Lo chef Max Mariola ha deciso di abbandonare i ritmi metropolitani italiani per trasferirsi stabilmente a Bali, in Indonesia. Il cuoco cinquantasettenne, volto noto del Gambero Rosso e della televisione, ha spiegato i motivi di questa scelta radicale in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano.
Alla base della svolta c’è la necessità di fermarsi prima di compromettere definitivamente i rapporti privati. «Ho rischiato di perdere la mia famiglia, ero diventato un mostro e pensavo solo a produrre», ha spiegato Mariola.
La rottura con i ritmi di Milano
La consapevolezza è maturata nel corso di due anni intensi vissuti nel capoluogo lombardo. Passeggiando per Parco Sempione, il cuoco ha avvertito una frattura netta tra l’ossessione occidentale per la produttività e la serenità incontrata durante i suoi viaggi nel Sud-est asiatico.
In Indonesia, il contatto con uno stile di vita essenziale ha fatto scattare la decisione definitiva. L’assenza di status symbol e la dignità quotidiana della popolazione locale hanno pesato sul piatto della bilancia più della carriera televisiva e commerciale.
Il progetto a Bali e la gestione dei locali
«È un’Italia di 70 anni fa», ha dichiarato Mariola descrivendo l’atmosfera dell’isola, lontana dall’ansia per gli orologi o gli accessori di lusso. Il progetto coinvolge l’intero nucleo familiare: suo figlio di 8 anni frequenta già una scuola del posto e non intende rientrare in patria.
Le repliche alle critiche social
L’annuncio del trasferimento ha scatenato reazioni contrastanti online, con diversi utenti che hanno accusato il cuoco di ostentazione o di fuga dopo presunti insuccessi imprenditoriali. Mariola ha risposto punto su punto: «Mi hanno detto che sono un fallito, che ora ostento, ma i ristoranti li ho ceduti, non chiusi».
L’unica attività rimasta sotto il suo diretto controllo è il locale milanese di via San Marco, preservato per tutelare i posti di lavoro e assicurare stabilità al personale. «Ho 57 anni, sono più che sufficienti per fare questo passo. Voglio finire la mia vita qui».

