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Rosellina Crucitti e gli angeli del fango: il ricordo dell’alluvione di Firenze a sessant’anni dal dramma
- A sessant'anni dall'alluvione del 1966 a Firenze, Rosellina Crucitti ricorda il suo impegno tra gli angeli del fango.
- Alla Biblioteca Nazionale oltre un milione e duecentomila volumi e sei milioni di schede furono sommersi da acqua e fango.
- L'alluvione del fiume Arno causò 36 vittime in tutta la Toscana e in vari punti l'acqua superò i sei metri di altezza.
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A diciotto anni raggiunse il capoluogo toscano per salvare i preziosi volumi della Biblioteca Nazionale insieme ad altri volontari. In seguito aiutò anche le famiglie delle frazioni vicine a liberare le abitazioni dal fango.
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Rosellina Crucitti ha affidato alle colonne della cronaca il ricordo vivido di quando, appena diciottenne, scelse di partire verso il capoluogo toscano per unirsi agli angeli del fango. A distanza di sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966 che sommerse Firenze, la gioielliera di via Cavour a Carrara ripercorre le ore drammatiche in cui fango e detriti travolsero la storia della città. Come riporta La Nazione, le sue parole riaccendono l’attenzione su una mobilitazione spontanea capace di coinvolgere giovani da ogni parte del pianeta per salvare un patrimonio culturale incalcolabile.
All’epoca studentessa universitaria pronta a diventare una delle prime donne in Italia a laurearsi in Astronomia, decise di partire senza esitazioni. Firenze era la culla delle sue radici familiari, terra d’origine della madre e del nonno. Grazie al supporto di un docente dell’Università di Firenze, collega dei suoi fratelli anch’essi docenti universitari, riuscì a trovare una sistemazione di fortuna per mettersi immediatamente a disposizione di chi lottava contro la melma.
Il buio sulla città e la corsa verso la Biblioteca Nazionale
L’Arno aveva rotto gli argini dopo giornate di piogge torrenziali continue. Il bilancio finale registrò 36 vittime in tutta la Toscana, segnando la piena più devastante dal Cinquecento a quella parte. L’impatto colse la popolazione nel sonno, mentre le linee telefoniche e i collegamenti risultavano completamente tranciati. L’impatto visivo di quella prima sera resta impresso nella memoria di Rosellina Crucitti con contorni nitidi.
«Guardando dalla finestra della camera in cui mi avevano sistemata non si vedeva nulla, solo buio. Non sentivo rumori, non ricordo nemmeno di aver visto le stelle. Era come se Firenze fosse sparita, inghiottita dalle tenebre».
L’emergenza maggiore si concentrò lungo l’ansa fluviale. Alle 6:50 del mattino del 4 novembre, le acque dell’Arno sfondarono la spalletta di piazza Cavalleggeri, allagando i sotterranei e i piani terra della Biblioteca Nazionale. Sotto l’acqua e il fango finirono oltre un milione e duecentomila unità bibliografiche, compresi i testi antichi appartenenti ai fondi Magliabechiana e Palatina, oltre a circa sei milioni di schede catalografiche.
La catena umana tra i volumi storici e l’aiuto nei paesi vicini
Davanti a quel disastro culturale e umano, l’organizzazione sul campo nacque dalla cooperazione immediata tra sconosciuti. Ai volontari vennero distribuiti stivaloni di gomma per consentire l’ingresso nei locali invasi dalla melma. Accanto agli studenti si misero all’opera anche i docenti universitari, impegnati a strappare dall’acqua codici e pergamene di valore inestimabile prima che il deterioramento diventasse irreversibile.
La volontaria ha spiegato la fatica di quelle ore: «Ci misero in fila e grazie a una lunga catena umana ci passavamo i libri di mano in mano per strapparli all’acqua e al fango». Nonostante gli sforzi congiunti, una parte rilevante di quel tesoro librario andò perduta, soffocata dal limo. La prima notte trascorsa in città fu totalmente insonne, segnata dall’angoscia per lo scenario circostante.
L’intervento non rimase circoscritto alle mura della biblioteca. Con l’arrivo a Firenze degli scout partiti da Carrara, il gruppo si spostò nelle frazioni e nei centri limitrofi per soccorrere le famiglie rimaste senza abitazione. I volontari entrarono nelle case per liberare i pavimenti dai detriti e recuperare i beni essenziali delle persone colpite, costrette a fare i conti con la distruzione totale delle proprie stanze.
I segni dell’alluvione sui muri di Firenze e l’eredità di quei giorni
L’esperienza di quel novembre ha segnato per sempre la vita di chi scelse di rimboccarsi le maniche. Rosellina Crucitti, nota a Carrara anche per l’attività artigianale legata alla creazione di bambole fatte a mano, rivendica con fermezza il valore di quell’azione: «Mi onora essere stata un angelo del fango, nel mio piccolo ho fatto tutto quello che mi era possibile. Sono orgogliosa e lo rifarei anche oggi, certo non potrei più spalare come da giovane, ma troverei il modo di rendermi utile».
L’eco di quelle giornate sopravvive ancora nella memoria collettiva e nell’assetto urbano. Chi attraversa il centro storico toscano può imbattersi nelle lapidi e nelle tacche marmoree collocate sui palazzi storici, posizionate per indicare i livelli record raggiunti dalla marea melmosa, che in diversi punti della città superò l’altezza di sei metri.
Le celebrazioni legate a questo sessantesimo anniversario proseguono con incontri e rievocazioni storiche promosse dalle istituzioni toscane. Quale ricordo o racconto familiare custodite di quelle drammatiche giornate che cambiarono il volto di Firenze?
Frequently asked
Quante vittime provocò l'alluvione del 1966 in Toscana?
Il bilancio finale dell'alluvione registrò 36 vittime in tutta la Toscana.
Quali danni subì la Biblioteca Nazionale di Firenze?
L'alluvione sommerse oltre un milione e duecentomila unità bibliografiche, inclusi i fondi Magliabechiana e Palatina, e circa sei milioni di schede catalografiche.
Quale altezza raggiunse l'acqua a Firenze?
In diversi punti del centro storico la marea di fango superò l'altezza record di sei metri.
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