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Guerriglia urbana e camionette date alle fiamme: scattano 16 misure cautelari a Torino per gli scontri dopo lo sgombero di Askatasuna

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Guerriglia urbana e camionette date alle fiamme: scattano 16 misure cautelari a Torino per gli scontri dopo lo sgombero di Askatasuna
Guerriglia urbana e camionette date alle fiamme: scattano 16 misure cautelari a Torino per gli scontri dopo lo sgombero di Askatasuna

Sedici provvedimenti restrittivi, due arresti in carcere e l’accusa pesantissima di tentato omicidio per l’incendio appiccato a una camionetta delle forze dell’ordine con un agente intrappolato a bordo. L’operazione della Polizia di Stato scattata all’alba chiude il cerchio sulle violenze divampate a Torino durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Giulia Caveglia, su richiesta del sostituto procuratore Paolo Scafi, colpisce l’ala dura del movimento antagonista. Il bilancio di quella giornata registrò 103 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, barricate incendiate in pieno centro e attacchi frontali coordinati contro i contingenti di sicurezza.

Carcere e domiciliari: la mappa dei provvedimenti giudiziari

La Procura della Repubblica di Torino ha formalizzato accuse che spaziano dalla resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale fino al danneggiamento, porto di oggetti atti a offendere e rapina. Per i due indagati considerati al centro delle condotte più aggressive, il tribunale ha ritenuto inadeguato perfino il braccialetto elettronico.

A finire in carcere sono il trentacinquenne torinese Mattia De Brasi e il ventottenne Davide Frigo, originario di Castelnuovo Don Bosco. Per entrambi, i magistrati hanno evidenziato una spiccata pericolosità e un concreto rischio di reiterazione delle condotte violente.

Gli arresti domiciliari sono stati invece disposti per sette militanti, tra i quali figura Stefano Millesimo, indicato dagli inquirenti come figura di vertice dello spazio occupato. Insieme a lui figurano Nicolò Araldi, Lorenzo Destro, Loris Gargano, Ferdinando Gentile, Davide Gnemmi e Cosmo Secci.

Gli indagati sono del tutto indifferenti verso l’autorità e insofferenti verso le regole del vivere civile.

Le restrizioni minori e il bilancio del dispositivo

Il quadro cautelare si completa con misure a minore intensità coercitiva destinate ad altri esponenti del corteo. Per sei indagati è scattato il divieto di dimora nel territorio del capoluogo piemontese abbinato all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, mentre per un’ulteriore persona è stato disposto il solo obbligo di firma.

Tipologia di Misura Cautelare Numero Indagati Coinvolti
Custodia cautelare in carcere 2
Arresti domiciliari 7
Divieto di dimora con obbligo di firma 6
Obbligo quotidiano di firma 1

Il rogo del furgone blindato e l’accusa di tentato omicidio

L’episodio cardine dell’intera inchiesta riguarda l’assalto a un mezzo del reparto mobile rimasto bloccato tra i manifestanti. Il veicolo non poteva muoversi perché intrappolato da una campana per la raccolta del vetro posizionata appositamente per sbarrargli la strada.

Secondo la ricostruzione investigativa, Davide Frigo avrebbe inserito una pedana di legno incendiata tra la griglia di protezione e il parabrezza del furgone, mentre l’autista era ancora ai comandi all’interno dell’abitacolo. L’agente ha descritto con precisione i tratti dell’aggressore: giubbotto scuro con simbolo bianco, kefiah al collo, occhiali da sole e un estintore in pugno.

A terra la violenza ha raggiunto livelli critici anche in un secondo episodio documentato dagli atti d’indagine. Un poliziotto, rimasto isolato e accerchiato dalla folla travisata, è stato disarmato del casco e dello scudo per poi essere colpito ripetutamente con calci e colpi di martello, riportando traumi gravissimi con prognosi fino a 100 giorni.

Dalla perdita dello storico immobile alla guerriglia urbana

La radice della protesta affonda nello sgombero dello stabile di corso Regina Margherita 47, presidio storico dell’area anarchica e antagonista liberato dalle autorità il 18 dicembre precedente. Quel corteo di fine gennaio raccoglieva oltre mille manifestanti decisi a riprendersi l’edificio.

Molti partecipanti ritengono che le manifestazioni di piazza siano sempre riconducibili a spontanee esplosioni di malcontento sociale non pianificate. Gli atti giudiziari smentiscono questo assunto: il corteo ha deviato deliberatamente dal percorso concordato, schierando manifestanti compatti con volti coperti, armati di bombe carta, bengala, pietre e razzi usati come veri strumenti di guerriglia per oltre due ore.

La risposta politica e militante non si è fatta attendere, affidata a un comunicato diffuso dai canali del centro sociale:

Viene sposata una lettura della manifestazione che non tiene conto della spontaneità della rabbia di quella giornata e cerca di rinchiuderla tutta all’interno del solito teorema di un’oscura premeditazione.

La questura e la magistratura torinese ribadiscono che le prove video e le testimonianze dirette escludono la fatalità o l’improvvisazione, certificando un assalto sistematico ai cordoni delle forze dell’ordine.

💬 Le indagini sugli scontri Askatasuna segnano un punto di svolta nella gestione dell’ordine pubblico a Torino.

📱 Il confine tra diritto di dissenso e violenza organizzata torna al centro del dibattito nazionale.

👇 Pensi che queste misure cautelari fermeranno le tensioni o alimenteranno nuove proteste? Lascia la tua opinione nei commenti qui sotto.

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