Il traguardo ha richiesto quasi due decenni, oltre un miliardo di dollari e una serie di battaglie burocratiche. Il 22 settembre apre al pubblico a Los Angeles il Lucas Museum of Narrative Art, l’ambizioso polo culturale ideato dal creatore di Star Wars insieme alla moglie Mellody Hobson.
“Sono abituato a fare l’impossibile, ma quest’impresa ha quasi spezzato la mia volontà”, ha ammesso il regista ottantaduenne davanti a circa 300 giornalisti internazionali, riuniti per l’anteprima in una delle due sale cinematografiche dell’edificio.
Un cantiere lungo 17 anni tra rifiuti e cambi di città
La genesi dell’istituzione è stata particolarmente complessa. Prima di approdare nella metropoli californiana, il progetto era stato respinto da San Francisco e successivamente bloccato a Chicago da controversie legali e vincoli ambientali.
Lucas, che si definisce da sempre un “bastian contrario”, ha impiegato 17 anni complessivi per vedere realizzata la sua visione, di cui ben otto dedicati esclusivamente ai lavori di edificazione.
La sede definitiva è sorta all’interno di Exposition Park, occupando un’area precedentemente destinata a parcheggi asfaltati, accanto al Museo di Scienze Naturali e al padiglione che ospita lo Space Shuttle Endeavour.
L’astronave verde nel cuore di Exposition Park
Il complesso copre una superficie complessiva di 28.000 metri quadrati, con oltre 9.000 metri quadrati riservati all’area espositiva e distribuiti su più di 30 gallerie.
A dispetto delle dimensioni colossali, l’impatto visivo si integra con l’ambiente circostante grazie ai giardini e alle colline pensili progettati dalla paesaggista Mia Lehrer di Studio-MLA, che circondano e sormontano la costruzione.
L’architettura senza spigoli firmata MAD
L’esterno si presenta come una mastodontica struttura sinuosa rivestita da pannelli bianchi curvati e ampie superfici in vetro. L’architetto cinese Ma Yansong, fondatore dello studio MAD, ha concepito le linee dell’edificio eliminando ogni spigolo vivo per dare l’illusione di una nuvola sospesa sul terreno.
“L’obiettivo era creare una forma enigmatica dall’esterno, capace di accendere l’immediata curiosità dei passanti”, ha precisato il progettista.
Da Artemisia Gentileschi ai maestri del fumetto
Gli spazi interni si sviluppano su tre livelli interamente dedicati alla narrazione visiva, esplorata attraverso pittura classica, fotografia, cinema, muralismo e illustrazione popolare. L’allestimento di debutto porta sotto i riflettori oltre 1.300 pezzi tratti dalla sterminata collezione privata del cineasta.
Il percorso curatoriale accosta senza gerarchie capolavori storici e cultura pop: i dipinti di Artemisia Gentileschi e le tele di Frida Kahlo dialogano direttamente con le illustrazioni di Norman Rockwell, le tavole underground di Robert Crumb e i costumi originali della saga galattica.

