Un caicco partito dalle coste del Nord Africa con 128 persone a bordo è rimasto alla deriva nell’Oceano Atlantico per quasi quattro settimane. Il bilancio della traversata registra 83 persone tra morti e dispersi, secondo le informazioni fornite dai soccorritori spagnoli e dall’ONG Caminando Fronteras.
L’imbarcazione era salpata il 7 agosto ed è stata individuata nella serata del 2 settembre a circa 120 chilometri a sud-est di Gran Canaria. Al momento della partenza a bordo si trovavano anche quattro donne e un neonato.
I soccorsi nella notte a 120 chilometri da Gran Canaria
Una motovedetta del Salvataggio Marittimo ha raggiunto il barcone poco dopo le ore 23:00, riscontrando uno scenario critico. I soccorritori hanno tratto in salvo 44 superstiti, tutti uomini di origine subsahariana, e recuperato cinque cadaveri rimasti a bordo.
Le condizioni ambientali hanno impedito ulteriori ricerche in mare aperto. Il vento a 20 nodi e le onde alte fino a due metri e mezzo hanno reso impossibile il recupero di altri corpi finiti in acqua durante le settimane di navigazione.

La situazione dei superstiti e l’assistenza medica
Il trasferimento d’urgenza a Gran Canaria
Tre dei sopravvissuti versavano in condizioni di salute critiche e sono stati trasportati in elicottero all’ospedale universitario Doctor Negrín di Gran Canaria. I restanti 41 naufraghi sono stati sbarcati nel porto di Arguineguín per ricevere le prime cure da parte del personale sanitario e della Croce Rossa.
La Guardia Civil ha verificato che i segni e le iscrizioni presenti sullo scafo corrispondono all’imbarcazione segnalata alla partenza dal Nord Africa con 128 persone a bordo.
I pericoli della rotta atlantica
Le imbarcazioni impiegate per queste traversate derivano spesso dal naviglio utilizzato per la pesca costiera locale. Questi scafi non possiedono la struttura necessaria per affrontare il mare aperto dell’Atlantico, specialmente in condizioni di forte sovraccarico e senza dotazioni minime di sicurezza.

