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Nuovi carri armati per l’Esercito: maxi commessa da oltre 3 miliardi tra Leonardo e Rheinmetall
L’Esercito Italiano accelera sul rinnovamento della propria flotta pesante con contratti del valore complessivo di circa 3,7 miliardi di euro. L’operazione affida alla joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles la costruzione dei nuovi corazzati terrestri, concretizzando l’attesa svolta operativa per le nostre Forze Armate.
Al centro dell’intesa principale spicca una commessa da circa 3,4 miliardi di euro destinata al programma del New Main Battle Tank. Il nuovo mezzo da combattimento sostituirà progressivamente i carri Ariete, ormai giunti a fine ciclo operativo, mentre un secondo segmento riguarda i cingolati per la fanteria.
La quota economica spettante a Leonardo ammonta a circa 1,85 miliardi di euro, pari al 50% del valore complessivo della commessa. Questa iniezione di ordini garantisce un impatto diretto sul carico di lavoro degli stabilimenti nazionali per i prossimi decenni.
Come si dividono i miliardi tra carri Panther e cingolati Lynx
La maxi fornitura non si limita a un unico modello, ma articola la linea corazzata su due piattaforme d’avanguardia condivise con il partner tedesco. Il primo contratto di produzione per il carro armato da combattimento copre una tranche iniziale di 48 piattaforme corazzate, suddivise tra 26 carri pesanti e 22 mezzi per compiti specialistici.
Questi ultimi comprendono versioni per il genio militare, carri soccorso e mezzi gettaponte, tutti basati sullo scafo del modello Panther KF51. L’accordo iniziale integra inoltre un’opzione di fornitura supplementare del valore di 850 milioni di euro per garantire flessibilità produttiva.
Sul fronte del programma A2CS dedicato alla fanteria, l’ordine comprende 30 veicoli corazzati da combattimento sviluppati sulla piattaforma Lynx. Questa commessa si somma alle 21 unità già ordinate sul finire dell’anno precedente, creando un nucleo operativo all’avanguardia per i reparti mobili.
Il gruppo è già impegnato nello sviluppo dei programmi MBT e Infantry Combat System insieme a Rheinmetall, definendoli strategici sia per le Forze Armate italiane sia per le future opportunità di export della partnership italo-tedesca.
Il mito del costo unitario: perché un carro non costa 70 milioni

Una convinzione molto diffusa divide superficialmente l’importo totale del contratto per il numero di esemplari ordinati, traendo la conclusione ingannevole che ogni singolo carro armato costi 70 milioni di euro. La realtà industriale della difesa segue parametri del tutto differenti rispetto alla semplice spesa di assemblaggio.
L’assegnazione iniziale include infatti gli enormi costi non ricorrenti di sviluppo ingegneristico, l’attrezzaggio delle catene di montaggio, i pacchetti di supporto logistico e le forniture di munizionamento speciale. Il costo effettivo dei mezzi scenderà sensibilmente quando la produzione entrerà a pieno regime sui lotti successivi.
Il piano complessivo dell’Esercito delinea un fabbisogno a lungo termine di 270 carri da battaglia e oltre 1.000 veicoli da combattimento della fanteria. Il valore stimato dell’intero programma sfiora i 23 miliardi di euro, sostenuto al momento da uno stanziamento preliminare di circa 8 miliardi.
La ricaduta industriale in Italia e il polo di La Spezia
La ripartizione delle attività tutela il comparto produttivo italiano, smentendo l’idea di un semplice acquisto da costruttori esteri. Gli accordi industriali sanciscono che il 60% delle attività totali della joint venture sarà svolto direttamente sul territorio nazionale.
Mentre la componente scafi e torrette sfrutta le tecnologie di base della tedesca Rheinmetall, la società italiana mantiene la regia esclusiva sull’elettronica di bordo, i sensori ottici e i sistemi di gestione della missione. Lo stabilimento di La Spezia rappresenta il fulcro operativo dove avverranno le fasi di integrazione finale e i severi collaudi tecnici prima della consegna ai reparti.
I numeri chiave della commessa Leonardo per i carri armati
Il piano pluriennale di ammodernamento corazzato combina numeri imponenti e scadenze articolate per la Difesa italiana.
| Parametro del Programma | Valore o Quantità |
|---|---|
| Valore complessivo dei nuovi contratti | Circa 3,7 miliardi di euro |
| Valore primo contratto MBT | Circa 3,4 miliardi di euro |
| Piattaforme primo lotto carri MBT | 48 unità (26 da combattimento, 22 derivati) |
| Nuovi veicoli da combattimento A2CS | 30 mezzi cingolati Lynx |
| Quota delle attività svolta in Italia | 60% del totale della joint venture |
| Fabbisogno finale previsto dall’Esercito | 270 carri MBT e 1.050 veicoli A2CS |
Quali sono i prossimi passaggi per l’integrazione dei corazzati

L’avvio operativo della produzione richiede una sequenza tecnica rigorosa per rendere i nuovi mezzi pronti all’impiego sul terreno:
- Definizione delle architetture elettroniche: inserimento nei mezzi delle tecnologie di comunicazione proprietarie e dei sistemi d’arma specifici per le esigenze nazionali.
- Allestimento delle linee a La Spezia: preparazione dei capannoni per l’assemblaggio congiunto e la calibrazione dei complessi di puntamento.
- Campagne di test e omologazione: prove dinamiche sul campo per verificare la protezione contro missili e droni su scafi e torrette.
- Consegne scaglionate e addestramento equipaggi: affiancamento progressivo e dismissione programmata della vecchia flotta corazzata.
📱 Il rinnovamento dei mezzi terrestri rappresenta uno snodo storico per l’industria della difesa e per la sovranità tecnologica del Paese.
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