Il Leone d’oro dell’83esima Mostra di Venezia va alla regista danese di origini egiziane May el-Toukhy per l’opera «Woman Unknown». La pellicola si impone al vertice del palmarès ottenendo anche la prestigiosa Coppa Volpi femminile per la protagonista Mathilde Arcel, interprete di una giovane donna in fuga da un passato legato al nazismo nel secondo dopoguerra.
Mentre la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal ha sancito la definitiva affermazione dello sguardo autoriale femminile, il verdetto lascia un forte sapore amaro alla produzione cinematografica italiana. Nonostante cinque titoli schierati nella competizione principale, l’Italia rimane esclusa dalle statuette di prima fascia, trovando un unico riscatto nella sezione collaterale Orizzonti.
I premi principali dell’83esima Mostra di Venezia: il palmarès completo
Il massimo riconoscimento corona una narrazione serrata in cui il corpo delle donne diventa terreno di scontro tra violenza maschile e conti aperti della storia bellica. Accanto al trionfo di «Woman Unknown», il Gran Premio della Giuria è stato assegnato al maestro coreano Lee Chang-dong per «Possible Love», indagine tagliente incentrata sui rapporti tra lotta di classe, sesso e dinamiche di potere.
Il Leone d’argento per la miglior regia è andato a Ilya Khrzhanovsky per il colossale progetto biografico «Dau», della durata di 195 minuti, dedicato alla figura di Lev Landau, scienziato sovietico chiave nella costruzione dell’atomica del 1949 e interpretato da Teodor Currentzis. Il regista, inserito nelle liste di proscrizione russe e privo della cittadinanza dal 2024, ha dedicato il premio ai collaboratori ucraini e alla memoria materna.
«Abbiamo cercato di dare voce alle tante donne che la storia ha reso invisibili. Ora tocca alle ragazze come mia figlia portare avanti il discorso con passione, senso della comunità e coraggio.»
Sul fronte maschile, la Coppa Volpi non ha riservato sorprese: John Malkovich ha sbaragliato i concorrenti grazie al ritratto grottesco di un ex agente della Cia in «Wild Horse Nine» di Martin McDonagh, inviando il proprio ringraziamento dal set di Montreal.
| Premio Ufficiale | Vincitore e Opera |
|---|---|
| Leone d’oro per il miglior film | May el-Toukhy («Woman Unknown») |
| Gran Premio della Giuria | Lee Chang-dong («Possible Love») |
| Leone d’argento per la miglior regia | Ilya Khrzhanovsky («Dau») |
| Coppa Volpi miglior attrice | Mathilde Arcel («Woman Unknown») |
| Coppa Volpi miglior attore | John Malkovich («Wild Horse Nine») |
| Premio Speciale della Giuria | Rachel Szor e Yuval Abraham («Naza») |
| Miglior sceneggiatura | Stephane Brizé («Un bon petit soldat») |
| Premio Marcello Mastroianni (emergente) | Malou Khebizi («15/18 – A Place to Heal») |
| Leone del Futuro (Opera Prima) | Auguste Bernard Kouemo Yangh («La maison du vent») |
L’impatto politico di Naza e l’opera prima internazionale
La standing ovation più accesa del Palazzo del Cinema ha salutato «Naza», firmato dall’israeliana Rachel Szor e da Yuval Abraham, insignito del Premio Speciale della Giuria. L’inchiesta adotta il linguaggio diretto del giornalismo investigativo per ricostruire le strategie dell’intelligence di Tel Aviv e denunciare la morte di civili a Gaza.
Sul fronte dei talenti emergenti, il premio Opera Prima Luigi De Laurentiis, del valore di 100 mila dollari, ha premiato il cineasta Auguste Bernard Kouemo Yangh con «La maison du vent», opera incentrata sulle lacerazioni dell’emigrazione e sul vuoto vissuto da chi non parte. Per la migliore interpretazione giovanile, il riconoscimento intitolato a Marcello Mastroianni è andato a Malou Khebizi per il dramma adolescenziale «15/18 (A Place to Heal)» di Cedric Khan.

«Una Mostra non può essere una parentesi elegante mentre fuori la storia accade.»
Il bilancio per l’Italia e le scelte della giuria
L’assenza di riconoscimenti ufficiali per le cinque produzioni italiane in concorso apre un’inevitabile riflessione critica tra addetti ai lavori e istituzioni del settore audiovisivo nazionale. L’unica soddisfazione per il cinema nostrano arriva dalla sezione autonoma Orizzonti, dove Riccardo Scamarcio si è aggiudicato il premio come miglior attore per «I figli della scimmia».
Resta forte il rammarico per la mancata assegnazione della Coppa Volpi a Vanessa Scalera, protagonista elogiata per l’interpretazione viscerale in «Il fuoco che ti porti dentro» di Edoardo De Angelis. Riconoscimento indiretto invece per Alba Rohrwacher, la cui interpretazione di dirigente aziendale ha trainato il premio alla sceneggiatura assegnato a Stephane Brizé per «Un bon petit soldat».
I temi dominanti che hanno segnato i verdetti dell’edizione:
- Corpo e memoria femminile: la riscrittura storica dal punto di vista delle vittime civili e delle donne emarginate.
- Geopolitica e conflitti: denunce esplicite sulle conseguenze belliche in Medio Oriente e nell’Europa orientale.
- Fratture generazionali: indagini su emigrazione forzata e percorsi di riabilitazione psichiatrica minorile.
✨ Il verdetto della rassegna veneziana conferma un cinema internazionale orientato alle tensioni vive del nostro tempo.
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