Freedom Flotilla torna in mare verso Gaza: 2 imbarcazioni in viaggio e tappe previste in Italia

Freedom Flotilla torna in mare verso Gaza: 2 imbarcazioni in viaggio e tappe previste in Italia
Freedom Flotilla torna in mare verso Gaza: 2 imbarcazioni in viaggio e tappe previste in Italia

La Freedom Flotilla Coalition ha annunciato una nuova mobilitazione internazionale via mare per forzare l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza. Le navi dell’organizzazione stanno completando una serie di tappe nei porti europei con l’obiettivo di raggiungere le coste palestinesi nel mese di ottobre.

L’iniziativa intende denunciare l’illegittimità del blocco marittimo e terrestre imposto da Israele. I promotori hanno confermato la spedizione nonostante le violenze documentate nelle precedenti missioni, tra cui pestaggi, uso di pistole taser e abusi contro gli attivisti a bordo.

Due imbarcazioni hanno già preso il largo. La nave Handala II ha navigato tra giugno e luglio nelle acque scandinave, toccando porti in Norvegia, Svezia e Danimarca. La Kate è salpata da Bristol, nel Regno Unito, fermandosi successivamente in Irlanda, Germania e Francia.

Il piano di navigazione prevede ora soste operative in Spagna, Portogallo e Italia prima di puntare la prua direttamente verso il Mediterraneo orientale.

Le richieste ai governi europei

A bordo delle imbarcazioni viaggiano difensori dei diritti umani, medici, giornalisti ed esponenti politici internazionali. La coalizione chiede agli Stati firmatari delle convenzioni internazionali di assicurare un passaggio sicuro alle imbarcazioni civili.

“La Freedom Flotilla salpa di nuovo perché i nostri governi continuano a non rispettare i propri obblighi”, ha dichiarato Zohar Chamberlain Regev, membro del comitato direttivo della coalizione. “In ogni porto porteremo la richiesta che la popolazione palestinese possa vivere con dignità”.

“Navigare verso Gaza comporta rischi evidenti”, ha spiegato Edward Digilio, ingegnere statunitense del Maryland imbarcato nella missione. “Il silenzio e l’inazione costano però molto più cari sia ai palestinesi che alla comunità internazionale”.

Brazilian activist Thiago Ávila, center, a member of the Global Sumud Flotilla, is escorted by prison service guards to a hearing at the District Court in Ashkelon, Israel, on Sunday, May 3, 2026. (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
L’attivista brasiliano Thiago Ávila scortato dalle guardie penitenziarie al tribunale distrettuale di Ashkelon, in Israele.

I precedenti fermi militari e i raid in mare

La storia della coalizione marittima risale al 2008 con le prime rotte del movimento Free Gaza, fino al sanguinoso blitz del 2010 contro la nave turca Mavi Marmara, in cui i commando israeliani uccisero 10 attivisti.

Le forze israeliane hanno fermato la Global Sumud Flotilla due volte nell’ultimo anno, arrestando oltre 450 partecipanti nell’ottobre 2025 e altri 175 circa nell’aprile 2026. Tra i fermati figuravano la scrittrice sudafricana Zukiswa Wanner e Mandla Mandela, nipote di Nelson Mandela.

Le violazioni accertate dalle organizzazioni internazionali

Amnesty International ha registrato gravi abusi ai danni degli attivisti catturati in mare, tra cui privazione del sonno, mancato accesso all’acqua e negazione di cure mediche tempestive.

Due componenti della missione, Thiago Ávila e Saif Abukeshek, sono rimasti in isolamento carcerario per diversi giorni prima dell’espulsione, con la detenzione prolungata sulla base di prove secretate dai giudici israeliani.

DUBLIN, IRELAND - MAY 23: Freedom Flotilla activists pose before delivering a statement at Dublin Airport. From left: Joshua St Leger, Adam Fitzhenry Collier, Cormac O
Gli attivisti della Freedom Flotilla all’aeroporto di Dublino prima di una dichiarazione alla stampa.

L’emergenza sul terreno a Gaza

La spedizione navale naviga incontro a un contesto civile devastato. I dati UNICEF segnalano che oltre l’82% delle famiglie nella Striscia non dispone di riserve idriche adeguate e circa il 90% delle infrastrutture igienico-sanitarie è fuori uso.

I raid aerei e le incursioni hanno colpito anche depositi di medicinali e magazzini per lo stoccaggio di generi di prima necessità. Il ministero della Sanità locale conta oltre 1.300 morti causati dal fuoco israeliano dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, mentre migliaia di residenti restano dispersi sotto le macerie.

Qui condivido consigli utili e lifehack per affrontare al meglio recupero anni, diplomi, debiti ed esami universitari. Istituto Impariamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *