Una striscia oleosa lunga 28 chilometri ha percorso l’asta del Naviglio Grande, muovendosi dall’hinterland ovest fino al cuore di Milano. La contaminazione da presunti idrocarburi ha raggiunto il bacino della Darsena, costringendo gli enti di gestione a una vasta mobilitazione per bloccare il flusso inquinante.
I tecnici di Arpa Lombardia hanno raccolto campioni del fluido per individuarne la formula chimica esatta nei propri laboratori. I referti analitici definitivi saranno pronti nel giro di pochi giorni.
La corsa contro il tempo per salvare le campagne
Per impedire che il liquido intacchi le coltivazioni di riso e le zone umide del Parco agricolo Sud Milano, il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi ha sigillato all’istante le paratie delle rogge irrigue. Le squadre sul campo hanno posizionato panne e rotoli assorbenti nei punti strategici di Gaggiano, allo sbarramento di San Cristoforo e direttamente in Darsena.
La situazione delle acque e gli interventi di contenimento nella Darsena di Milano.
Il presidente del consorzio, Alessandro Rota, ha confermato che il presidio operativo resterà attivo giorno e notte fino al completo ripristino della sicurezza idrica. Dalla Regione Lombardia, l’assessore al Territorio Gianluca Comazzi fa sapere che il fenomeno risulta al momento in fase di esaurimento, concentrando le manovre sul recupero del residuo filtrato a valle dello sbarramento di San Cristoforo.
L’origine dell’inquinamento e la replica di Cap
L’allarme è scattato a Pontevecchio di Magenta in corrispondenza di alcuni lavori sulla rete fognaria. Dal Comune di Corsico hanno riferito che durante la sostituzione di una pompa i tecnici hanno registrato una violenta fuoriuscita di sostanza, subito confluita nel corso d’acqua.
La ricostruzione è stata respinta dal Gruppo Cap. Il gestore idrico ha specificato tramite comunicato ufficiale che il cantiere non prevedeva scavi e che i propri operai hanno semplicemente avvistato per primi il flusso estraneo, scaricato abusivamente da terzi, allertando le autorità ed evitando conseguenze peggiori.
I danni alla fauna selvatica
L’impatto biologico sul corridoio fluviale desta forte preoccupazione tra i vertici del Parco del Ticino. Il direttore Claudio De Paola ha parlato apertamente di grave danno ambientale per l’ecosistema locale e la fauna ittica.
Il salvataggio del cigno e la morte della tortora
Ad Abbiategrasso gli agenti della polizia metropolitana hanno tratto in salvo un cigno reale completamente ricoperto dal liquido scuro, incapace di muoversi lungo l’alzaia. L’animale è stato affidato all’oasi Lipu La Fagiana di Magenta per le procedure di decontaminazione.
Non è sopravvissuta invece una tortora, giunta nella medesima struttura in arresto respiratorio acuto per aver ingerito la miscela oleosa: il volatile è morto pochi minuti dopo l’arrivo.
Sospesa l’attività di pesca
La Direzione generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Forestale della Regione Lombardia ha imposto il divieto assoluto di pesca in tutta l’asta fluviale interessata. La restrizione resta valida a titolo precauzionale anche per i canali secondari e le zone limitrofe fino a data da destinarsi.


