«Keep on the rhythm (I am the future)»: con questo verso si chiude la title track di Algorithm, il settimo album in studio di Natalie Imbruglia, pubblicato il 4 settembre. La cantautrice australiana torna a cinque anni di distanza da Firebird con un lavoro interamente autofinanziato, concepito al di fuori delle logiche industriali delle major.
L’artista rifiuta da sempre la definizione di meteora legata all’esplosione planetaria di Torn. Il nuovo progetto segna un punto di rottura deciso, focalizzato su temi intimi e attuali senza rincorrere le classifiche a tutti i costi.
Dalla felpa di “Torn” alla svolta indipendente
Il debutto discografico nel 1997 con la cover di Torn degli Ednaswap arrivò dopo l’esperienza televisiva nella soap opera australiana Neighbours. Sul set del celebre videoclip, l’artista impose i propri vestiti quotidiani e l’iconica felpa con cappuccio al posto degli abiti glamour proposti dalla produzione.
Dopo le vendite milionarie dell’album Left of the Middle, la cantante scelse di lanciare il secondo lavoro White Lilies Island (2001) con That Day, un singolo privo di ritornello tradizionale. Negli anni successivi sono arrivati singoli come Wrong Impression, Shiver, Counting Down The Days e Glorious.
Un ritratto di Natalie Imbruglia scattato nel 1998
Tra i capitoli più rilevanti della sua discografia figura Come to Life del 2007. Il disco includeva tracce scritte a quattro mani con Chris Martin e Will Champion dei Coldplay, tra cui Want, Cameo e Lukas.
Diagnosi personali e paranoia digitale nel nuovo percorso
La lavorazione di Algorithm coincide con una fase di profondi cambiamenti personali. Circa cinque anni fa Imbruglia è entrata in perimenopausa, un passaggio fisiologico che ha acuito tratti legati a una neurodivergenza diagnosticata in età adulta, comprendente deficit di attenzione (ADHD) e disturbo ossessivo-compulsivo.

La cantante ha co-firmato ogni traccia del disco, affrontando apertamente dissociazione, ansie generate dai social media e isolamento mentale. Il paesaggio sonoro si muove tra electropop ritmato, glitch e sintetizzatori ispirati a produzioni storiche di artisti come Eurythmics, Talking Heads, Robyn e St. Vincent.
Le tracce di Algorithm: tra electropop e disturbi ossessivi
Il singolo apripista Upside Down, uscito lo scorso aprile, propone un pop elettronico lineare che rimanda ai primi anni Duemila. Il brano d’apertura Debbie imposta invece il registro su toni più disincantati.
Nella title track Algorithm l’atmosfera si fa più cupa, arricchita da sezioni in spoken word che puntano il dito contro le teorie del complotto e la dipendenza dalle reti digitali. Nel brano Jesus on Mars, la cantautrice trasforma invece i sintomi del proprio disturbo ossessivo in una riflessione diretta sulle notti insonni.
Natalie Imbruglia alla O2 Academy Brixton di Londra nel marzo 2022
La scaletta prosegue verso la chiusura con brani uptempo come Just Drive e Beautiful Love, mantenendo una cifra stilistica energica. La scelta di produrre il disco in autonomia ha garantito a Natalie Imbruglia il pieno controllo artistico sui testi e sull’identità sonora dell’opera.



