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Meloni scrive a Costa su Kiev: l’affondo contro l’Europa in ordine sparso e la mappa dei vertici paralleli che rischiano di renderci irrilevanti
L’Europa rischia la totale irrilevanza diplomatica se continua a muoversi senza una strategia condivisa sulla guerra tra Russia e Ucraina. Con questo allarme diretto, Meloni scrive a Costa, presidente del Consiglio europeo, chiedendo con forza a Bruxelles di imporre una linea unitaria e fermare le fughe in avanti dei singoli governi. La presa di posizione arriva mentre l’Unione Europea eroga 4,36 miliardi di euro a sostegno di Kiev, creando un paradosso evidente tra l’enorme impegno finanziario e la marginalità al tavolo dei negoziati.
Nella missiva indirizzata ad Antonio Costa, la presidente del Consiglio italiano punta il dito contro il moltiplicarsi disordinato di vertici, contatti bilaterali non concordati e tavoli tecnici a geometrie variabili. Muoversi senza coordinamento finisce per fare il gioco di chi punta a prolungare il conflitto, indebolendo il fronte occidentale.
Il nodo diplomatico: perché Roma contesta la frammentazione europea
La lettera parte dalla constatazione di un metodo di lavoro che sta logorando la credibilità internazionale dell’Unione. Il documento inviato ai vertici comunitari chiede di rimettere ordine nelle iniziative diplomatiche per evitare che ogni cancelleria agisca per conto proprio.
«Caro Antonio, alla luce dei più recenti sviluppi, sono costretta a tornare su un tema che ho più volte sollevato in Consiglio europeo. Mi riferisco alla necessità, per l’Europa, di parlare con una sola voce sulla questione ucraina. Necessità ormai improcrastinabile».
La premier evidenzia come la mancanza di coesione interna stia producendo danni visibili. Presentarsi divisi o scoprire a cose fatte le mosse degli alleati riduce il peso politico dell’intera Unione nei confronti sia di Washington sia di Mosca.
La mappa dei vertici paralleli ricostruita da Palazzo Chigi
Per sostenere la propria tesi, il governo italiano ha messo in fila una sequenza serrata di episodi diplomatici avvenuti nell’ultimo mese, caratterizzati da scarsa trasparenza e formati disomogenei.
- Il vertice riservato di Miami: un incontro informale tra i consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Paesi europei, Kiev e i rappresentanti di Nato e Ue, la cui esistenza è emersa solo a posteriori da canali americani.
- Il passaggio a Oslo: una riunione ristretta che ha anticipato ulteriori incontri multilaterali senza un mandato generale.
- I canali tecnici a Bruxelles e il nodo Abu Dhabi: discussioni tecniche comunitarie che si incrociano con una presenza europea non definita ai colloqui previsti negli Emirati tra russi e ucraini a mediazione statunitense.
Dalla telefonata con Putin al doppio appuntamento di Berlino
Tra i punti di maggiore attrito citati nella missiva c’è quanto accaduto a Helsinki durante la sessione del Consiglio nordico. In quel contesto, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno interrotto i lavori per intrattenere una telefonata bilaterale direttamente con Vladimir Putin.
A questo quadro si sommano due vertici distinti in Germania con convocazioni e platee differenti: il tavolo del 12 novembre legato al cosiddetto formato Berlino a margine della Comunità politica europea, e la successiva riunione del 19 novembre della Coalizione dei Volenterosi, estesa a 37 Stati. Un calendario fitto che si intreccia con il Consiglio europeo informale di Dublino, generando confusione sui ruoli effettivi.
| Iniziativa diplomatica | Criticità sollevata da Roma |
|---|---|
| Incontro informale di Miami | Vertice confermato solo ex post da fonti statunitensi, senza condivisione preventiva. |
| Telefonata di Helsinki a Mosca | Iniziativa a titolo nazionale svolta interrompendo i lavori istituzionali. |
| Doppio formato a Berlino (12 e 19 novembre) | Piattaforme parallele con composizioni differenti rispetto all’assetto comunitario. |
| Colloqui previsti ad Abu Dhabi | Presenza europea generica a un tavolo a mediazione estera. |
Le iniziative isolate non accelerano la pace
Un diffuso equivoco diplomatico porta a credere che la moltiplicazione dei tentativi individuali da parte dei singoli leader nazionali possa aprire spiragli di mediazione più rapidi. I fatti descritti nella lettera mostrano l’esatto contrario: procedere a ranghi sparsi trasmette solo debolezza agli interlocutori esterni.
«Dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso, non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui. E penso che sia inaccettabile, atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza».
Senza una regia unica guidata dalle istituzioni europee, il peso dei singoli Paesi rischia di essere annullato nei passaggi decisivi dei negoziati, lasciando il processo negoziale interamente in mano ad altre potenze.
💬 Il messaggio inviato a Bruxelles punta a rimettere la politica comunitaria al centro prima dei prossimi appuntamenti internazionali.
📱 Il confronto tra i leader europei al vertice informale di Dublino mostrerà se l’appello italiano verrà accolto dai partner continentali.
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