Una testa di coccodrillo essiccata, avvolta in comune carta da pacchi e nascosta nel bagaglio personale, è stata intercettata all’aeroporto di Torino. Il ritrovamento ha fatto scattare l’immediato sequestro del reperto biologico da parte dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza.
Il passeggero, un cittadino italiano, era atterrato nello scalo piemontese al termine di un viaggio iniziato a Miami, negli Stati Uniti, con uno scalo intermedio all’aeroporto di Istanbul.
Il controllo doganale e il recupero del reperto protetto
La scoperta è avvenuta nell’ambito delle verifiche ordinarie e mirate sui voli considerati maggiormente esposti al traffico illegale di specie selvatiche. Durante l’ispezione della valigia, gli operanti hanno notato l’involucro di carta da pacchi, verosimilmente utilizzato nel tentativo di mascherarne la sagoma.
All’interno era presente l’intero cranio preparato di un esemplare appartenente all’ordine Crocodylia spp., sottoposto a tutela stringente a livello internazionale per preservare la specie dal rischio di estinzione.
La testa di coccodrillo essiccata posta sotto sequestro all’aeroporto di Torino
Le tutele della Convenzione CITES e le sanzioni
L’esemplare rientra tra quelli protetti dalla Convenzione di Washington, nota come CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). Il trattato non proibisce in modo assoluto il trasporto di tali animali o dei loro derivati, ma impone il rilascio preventivo di precisi certificati legali rilasciati dalle autorità del Paese di origine e di destinazione.
Nel caso accertato a Torino, il viaggiatore non disponeva di alcuna autorizzazione o licenza a supporto dell’esemplare, configurando una violazione penale.
Le conseguenze previste dalla legge 150 del 1992
L’uomo è stato denunciato a piede libero per importazione illecita di esemplari appartenenti a specie protette senza documentazione idonea, secondo quanto stabilito dalla legge italiana numero 150 del 1992.
Il quadro normativo nazionale prevede sanzioni pecuniarie severe, con ammende comprese tra 20 mila e 200 mila euro, oltre all’eventuale pena dell’arresto da sei mesi a un anno per i casi più gravi.
Il pericolo del commercio illegale di souvenir esotici
Anche l’acquisto all’estero di piccoli oggetti da arredamento o souvenir apparentemente innocui può costituire reato penale. La protezione CITES si applica integralmente a qualsiasi frammento o derivato: pelli, denti, gusci, carapaci, corna o parti anatomiche trattate per collezionismo.
Il reperto resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti per risalire con precisione all’origine della compravendita e alla filiera commerciale del reperto.


