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Sgombero Askatasuna a Torino, scattano 16 misure cautelari dopo la guerriglia: contestato anche il tentato omicidio

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Sgombero Askatasuna a Torino, scattano 16 misure cautelari dopo la guerriglia: contestato anche il tentato omicidio
Sgombero Askatasuna a Torino, scattano 16 misure cautelari dopo la guerriglia: contestato anche il tentato omicidio

Arriva una svolta giudiziaria pesante dopo lo sgombero askatasuna torino: la Polizia di Stato ha eseguito 16 misure cautelari nei confronti di militanti dell’area antagonista, con accuse che arrivano fino al tentato omicidio. I provvedimenti scaturiscono dalle indagini sui violenti disordini avvenuti durante il grande corteo nazionale indetto per protestare contro la liberazione dello storico immobile di corso Regina Margherita 47.

L’ordinanza, firmata dal Giudice per le indagini preliminari di Torino su richiesta della Procura della Repubblica, ha fatto scattare arresti in carcere, domiciliari, divieti di dimora e obblighi di firma quotidiani. L’inchiesta, condotta dalla Digos della Questura torinese guidata da Rita Fabretti, ha colpito indagati residenti sia nel capoluogo piemontese sia in diverse altre province italiane.

Al centro dell’azione giudiziaria c’è la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto nelle strade cittadine quando la rabbia per i sigilli allo storico spazio sociale si è trasformata in uno scontro frontale ad altissima tensione.

Cosa è successo durante il corteo: dalle barricate all’assalto al blindato

La manifestazione nazionale del 31 gennaio 2026 era nata per contestare lo sgombero dell’edificio avvenuto il 18 dicembre 2025, atto che ha messo fine a circa trent’anni di occupazione ininterrotta dell’ala autonoma torinese. Il bilancio finale di quella giornata di protesta fu drammatico: 103 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, con prognosi mediche arrivate fino a cento giorni.

Durante il tragitto, gruppi a volto coperto allestirono barricate incendiando cassonetti della spazzatura e bersagliarono gli schieramenti di polizia con un fitto lancio di sassi, bottiglie, bombe carta, bengala e razzi da segnalazione. Due episodi specifici hanno segnato il salto di livello penale dell’inchiesta.

Il fatto più grave riguarda l’assalto a un blindato del reparto mobile: il mezzo è stato avvolto dalle fiamme mentre un agente si trovava ancora intrappolato all’interno, circostanza che ha portato i magistrati a formalizzare l’imputazione di tentato omicidio. Un secondo poliziotto è stato invece isolato dal proprio contingente, privato di scudo e casco protettivo, per poi essere colpito ripetutamente con calci e colpi sferrati mediante un martello.

Un agente del reparto mobile è rimasto intrappolato dentro un furgone dato alle fiamme, mentre un collega disarmato di casco e scudo è stato colpito con colpi di martello.

Il percorso investigativo che ha portato ai provvedimenti

I provvedimenti restrittivi odierni rappresentano l’esito di una complessa attività di analisi video e riscontri sul campo. Nelle settimane precedenti l’operazione, la Procura aveva già disposto 14 perquisizioni in diverse città italiane e notificato 19 decreti per lo svolgimento di interrogatori preventivi.

Questo lavoro preliminare ha consentito di definire ruoli precisi e responsabilità individuali per gli atti commessi in piazza, distinguendo la semplice partecipazione al corteo dalle condotte violente mirate contro i reparti operativi.

Mito vs Realtà: la natura dei provvedimenti giudiziari

Attorno alle conseguenze giudiziarie legate alle manifestazioni per i centri sociali circola spesso disinformazione. Separare le credenze diffuse dai riscontri degli atti investigativi aiuta a comprendere l’effettiva portata dell’indagine.

  • Mito diffuso: Le misure restrittive colpiscono indiscriminatamente la folla e puniscono solo la presenza in piazza.
  • Realtà accertata: L’inchiesta della Procura e della Digos ha individuato condotte materiali puntuali, culminate in reati gravissimi come tentato omicidio, lesioni aggravate e uso di armi improprie come martelli e razzi.

I numeri e i fatti chiave dell’inchiesta Askatasuna

Per inquadrare l’impatto complessivo della vicenda, la tabella riassume i dettagli determinanti documentati dagli investigatori torinesi:

Elemento dell’inchiesta Dato o contestazione
Data sgombero storico immobile 18 dicembre 2025
Anni di occupazione dell’edificio Circa 30 anni
Data degli scontri di piazza 31 gennaio 2026
Agenti rimasti feriti 103 (prognosi fino a 100 giorni)
Misure cautelari complessive 16 provvedimenti restrittivi
Reato principale ipotizzato Tentato omicidio per mezzo incendiato

La reazione del movimento autonomo torinese

La replica dell’area legata ad Askatasuna non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato ufficiale, gli esponenti del centro sociale hanno duramente contestato l’impianto accusatorio, definendo l’intervento della polizia un’operazione tesa a colpire il dissenso politico.

I reati smisurati che vengono contestati sono l’immagine plastica di come le istituzioni vogliano trasformare il dissenso e il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico.

Nel loro documento, i militanti affermano che la Procura ha voluto criminalizzare un corteo composto da decine di migliaia di manifestanti, parlando di un “teorema di oscura premeditazione” che non terrebbe conto della rabbia maturata dopo lo sgombero. Il collettivo ha già preannunciato l’avvio immediato di una campagna di solidarietà per sostenere le spese legali delle persone sottoposte alle restrizioni.

💬 La gestione dell’ordine pubblico attorno agli spazi occupati continua a dividere l’opinione pubblica e la politica locale.

📱 Il confine tra libera manifestazione e reati gravissimi resta al centro dell’attenzione giudiziaria.

👇 Lascia la tua opinione nei commenti qui sotto e spiegaci cosa pensi di questa vicenda che segna la storia recente di Torino.

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