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Visti ai russi, l’Italia ne approva il 94%: nel 2025 oltre 163mila ingressi concessi

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Visti ai russi, l'Italia ne approva il 94%: nel 2025 oltre 163mila ingressi concessi
Visti ai russi, l'Italia ne approva il 94%: nel 2025 oltre 163mila ingressi concessi

Nel 2025 tre soli Paesi dell’Unione europea concentrano il 75% di tutti i visti concessi ai cittadini russi per entrare nello spazio Schengen: Italia, Francia e Spagna. Tra queste nazioni, la rete consolare italiana si distingue per numeri e percentuali di approvazione nettamente superiori alla media continentale.

I vertici dell’intelligence occidentale denunciano da mesi una falla nella sicurezza. Il timore concreto è che Mosca sfrutti il flusso costante di ricchi vacanzieri diretti a Forte dei Marmi, Portofino e in Sardegna per infiltrare spie e risorse operative dei propri servizi segreti.

I numeri delle concessioni: il primato dei consolati italiani

Prima della guerra e della pandemia, nel 2019, l’area Schengen concedeva circa 4 milioni di visti ai cittadini russi. Dal 2022, per effetto delle sanzioni e delle chiusure imposte soprattutto dai Paesi dell’Europa orientale e del Nord, la cifra complessiva è scesa a circa 500-600 mila permessi all’anno, risalendo a 620 mila nel 2025.

In questo scenario, l’Italia detiene il primato assoluto delle richieste e degli accoglimenti. Nel 2024 il nostro Paese ha ricevuto 161.401 domande, pari al 26,6% del totale avanzato da Mosca, approvandone 152.254, cioè il 94,3%.

Nel 2025 il bilancio è ulteriormente salito: tra le sedi consolari di Mosca e San Pietroburgo l’Italia ha vidimato 163.908 visti su 170.511 richieste. A queste si aggiunge il consolato italiano a Minsk, dove su 50.912 domande avanzate da cittadini russi ne sono state accolte 50.711.

I precedenti tra spionaggio e coperture

I precedenti sul passaggio di figure legate al Cremlino attraverso le frontiere italiane non mancano. Gli operativi del GRU responsabili dell’avvelenamento dell’ex agente Sergej Skripal a Salisbury transitarono ripetutamente dagli scali aeroportuali di Roma e Milano.

Katerina Tikhonova, figlia di Vladimir Putin, tra il 2015 e il 2022 ha visitato la Germania per incontrare il compagno grazie a un visto Schengen rilasciato dall’Italia per oltre venti volte, senza che comparisse nei registri ordinari. Allo stesso modo, il cittadino bielorusso accusato a Lipsia di un attentato era giunto in Germania tramite un visto consolare rilasciato a Minsk.

La linea dura di Bruxelles e il freno delle capitali del Sud

A Bruxelles cresce l’irritazione per l’atteggiamento permissivo di Roma, Parigi e Madrid, contrarie a ulteriori strette generalizzate. L’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha sollecitato sanzioni mirate per fermare il turismo russo e bloccare l’ingresso degli ex combattenti dell’esercito di Mosca.

Il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, ha confermato che l’esecutivo comunitario sta lavorando a una revisione del codice dei visti per imporre restrizioni più severe a livello comune.

Il caso dei visti venduti a Tashkent

Oltre alla gestione ordinaria, la Procura di Roma ha aperto un fronte giudiziario sulle concessioni illegali. L’ex ambasciatore italiano in Uzbekistan, Piergabriele Papadia de Bottini, è finito agli arresti con l’accusa di aver venduto visti d’ingresso a cifre comprese tra 4.000 e 16.000 euro ciascuno.

Stando agli atti dell’inchiesta, il diplomatico operava insieme a una collaboratrice russa di 53 anni, Tatiana Tarakanova, già impiegata al consolato di Mosca. Il meccanismo avrebbe garantito l’accesso in Europa a 97 cittadini russi con profili economici di rilievo o legami diretti con i servizi di sicurezza del Cremlino.

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