Zucchero nei primi 1000 giorni di vita: lo studio su 64.000 persone mostra il 69% in meno di tumori al fegato

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I modelli alimentari della prima infanzia condizionano la salute e l'invecchiamento per decenni.

L’alimentazione assunta nei primi mille giorni di vita, dal concepimento fino al compimento dei due anni, lascia un’impronta biologica misurabile a distanza di decenni. Lo dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, condotta sfruttando un singolare esperimento naturale verificatosi nel Regno Unito nel secondo dopoguerra.

Il razionamento post-bellico e i dati della UK Biobank

Nel Regno Unito il razionamento dello zucchero imposto durante il conflitto mondiale è rimasto in vigore fino al settembre del 1953. Con la fine dei vincoli, i consumi individuali raddoppiarono rapidamente, creando due gruppi di popolazione esposti a quantità radicalmente diverse di saccarosio durante la primissima infanzia.

I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre 64.000 persone nate tra il 1951 e il 1956, attingendo ai registri della UK Biobank. Il confronto ha preso in esame l’evoluzione dello stato di salute fino all’età anziana.

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Alimentazione sana e modelli nutrizionali a ridotto consumo di zuccheri.

Meno zuccheri, calo dei tumori e cellule più giovani

I soggetti esposti al razionamento durante i primi mille giorni hanno registrato, molti anni dopo, un’incidenza significativamente inferiore di cinque forme tumorali: fegato, mammella, prostata, retto e polmone.

La flessione più marcata ha riguardato il cancro al fegato, con una riduzione del 69%, mentre per il tumore al seno il calo è stato del 36%. Le differenze epidemiologiche non sono emerse nell’immediato, ma sono diventate evidenti con l’avanzare dell’età.

Zucchero nei primi 1000 giorni di vita: lo studio su 64.000 persone mostra il 69% in meno di tumori al fegato

L’impatto sui telomeri e sui biomarcatori

Lo studio ha rilevato parametri cellulari differenti tra i due gruppi. Chi aveva assunto meno zucchero da neonato presentava telomeri mediamente più lunghi, una caratteristica associata a un rallentamento dell’invecchiamento biologico stimato in circa 2,2 anni.

Nelle stesse persone sono stati riscontrati livelli inferiori di granzima B, proteina legata alla risposta immunitaria e ai processi di senescenza cellulare.

Il ruolo delle preferenze alimentari acquisite

I dati indicano anche un chiaro condizionamento comportamentale a lungo termine. Raggiunti i 50 anni, le persone cresciute durante il razionamento consumavano ancora meno zuccheri rispetto ai coetanei nati dopo il settembre 1953, mantenendo un regime alimentare complessivamente più vario ed equilibrato.

La finestra temporale che copre la gravidanza e i primi due anni influisce sullo sviluppo metabolico e calibra la percezione del gusto. Precedenti indagini sulla medesima coorte storica avevano già riscontrato una minore incidenza di diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari e demenza senile.

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