Alla Mostra del Cinema di Venezia 83, Robert Pattinson ha presentato in concorso Primetime, film diretto da Lance Oppenheim che lo vede impegnato sia come protagonista sia nelle vesti di produttore. L’opera riporta il pubblico al 2006, scavando nell’impatto mediatico di To Catch a Predator, il controverso format televisivo condotto dal giornalista Chris Hansen.
Accanto a Pattinson recitano nel lungometraggio Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers. La pellicola ricostruisce il meccanismo con cui la televisione generalista statunitense ha trasformato gravi vicende giudiziarie in uno spettacolo di massa seguito da milioni di spettatori.
La trasformazione in Chris Hansen e lo stile “docufantasia”
Il progetto è nato da una prima bozza di sceneggiatura destinata a un altro interprete, passata poi nelle mani di Pattinson attraverso un amico. L’attore ha scelto di coinvolgere Lance Oppenheim dopo aver collaborato con lui a un documentario, colpito dalla sua abilità nel fondere cronaca e finzione.
Per calarsi nei panni del conduttore, Pattinson ha analizzato ossessivamente le puntate originali del programma. L’obiettivo sul set non era una semplice caricatura, ma la riproduzione di una figura diventata vera e propria icona pop.
«È un personaggio che non si può fare a meno di imitare», ha spiegato l’attore durante l’incontro con la stampa al Lido. La troupe stessa ha finito per replicare i modi di dire e le espressioni tipiche di Hansen nel corso delle riprese.
Il confine tra informazione e intrattenimento
Il nodo centrale dell’opera riguarda la spettacolarizzazione del crimine e la percezione del bene e del male. Secondo Oppenheim, Hansen operava su un doppio binario: reporter d’inchiesta da una parte, figura performativa dall’altra, artefice di un rituale televisivo scandito da frasi a effetto e trappole studiate per la telecamera.
Pattinson ha precisato di non aver voluto costruire una parodia distruttiva. La speranza espressa dall’interprete è che lo stesso conduttore possa apprezzare il film, nato dal fascino per una presenza mediatica rimasta incisa nella memoria collettiva fino a generare innumerevoli meme sui social network.
La gestione del set con la nascita del primo figlio
La lavorazione di Primetime ha richiesto un incastro logistico particolarmente serrato nella carriera di Pattinson. L’attore si trovava a gestire in contemporanea gli impegni per L’Odissea, subito dopo una breve pausa seguita alle riprese di Dune.
La complessità delle riprese è coincisa con la sua recente paternità. «Non avevo alcun desiderio di uscire la sera e questo mi ha aiutato, perché significava avere il doppio del tempo a disposizione per prepararmi», ha dichiarato Pattinson in conferenza.
Il passaggio continuo tra i due set ha lasciato tracce perfino nelle interpretazioni: l’attore ha raccontato come l’energia e i ritmi di Hansen abbiano finito occasionalmente per contaminare anche le prime scene girate per l’altro kolossal.

