta e Google. Clooney ha riferito di aver visto video sintetici realistici in cui dialoga con Barack Obama di vicende mai avvenute.
La proliferazione di filmati contraffatti mina la fiducia dell’opinione pubblica, rendendo complesso distinguere la documentazione reale dalla fabbricazione artificiale.
La prospettiva di Giuseppe Tornatore
Giuseppe Tornatore interpreta lo sviluppo informatico come un passaggio verso la piena emancipazione produttiva del regista, paragonabile a quella dello scrittore. Chi scrive un romanzo necessita solo di carta o di uno schermo, mentre il cinema ha sempre imposto apparati tecnici onerosi.
Il cineasta siciliano ha menzionato i progetti digitali postumi autorizzati dagli eredi, come le recenti riproduzioni virtuali dell’attore Val Kilmer, riconoscendo le implicazioni etiche legate alla gestione della memoria.
L’artificio scenico e Nuovo Cinema Paradiso
L’illusione visiva fa parte della storia cinematografica fin dalle origini, dai trucchi artigianali alle scenografie dipinte. L’inserimento dell’intelligenza artificiale rappresenta una declinazione di questo patto di finzione con il pubblico.
Tornatore ha spiegato che se avesse girato i passaggi più commoventi di Nuovo Cinema Paradiso con l’ausilio di algoritmi, gli spettatori ignari avrebbero provato le stesse identiche emozioni. L’eventuale etichetta esplicita sull’uso della tecnologia rischia invece di condizionare a priori il giudizio del pubblico.



