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Squadra anti orso del Corpo forestale: come funziona l’unità di emergenza in Trentino

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Squadra anti orso del Corpo forestale: come funziona l'unità di emergenza in Trentino
Squadra anti orso del Corpo forestale: come funziona l'unità di emergenza in Trentino

La squadra anti orso del Corpo forestale del Trentino interviene per gestire gli incontri ravvicinati e le situazioni critiche con i grandi carnivori, ma la sua attivazione non scatta in automatico a ogni segnalazione. Il nucleo specializzato resta reperibile 24 ore su 24 per gran parte dell’anno, con procedure operative definite che stabiliscono chi deve muoversi, con quali armi e con quali cani da supporto.

Negli ultimi tempi le decisioni sull’impiego del team hanno innescato discussioni e interrogazioni politiche, soprattutto quando le perlustrazioni notturne o gli allarmi nei boschi coinvolgono altre forze di soccorso sul territorio.

Chi fa parte della squadra anti orso del Corpo forestale?

Ogni squadra di emergenza è composta di norma da tre persone: un coordinatore e due operatori forestali muniti di fucile, a cui può aggiungersi un veterinario di riferimento.

Sul territorio trentino sono presenti 7 squadre dedicate. Il coordinatore non deve per forza essere presente fisicamente sul posto assieme alla pattuglia: in diversi contesti operativi può gestire le comunicazioni e impartire le direttive d’azione a distanza, per via telefonica.

La presenza dell’arma in dotazione serve a garantire la massima sicurezza degli operatori e dei cittadini in caso di attacco improvviso. Il personale selezionato segue percorsi di formazione specifici sul comportamento dell’orso bruno e sulle tecniche di dissuasione previste dalle normative interregionali.

Come viene attivata l’unità di emergenza e chi decide l’intervento?

L’attivazione della squadra non dipende da chi segnala la presenza dell’animale, ma unicamente da una valutazione tecnica del coordinatore di turno del Corpo forestale.

I cittadini che avvistano un plantigrado o si trovano in pericolo compongono il numero unico 112. La centrale di smistamento inoltra la chiamata al coordinatore reperibile del Corpo forestale, il quale analizza il contesto ambientale, la dinamica riferita e il livello di confidenza dell’esemplare. Solo se la situazione presenta rischi concreti per l’incolumità pubblica viene allertata la squadra d’emergenza con l’eventuale supporto dei cani.

Come documentato da il Dolomiti, un caso emblematico si è verificato nei boschi tra Molveno e Andalo, dove due cacciatori sono rimasti bloccati sui loro palchi di caccia con un orso che si aggirava a terra senza allontanarsi. In quell’occasione l’animale non mostrava aggressività e i vigili del fuoco volontari hanno risolto l’allarme azionando clacson e sirene dei mezzi fuoristrada, portando l’amministrazione a confermare che l’operazione si era chiusa «senza la necessità di attivare la squadra di emergenza del Corpo forestale del Trentino».

Quali cani vengono impiegati dal nucleo cinofilo per allontanare i plantigradi?

Il supporto cinofilo della forestale conta su sei conduttori specializzati e sei cani selezionati appartenenti alle razze Laika della Russia europea e Jamthund.

I conduttori fanno parte integrante della squadra di emergenza orso. I cani svolgono compiti duplici: da un lato raccolgono indici di passaggio sul terreno (peli, feci, tracce biologiche), dall’altro operano nelle azioni dirette sul campo quando serve spaventare un animale confidente.

Come funziona il condizionamento negativo con i cani da orso

La dissuasione mira a generare un condizionamento negativo nell’animale problematico. Quando un orso si spinge troppo vicino a paesi, strade o aree frequentate dall’uomo, i conduttori impiegano i Laika e gli Jamthund per metterlo in fuga in modo controllato.

L’abbaio insistente e la determinazione di queste specifiche razze insegnano al plantigrado che l’avvicinamento all’uomo e agli insediamenti comporta stress e fastidio, spingendolo ad abbandonare i comportamenti troppo confidenti.

In quali mesi dell’anno è operativa la squadra d’emergenza?

Il servizio della squadra anti orso garantisce la copertura continua 24 ore su 24 tutti i giorni dall’1 marzo al 30 novembre di ogni anno.

Durante questi nove mesi l’attività dei plantigradi è al culmine, dalla ripresa primaverile dopo il letargo fino all’iperfagia autunnale che precede il ricovero invernale. Nei mesi invernali di dicembre, gennaio e febbraio la squadra resta attivabile al di fuori del consueto calendario in presenza di circostanze del tutto eccezionali.

Cos’è il protocollo Pacobace che regola gli interventi in Trentino?

Il Pacobace è il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali, redatto nel 2010 da Ministero dell’Ambiente e Ispra in accordo con la Provincia autonoma di Trento, la Provincia autonoma di Bolzano e la Regione Friuli Venezia Giulia.

Questo documento stabilisce la classificazione dei comportamenti dell’orso in base al grado di rischio: si va dall’animale timido che fugge al primo contatto con l’uomo, fino all’orso dannoso o pericoloso che aggredisce senza provocazione. A ogni livello di criticità corrisponde una serie precisa di azioni consentite, dal semplice monitoraggio fino alla cattura, all’allontanamento con proiettili di gomma o al prelievo.

Perché i tempi di intervento finiscono spesso al centro delle polemiche?

Il raccordo tra la richiesta di supporto e l’effettivo arrivo della squadra sul territorio genera attriti durante le operazioni di ricerca dispersi che coinvolgono più corpi operativi.

Un episodio discusso è avvenuto sul monte Bondone durante le ricerche di un fungaiolo di 76 anni. Come evidenziato nell’interrogazione provinciale presentata dal consigliere Claudio Cia, la richiesta di affiancamento della squadra forestale era stata avanzata attorno alle 19, mentre l’arrivo dell’unità armata sul posto si è concretizzato a mezzanotte, causando una temporanea interruzione delle battute notturne delle altre squadre per motivi di sicurezza.

Il 76enne è stato ritrovato ferito ma vivo il mattino successivo sopra Lagolo e recuperato con il verricello per il trasporto all’ospedale Santa Chiara, ma l’evento ha riaperto l’interrogativo sulla rapidità di coordinamento nelle zone montane in cui i grandi carnivori sono stanziali.

Cosa cambierà adesso per i soccorritori impegnati nei boschi?

Il dibattito istituzionale si concentra sulla revisione dei protocolli di raccordo tra soccorso alpino, vigili del fuoco e forestale durante le perlustrazioni al buio. Resta aperta anche la partita riguardante l’estensione dello spray anti orso ai vigili del fuoco volontari e agli operatori di soccorso, per consentire interventi immediati di autoprotezione senza dover necessariamente attendere l’arrivo sul posto della pattuglia armata.

Cosa ne pensate dei tempi di intervento e dei protocolli della squadra anti orso? Raccontate la vostra opinione nei commenti.

Frequently asked

Quali cani usa la squadra anti orso in Trentino?

Il nucleo cinofilo impiega sei cani selezionati di razza Laika della Russia europea e Jamthund, guidati da conduttori specializzati.

In quale periodo dell'anno opera l'unità d'emergenza?

La squadra è attiva 24 ore su 24 dall'1 marzo al 30 novembre. Nei mesi invernali resta attivabile solo per circostanze eccezionali.

Che cos'è il protocollo Pacobace?

È il Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno, redatto nel 2010 per definire le azioni ammesse in base al livello di rischio dell'animale.

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