Piemonte, spariti 6.500 negozi in sei anni: bruciato quasi un miliardo di euro nell’economia reale

Serrande abbassate di negozi commerciali chiusi lungo una via urbana
Chiusura delle attività commerciali di vicinato nei centri urbani del Piemonte.

Tra il 2019 e il 2025 il Piemonte ha registrato la chiusura definitiva di 6.528 imprese commerciali, segnando un crollo del 12,6 per cento del tessuto distributivo locale.

La contrazione ha travolto anche i livelli occupazionali dell’intera regione: gli addetti del settore sono diminuiti dell’8,9 per cento, con una perdita secca di 10.917 posti di lavoro.

Una dinamica alimentata dalla rapida espansione dei colossi digitali e dalla mutazione strutturale dei consumi, che impoverisce i centri abitati e sottrae risorse alla circolazione locale.

Quasi un miliardo di euro sottratto all’economia piemontese

Secondo i dati elaborati da Confesercenti, la desertificazione commerciale ha provocato una perdita diretta stimata in 979,2 milioni di euro per l’economia del Piemonte.

Il modello del commercio tradizionale garantisce che ogni 100 euro spesi nei negozi fisici attivino una catena di valore locale, sostenendo lavoratori, fornitori di prossimità, tributi municipali e servizi connessi.

Al contrario, la spesa veicolata tramite i marketplace digitali defluisce all’esterno dei confini regionali. Su scala nazionale, questo travaso vale circa 16,7 miliardi di euro sottratti alla rete fisica dei punti vendita.

La tenuta del capoluogo e il dramma dei piccoli centri

La città di Torino registra una flessione più contenuta rispetto alla media regionale, pur evidenziando perdite significative tra il 2019 e il 2025.

Nel capoluogo piemontese le imprese del commercio sono calate dell’8,8 per cento (1.280 attività in meno), mentre la forza lavoro ha subito una riduzione del 4,7 per cento, pari a 1.454 addetti persi.

Piemonte, spariti 6.500 negozi in sei anni: bruciato quasi un miliardo di euro nell'economia reale

Serrande chiuse nei negozi del territorio piemontese.

La divergenza tra Torino e il bilancio complessivo regionale segnala la forte vulnerabilità delle province e dei piccoli comuni, dove la serrata di una bottega equivale alla scomparsa totale dei servizi essenziali.

Oltre al fattore reddituale, l’azzeramento delle vetrine attive riduce il presidio degli spazi pubblici, abbassa i livelli di sicurezza percepita e compromette i legami sociali della collettività.

La proposta di legge e la mobilitazione di Confesercenti

Per arginare la crisi, Confesercenti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata a introdurre tutele specifiche e agevolazioni per le attività di vicinato.

La petizione ha raccolto quasi 40mila adesioni su tutto il territorio, avvicinandosi al traguardo formale delle 50mila firme necessarie per l’approdo in Parlamento.

Firme aperte a Torino il 9 e 10 settembre

I cittadini potranno sottoscrivere il testo nelle giornate di mercoledì 9 e giovedì 10 settembre presso la sede di Confesercenti Torino in corso Principe Eugenio 7f, che rimarrà accessibile con orario continuato fino alle ore 21.

“Il commercio di prossimità agisce come una vera e propria infrastruttura territoriale”, ha sottolineato Vincenzo Nettis, presidente di Confesercenti, ribadendo come ogni serranda alzata garantisca occupazione, valore agli immobili e gettito per i servizi municipali.

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