Le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito e neutralizzato tre petroliere iraniane nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. L’operazione è scattata in risposta a un lancio di missili balistici eseguito dai Pasdaran contro una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili americani impegnati in pattugliamento.
Secondo quanto riferito dal comando centrale statunitense (Centcom), gli attacchi iraniani non hanno provocato feriti né danni alle unità della Marina Usa, che hanno intercettato ed eluso i vettori nemici.
Grafica informativa sul conflitto in corso tra Israele, Stati Uniti e Iran.
L’operazione del Centcom contro la flotta ombra
I raid americani hanno bersagliato imbarcazioni considerate strategiche per i flussi finanziari dei Guardiani della Rivoluzione. La petroliera M/T Downy è stata resa permanentemente inutilizzabile al largo dell’isola di Kharg, mentre la M/T Stark 1 ha subito la stessa sorte nei pressi di Jask.
Una terza nave, la M/T Kylo, è stata colpita in punti critici e distrutta nel Golfo di Oman dopo un ordine di evacuazione immediata impartito all’equipaggio. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha confermato gli impatti sulle imbarcazioni nei pressi di Kharg, escludendo vittime a bordo.
L’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha sintetizzato la linea operativa del Pentagono: l’abbattimento di tre navi commerciali collegate al regime rappresenta il prezzo immediato per chiunque provi a colpire due unità militari statunitensi.
Anche il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha ribadito la disparità delle forze in campo sul piano navale e aereo, sottolineando come le navi cisterna di Teheran restino prive di qualsiasi difesa di fronte a sottomarini, aerei e cacciatorpediniere della coalizione.
Lo scontro sullo Stretto di Hormuz e le ripercussioni sul greggio
Donald Trump ha commentato l’escalation ammonendo le autorità di Teheran a evitare ulteriori provocazioni. Il presidente ha evidenziato che la costruzione di rotte alternative e nuovi oleodotti rischia di rendere superfluo il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, punto di passaggio nevralgico per un quinto delle forniture mondiali di idrocarburi.
La risposta ufficiale dell’Iran non ha tardato ad arrivare, ribadendo l’intenzione di condurre operazioni preventive contro qualunque minaccia percepita alle proprie infrastrutture o confini marittimi.
Il blocco e le continue schermaglie attorno a questo snodo hanno già pesato sui mercati internazionali. Secondo i dati del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), l’instabilità delle rotte commerciali ha causato un rincaro globale stimato in oltre 282 miliardi di euro sulle importazioni di combustibili fossili.
Intelligence Usa: prospettive di una crisi prolungata
I rapporti dell’intelligence di Washington indicano che i vertici iraniani intendono mantenere alta la pressione per mesi. L’obiettivo strategico risiederebbe nell’esasperare le difficoltà politiche della Casa Bianca attraverso l’aumento costante dei costi del carburante.
Gli analisti ritengono remota l’ipotesi di un accordo diplomatico a breve termine. L’ambasciata americana in Bahrein ha già diffuso un avviso di allerta per tutti i residenti e viaggiatori nella regione, raccomandando massima cautela per il rischio di rappresaglie contro installazioni civili o blocchi improvvisi dello spazio aereo.


