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Manovra e scontro sulle pensioni a 64 anni: il piano da 850 milioni della Lega e la mossa che accende Montecitorio

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Manovra e scontro sulle pensioni a 64 anni: il piano da 850 milioni della Lega e la mossa che accende Montecitorio
Manovra e scontro sulle pensioni a 64 anni: il piano da 850 milioni della Lega e la mossa che accende Montecitorio

L’anticipo dell’uscita dal lavoro per le pensioni a 64 anni senza penalizzazioni entra con forza nel percorso parlamentare della Manovra, sostenuto da una dote iniziale di 850 milioni di euro all’anno. Matteo Salvini punta a blindare questa corsia d’uscita per avviare il superamento della legge Fornero, aprendo un confronto serrato sia con gli alleati di governo sia con i conti pubblici.

Nel testo base della legge di bilancio non figura alcun automatismo immediato per il ritiro anticipato a quell’età anagrafica. Proprio per questo motivo la partita si sposta interamente nella fase emendativa, dove ogni singolo euro stanziato dovrà trovare coperture solide.

La strategia economica: il fondo da 850 milioni e le tensioni nella maggioranza

La linea del Carroccio poggia su uno stanziamento mirato per consentire il pensionamento anticipato senza decurtazioni sull’importo maturato.

“Abbiamo previsto un fondo di partenza da 850 milioni di euro per chi sceglie di andare in pensione a 64 anni, senza penalizzazioni sull’assegno. Il nostro impegno è stabilizzare questa misura”

Le parole del leader leghista puntano a rassicurare i lavoratori, difendendo la sostenibilità delle richieste avanzate dal suo partito. La proposta ha però innescato un vivace scambio di vedute con il responsabile economico di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, a cui ha replicato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

Un diffuso equivoco porta a credere che il canale di uscita a 64 anni sia già operativo all’interno del disegno di legge licenziato dall’esecutivo. La realtà procedurale evidenzia invece che il ddl non contiene riferimenti diretti a tale soglia: l’inserimento effettivo dipenderà dall’approvazione degli emendamenti durante l’esame alla Camera.

Il caso politico: la nomina di Gusmeroli e le proteste delle opposizioni

A Montecitorio la contesa non riguarda solo i numeri, ma anche gli equilibri di rappresentanza. Per seguire da vicino il provvedimento, la Lega ha indicato come relatore di maggioranza Alberto Gusmeroli, responsabile economico del partito e presidente della commissione Attività produttive.

La sua presenza accanto ai relatori designati dagli altri gruppi di maggioranza — Angelo Rossi per Fratelli d’Italia, Mauro D’Attis per Forza Italia e Francesco Saverio Romano per Noi Moderati — ha scatenato la dura reazione delle forze di minoranza. La contestazione nasce dal fatto che Gusmeroli è stato formalmente prestato alla Quinta commissione pur guidandone un’altra.

Tra i banchi dell’opposizione, Cecilia Guerra del Partito Democratico ha definito l’operazione un’anomalia procedurale. Critiche nette sono arrivate anche da Elena Bonetti di Azione e da Daniela Torto del Movimento 5 Stelle, che hanno interpretato la scelta come un segnale di frizione interna all’esecutivo sui temi economici.

Il nodo rivalutazioni e il pressing delle parti sociali

Mentre si discute di uscite anticipate, a tenere banco è il meccanismo di indicizzazione degli assegni già erogati. Fratelli d’Italia e Forza Italia valutano interventi di contenimento sulle rivalutazioni, provocando l’immediata levata di scudi dei sindacati.

La segreteria della Uil Pensionati ha stimato che una nuova stretta sull’adeguamento all’inflazione comporterebbe una perdita compresa tra i 145 e i 1.300 euro all’anno per ciascun pensionato. Contraria anche la Cisl guidata da Daniela Fumarola, che dopo aver incontrato Antonio Tajani ha ribadito al tavolo con FdI che i trattamenti previdenziali non possono essere utilizzati come un bancomat per far quadrare i conti dello Stato.

Parallelamente, la maggioranza ha concordato di eliminare i tagli previsti per il settore scolastico, confermando l’azzeramento delle riduzioni. Sul fronte produttivo, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha ribadito a Giorgia Meloni la necessità di prorogare l’iperammortamento fino al 2029.

Dossier in esame Stato della misura
Uscita anticipata a 64 anni Proposta Lega con fondo dedicato da 850 milioni di euro
Rivalutazione assegni Ipotesi di stretta; Uilp stima tagli tra 145 e 1.300 euro
Personale e fondi scuola Confermato l’obiettivo di tagli zero
Iperammortamento imprese Confindustria richiede estensione fino al 2029

La roadmap dei lavori alla Camera

L’iter della legge di bilancio segue scadenze stringenti stabilite dal calendario parlamentare:

  • Maratona di audizioni: ciclo di incontri con 67 soggetti tra istituzioni e parti sociali, aperto lunedì alle ore 12 e chiuso dall’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
  • 17 novembre: termine ultimo fissato per la presentazione di tutti gli emendamenti da parte dei gruppi parlamentari.
  • 25 novembre: scadenza stabilita per il deposito delle segnalazioni delle proposte emendative prioritarie.
  • Rimodellamento del testo: richiesta formale di stralcio per tre disposizioni giudicate di natura ordinamentale.

💬 La discussione sulla Manovra entra nella sua fase più calda, tra la ricerca di risorse per le uscite anticipate e la tutela del potere d’acquisto dei trattamenti attuali.

✨ L’esito del confronto parlamentare determinerà se il tetto dei 64 anni diventerà una reale opportunità per migliaia di lavoratori già nei prossimi mesi.

👇 Qual è la tua opinione su questo piano per le pensioni? Lascia un commento qui sotto per far sentire la tua voce.

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