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Blitz all’alba contro il clan Parisi: sette rampolli arrestati a Bari tra raid armati nei bar e minacce di morte alle forze dell’ordine
Sette presunti rampolli affiliati al clan Parisi-Palermiti sono finiti in carcere a Bari con accuse pesantissime, che vanno dal porto abusivo di armi da guerra fino alle minacce aggravate dal metodo mafioso. Il provvedimento di custodia cautelare, firmato dal giudice per le indagini preliminari Valeria Valenzi su richiesta della Procura della Repubblica, ha sbarrato le porte della cella a figure di primo piano della nuova generazione criminale di Japigia.
Tra i destinatari del blitz eseguito dai poliziotti della Squadra Mobile spiccano i nomi di Eugenio Palermiti, ventiduenne già detenuto e nipote dell’omonimo boss, e Savino Parisi, trentenne detto “Onivas”, anch’egli nipote diretto dello storico capoclan. Insieme a loro figurano Gianmarco Ceglie, Francesco Crudele detto “Hamburger”, Michele Luciani soprannominato “Michelino”, Christian Signorile e Vito Spiconardo.
L’inchiesta giudiziaria ha fatto luce sulla spregiudicatezza di una banda determinata a marcare il territorio attraverso continue prove di forza armata.
La scia di violenza: i tre episodi chiave ricostruiti dalla Procura
Le indagini della Polizia di Stato hanno documentato tre azioni gravissime, concepite dal gruppo per affermare il controllo criminale attraverso la paura.
La prima incursione armata si è verificata il 9 settembre 2024 all’esterno di una stazione di servizio barese, frequentata abitualmente da giovani e situata in una zona considerata feudo di una compagine criminale rivale. Due indagati a bordo di un maxiscooter Yamaha T-Max hanno puntato una pistola contro i clienti seduti ai tavolini del bar, scatenando il panico generale prima di fuggire per il tempestivo arrivo di una volante della Polizia.
Il secondo blitz è avvenuto il 24 novembre 2024 all’esterno del Palaflorio, durante il concerto di Gigi D’Alessio. Il gruppo pretendeva di accedere alla struttura senza pagare alcun biglietto d’ingresso.
«Sfidavano gli operatori sostenendo di disporre di un arsenale maggiore e gridavano di essere pronti a fare la guerra.»
Davanti al fermo rifiuto di carabinieri e poliziotti in servizio d’ordine, gli indagati hanno risposto con sputi, aggressioni fisiche e minacce di morte esplicite, ostentando la potenza bellica della propria organizzazione.
La sparatoria di Capodanno e l’arma da guerra
Il terzo grave fatto di sangue risale al primo gennaio 2025. Un uomo era stato ricoverato in condizioni critiche al Policlinico di Bari a causa di ferite da arma da fuoco.
Se in un primo momento si era ipotizzata la traiettoria di un proiettile vagante esploso durante i festeggiamenti di mezzanotte, gli accertamenti balistici hanno ribaltato la versione. Il ferimento era scaturito dall’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi esplosi da un’arma da guerra, introdotta da due componenti all’interno di un’abitazione privata in cui era riunito il gruppo.
Mito contro realtà: come agisce la nuova generazione criminale
Esiste la diffusa convinzione che le nuove leve della criminalità organizzata agiscano unicamente nell’ombra, limitandosi al controllo del traffico di stupefacenti senza cercare lo scontro frontale con lo Stato. L’ordinanza cautelare dimostra esattamente l’opposto: il gruppo giovanile legato al clan Parisi cercava costantemente la visibilità pubblica e l’intimidazione ostentata, arrivando a sfidare le divise in pieno giorno e nei luoghi di aggregazione sociale.
| Episodio Contestato | Dinamica e Rilevanza Penale |
|---|---|
| Incursione alla stazione di servizio | Pistola puntata sui clienti ai tavoli per marcare il territorio rivale. |
| Assalto al concerto del Palaflorio | Pretesa di accesso gratuito, sputi, percosse e minacce di morte alle forze dell’ordine. |
| Festeggiamenti di Capodanno | Raffica di 5 colpi partita accidentalmente da un’arma da guerra in un appartamento. |
Le posizioni processuali e i sequestri
I reati contestati a vario titolo dalla Procura comprendono detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra, ricettazione, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli investigatori hanno inoltre posto sotto sequestro il T-Max utilizzato per le scorribande intimidatorie.
La posizione degli indagati presenta diverse sfumature nell’ordinanza cautelare:
- Sette indagati sono stati trasferiti in istituti penitenziari (uno era già detenuto per altri reati e uno si trovava ai domiciliari).
- È stata respinta la misura cautelare richiesta per un ventiseienne, unico incensurato della comitiva.
- Risulta formalmente indagata a piede libero anche una ventisettenne residente a Modugno.
📱 L’inchiesta della Squadra Mobile di Bari assesta un colpo durissimo alle ambizioni di controllo territoriale delle nuove gerarchie criminali di Japigia.
💬 La risposta determinata della magistratura testimonia l’attenzione costante contro ogni tentativo di imporre la legge della violenza negli spazi pubblici cittadini.
👇 Cosa ne pensi di questa nuova stretta contro la criminalità armata nei quartieri? Lascia la tua opinione nei commenti qui sotto.

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