Il record negativo delle assenze scolastiche in Italia
La frequenza scolastica nelle aule italiane registra numeri allarmanti. Il 63% dei quindicenni italiani ammette di aver saltato almeno una giornata intera di lezione nell’arco delle due settimane antecedenti la rilevazione internazionale.
Il confronto globale evidenzia una spaccatura netta: la media registrata nei Paesi Ocse si attesta infatti al 22%. Il dato nazionale certifica che quasi due studenti su tre si assentano per un giorno intero nel periodo analizzato.
Le criticità emergono anche sul fronte delle singole ore bucate, con il 43% degli studenti italiani che dichiara di aver saltato almeno una lezione specifica, a fronte di una media Ocse del 24%.
La puntualità rappresenta invece l’unico parametro in controtendenza. I ritardi interessano il 44% dei ragazzi in Italia, un dato inferiore rispetto al 50% calcolato a livello internazionale.
I dati storici e il campione analizzato
La serie storica evidenzia come l’assenteismo sia un fenomeno strutturale e in costante crescita. Nel 2018 la percentuale di studenti con almeno un’assenza giornaliera era al 57%, salita al 61% nel 2022 fino a toccare il picco attuale del 63%.
Le lezioni saltate hanno invece subito oscillazioni nel tempo: dopo il 52% registrato nel 2018 e il calo al 38% nel 2022, il valore è risalito al 43%.
L’indagine ha monitorato complessivamente 760 mila studenti distribuiti in 91 Paesi ed economie mondiali, in rappresentanza di circa 33 milioni di quindicenni. La rilevazione in Italia ha coinvolto direttamente 8.946 allievi distribuiti su 285 istituti scolastici, a rappresentanza di una popolazione di 507 mila giovani.
Attenzione al clima e impegno ecologico
Oltre l’80% degli alunni italiani afferma con convinzione che le azioni individuali producono effetti concreti e che la cooperazione collettiva è fondamentale per risolvere le emergenze climatiche.

Rilevazione internazionale sul rendimento e sulla presenza scolastica degli studenti italiani.
Più di tre studenti su quattro dichiarano prioritario tutelare il pianeta su scala globale. Inoltre, oltre il 60% del campione afferma di possedere le nozioni necessarie per collaborare con gli altri a beneficio dell’ambiente.
A differenza della media Ocse, dove le ragazze mostrano generalmente una consapevolezza ecologica superiore ai coetanei maschi, in Italia non emergono scostamenti rilevanti su base di genere. Il divario si ripresenta però nella fiducia d’azione, dove le studentesse manifestano una sicurezza maggiore nella propria capacità di incidere sul cambiamento.
La diffusione dell’intelligenza artificiale tra i banchi
Il 47% dei quindicenni italiani fa ricorso a chatbot basati su intelligenza artificiale per scopi educativi almeno una volta alla settimana, allineandosi alla media Ocse del 46%.
Soltanto il 9% degli studenti dichiara di non aver mai utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa per compiti scolastici.
Come viene impiegata l’IA e il nodo delle distrazioni
Le applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nello studio quotidiano si concentrano su tre attività principali:
- Ricerche preliminari su materie inedite (39%).
- Sintesi e riassunti di testi didattici (36%).
- Stesura di bozze per elaborati scritti (30%).
La presenza dei dispositivi digitali nelle scuole italiane raggiunge una media di due ore quotidiane dedicate allo studio, superando il dato Ocse di 1,7 ore. A queste si aggiunge un’ora e mezza al giorno spesa sui dispositivi per puro svago personale tra le mura scolastiche, contro la media internazionale di 1,1 ore.
Il 37% degli allievi italiani segnala che i compagni risultano spesso distratti dagli schermi durante la quasi totalità delle lezioni di scienze, un dato superiore al 28% internazionale. Nei test scientifici, gli studenti esposti a continue distruzioni digitali registrano un calo medio di rendimento pari a 13 punti.
Per arginare queste difficoltà, il 63% dei ragazzi in Italia frequenta istituti che impongono il divieto assoluto di utilizzo dei telefoni cellulari in aula, contro una media dei Paesi Ocse ferma al 49%.


