Fine vita, 3 italiani su 4 dicono sì ma il Parlamento blocca la legge: lo scontro dopo il voto in Veneto
Il voto in Veneto spacca la maggioranza
Il via libera del Veneto al suicidio medicalmente assistito fa della Regione guidata da Luca Zaia la prima a trazione centrodestra ad approvare una norma sul tema, la quarta in tutta Italia. Il passo in avanti dell’amministrazione veneta non aprirà però la strada a un testo nazionale.
Da via della Scrofa la posizione di Fratelli d’Italia resta irremovibile: nessun provvedimento in questa legislatura. La linea del partito di Giorgia Meloni indica che i tempi tecnici mancano e che il tema rischia di trasformarsi in uno scontro da campagna elettorale permanente.
L’esecutivo al momento non sembra orientato a impugnare la norma regionale veneta davanti alla Corte costituzionale, anche per evitare il precedente del ricorso perso contro la Toscana. Il fronte dei governatori del Nord resta comunque diviso sul metodo.
La paralisi delle Camere dal 2017 a oggi
La vicenda affonda le radici nel 2017, quando Marco Cappato accompagnò dj Fabo in una clinica svizzera, autodenunciandosi al rientro. La Corte costituzionale ha depositato la prima sentenza nel 2019, seguita da altri sette pronunciamenti che chiedevano formalmente alle Camere di colmare il vuoto normativo.
Il percorso parlamentare si è arrestato lo scorso 3 giugno. Il disegno di legge Bazoli, il testo più avanzato tra le proposte depositate, è stato rispedito alle commissioni congiunte Giustizia e Sanità del Senato su richiesta esplicita di Fratelli d’Italia.
Nello stesso cantiere parlamentare è fermo anche il testo Zullo-Zanettin. Con il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano schierato a difesa della linea di chiusura, il presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama, Francesco Zaffini, ha definito la questione come un nodo prettamente tecnico.
Lo strappo di Forza Italia e i sondaggi
A spingere per un cambio di passo è Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, che richiede da tempo una presa di posizione laica e autonoma di Forza Italia sui diritti individuali. I dati dell’opinione pubblica mostrano un distacco netto rispetto alla cautela dei partiti: secondo una rilevazione condotta da Alessandra Ghisleri per La Stampa, tre italiani su quattro sono favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia.
Regioni divise tra referendum locali e richieste a Roma
Alberto Cirio, governatore del Piemonte e vicesegretario di Forza Italia, respinge il modello del federalismo etico ma pretende tempi certi dal governo centrale. Una disparità di trattamento sanitario e legale tra province confinanti come Alessandria, Pavia o Savona viene considerata insostenibile.
Sulla stessa linea si posiziona il presidente lombardo Attilio Fontana, che insiste sulla necessità improrogabile di un quadro normativo valido su tutto il territorio nazionale.
In Piemonte l’associazione Luca Coscioni depositerà a novembre la proposta di legge di iniziativa regionale forte di oltre 12 mila firme già raccolte. Nel Consiglio regionale subalpino il capogruppo leghista Fabrizio Ricca ha già annunciato il proprio voto favorevole, in attesa di capire se Palazzo Chigi confermerà la scelta di non contestare la legge veneta.
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