Il documentario Musk, firmato dal regista premio Oscar Alex Gibney e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ha raccolto quattro minuti di applausi in sala e recensioni ampiamente positive. La reazione del diretto interessato, tuttavia, è stata feroce.
Attraverso il suo profilo su X, Elon Musk ha stroncato l’opera bollandola come un attacco orchestrato ai suoi danni e rivolgendo insulti pesanti all’autore del film.
L’affondo su X contro Alex Gibney
Nelle ore successive alla proiezione veneziana dell’opera, lunga ben quattro ore, l’imprenditore miliardario ha commentato diversi post dedicati al lungometraggio. Musk ha descritto il documentario come “un hit piece che manca il bersaglio” e lo ha accusato di essere “noioso per quattro ore”.
Uno scatto con Elon Musk
I toni si sono inaspriti rapidamente: Musk ha definito Gibney una persona priva di integrità e “un essere umano orribile”, arrivando ad affermare che persino “la m..da dei cani merita più rispetto” del cineasta statunitense. Non vi è certezza, al momento, se il patron di Tesla abbia effettivamente visionato l’opera per intero.
Le testimonianze interne e le ombre sulla vita privata
L’indagine di Gibney ripercorre l’ascesa globale dell’uomo più ricco del pianeta, ponendo l’accento sulla sua crescente influenza nella politica statunitense, il legame con Donald Trump e il movimento MAGA, oltre ai nodi irrisolti legati alla guida autonoma di Tesla e ai lanci di SpaceX.
Elon Musk
La narrazione poggia su testimonianze di primo piano: interviste alla prima moglie Justine Musk, al padre Errol Musk, ai cofondatori Martin Eberhard (Tesla) e Reid Hoffman (LinkedIn), fino all’informatico Geoffrey Hinton, figura centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il caso dell’accordo di riservatezza
A Venezia ha fatto discutere anche la presenza in conferenza stampa di Ashley St. Clair, madre di Romulus, uno dei figli di Musk. La donna ha riferito che l’imprenditore le avrebbe proposto un accordo di riservatezza da 40 milioni di dollari.
St. Clair ha spiegato pubblicamente di aver rifiutato per non permettere alla stabilità economica di impedirle di dire la verità. La replica di Musk è giunta via social con una smentita netta: “Non le è mai stato offerto e ha una storia di false affermazioni”.
L’avatar digitale e l’arrivo nelle sale
Durante l’incontro con la stampa al Lido, Gibney ha rivelato di aver chiesto a Elon Musk una regolare intervista, ricevendone però un rifiuto. Con l’aumentare dell’esposizione politica del magnate, il montaggio finale si è così esteso fino a raggiungere le quattro ore complessive.
Per colmare l’assenza del protagonista, la produzione ha scelto di impiegare un avatar animato tramite intelligenza artificiale, programmato per pronunciare frasi e dichiarazioni realmente rilasciate da Musk nel corso degli anni.
Musk uscirà nelle sale cinematografiche statunitensi il 16 ottobre, con la distribuzione curata da Bleecker Street. Nessuna risposta formale alle invettive social è al momento pervenuta da parte di Alex Gibney o dal suo team produttivo.



