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Donald Trump frena sui social dopo il voto di midterm: cosa si nasconde dietro la resa dei conti tra i repubblicani

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Donald Trump frena sui social dopo il voto di midterm: cosa si nasconde dietro la resa dei conti tra i repubblicani
Donald Trump frena sui social dopo il voto di midterm: cosa si nasconde dietro la resa dei conti tra i repubblicani

Donald Trump ha interrotto per ore il consueto flusso di messaggi su Truth Social, lasciando vuota la bacheca in uno dei momenti più delicati del suo mandato. Un silenzio insolito per l’ex conduttore di reality e capo di Stato, abituato a dettare l’agenda dei media minuto per minuto. Dietro questo improvviso stop c’è il bilancio disastroso delle elezioni di metà mandato, con i democratici che hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera sia al Senato.

La sconfitta elettorale ha innescato un terremoto interno al Partito Repubblicano, trasformando l’assenza di post del presidente in un segnale politico analizzato minuto per minuto dagli osservatori televisivi. Mentre la sua piattaforma perde terreno, la Casa Bianca si trova a gestire una rivolta interna e l’annuncio di possibili voti di sfiducia contro pezzi chiave della sua amministrazione.

Il silenzio insolito su Truth Social e il crollo di Trump Media

Per un leader che ha costruito sul contatto digitale continuo la propria presenza scenica, una pausa prolungata non passa inosservata. La piattaforma Truth Social, di proprietà del gruppo Trump Media, rappresenta il canale privilegiato con cui il presidente parla alla propria base. Nelle ore successive alla chiusura delle urne e alla certificazione della vittoria democratica, il flusso ininterrotto di dichiarazioni si è arrestato.

Le conseguenze non sono soltanto mediatiche ma toccano direttamente i mercati finanziari. Come segnala Il Sole 24 ORE, il titolo di Trump Media ha registrato una perdita superiore al 7% nelle contrattazioni notturne, scendendo di circa il 6,7% nel pre-market. Dall’inizio dell’anno la flessione complessiva ha raggiunto il 55%, confermando come la società rappresenti il barometro immediato della tenuta politica del presidente.

Anche il comparto legato ai centri dati e alla potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale, simboleggiato da società indebitate come CoreWeave che ha perso circa il 4% scendendo a 51,40 dollari, risente del cambio di equilibri. Il timore degli investitori è che il nuovo Congresso a maggioranza democratica decida di frenare la deregolamentazione nel settore.

La sconfitta al Congresso e il nodo del segretario Pete Hegseth

Il fattore scatenante dell’impasse risiede nei risultati elettorali, dove l’ondata democratica si è trasformata in una vera e propria valanga. L’opposizione ha blindato il controllo del Congresso e conquistato seggi governatoriali chiave, strappando anche stati simbolo come il Texas. Sul fronte dei diritti civili, i quesiti a tutela dell’aborto sono stati approvati in Nevada, Virginia e Missouri, mentre soltanto l’Idaho ha respinto l’inserimento della norma nella legislazione statale con il 56% dei voti contrari.

Sul tavolo della Casa Bianca c’è ora una crisi di governo aperta. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth rischia infatti di affrontare un voto di impeachment alla Camera già la prossima settimana. A guidare la carica non sono solo i rivali storici, ma una parte consistente della sua stessa maggioranza.

Il parlamentare repubblicano Thomas Massie ha confermato l’intenzione di chiedere formalmente la messa in stato d’accusa non appena i lavori parlamentari riprenderanno. Al centro dello scontro c’è la gestione delle operazioni militari contro l’Iran: diversi colleghi di schieramento rimproverano a Hegseth di aver convinto il presidente ad avviare attacchi che non hanno prodotto i risultati sperati.

Cosa Dettaglio
Piattaforma social Truth Social (Trump Media in calo del 55% da inizio anno)
Esito elezioni Maggioranza democratica a Camera e Senato
Caso Pete Hegseth Rischio voto di impeachment su iniziativa repubblicana
Dichiarazione ufficiale Apertura di Trump a collaborare col Congresso via CNBC

Le reazioni dei repubblicani: accuse interne e caccia ai colpevoli

La reazione interna al partito è stata immediata e senza sconti. Più che guardare all’opposizione, le figure di spicco dei conservatori hanno puntato il dito direttamente contro la Casa Bianca. Marc Short, già direttore degli affari legislativi per il presidente, ha affidato alla rete un commento durissimo, sostenendo che sia difficile pensare a un’amministrazione che abbia danneggiato i propri candidati al Congresso più di quanto fatto da questa.

Sulla stessa linea si è espresso il senatore dello Utah John Curtis, riassumendo il malumore diffuso tra i colleghi di partito.

«After Biden, Americans wanted an economy that worked. Instead, they got a war, a $40,000 billion debt and tariffs. It’s time for Republicans to return to the conservative values that have defined them for years».

Tra le critiche interne compaiono anche dossier collaterali che hanno alimentato il dibattito pubblico, dalla gestione delle relazioni internazionali al debito pubblico lievitato a 40.000 miliardi di dollari. Non mancano le polemiche televisive: nel talk show The View, l’ex collaboratrice Alyssa Farah Griffin ha preso di mira il vicepresidente JD Vance per il modo in cui ha commentato l’esito elettorale sui propri profili social, paragonandolo a un commentatore di news via cavo piuttosto che a un rappresentante istituzionale.

Cosa cambia adesso tra veti e trattative con il Congresso

Nonostante la pausa strategica sulle bacheche social personali, il presidente ha fatto filtrare la propria posizione attraverso una breve intervista telefonica concessa a CNBC. Ha ribadito l’intenzione di utilizzare il diritto di veto presidenziale contro i provvedimenti sgraditi, ma ha anche aperto uno spiraglio imprevisto verso i rivali storici, affermando di poter lavorare con la maggioranza democratica su molti più temi di quanto la gente pensi.

La Casa Bianca valuta ora concretamente l’avvicendamento di Hegseth prima che la Camera proceda con la calendarizzazione dell’impeachment prevista per la riapertura dei lavori d’aula.

Riuscirà il presidente a trovare una tregua con il nuovo Congresso democratico o assisteremo a uno scontro istituzionale senza esclusione di colpi?

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