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Milano, 50 fermati e oltre 20 feriti: piazza Duomo travolta da bombe carta e cariche

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Forze dell'ordine schierate in tenuta antisommossa durante i disordini in piazza Duomo a Milano
Le forze dell'ordine e i mezzi del reparto mobile schierati nel cuore di Milano durante i disordini.

Oltre 50 persone fermate, con quasi la metà minorenni, e un bilancio che conta almeno quattro agenti feriti e venti contusi tra i partecipanti: questo l’esito immediato delle violenze che hanno travolto il centro del capoluogo lombardo. Quella che doveva essere una mobilitazione indetta dalla sigla Italia in piazza contro il rincaro dei prezzi, il caro carburanti e la pressione fiscale si è trasformata in una sequenza serrata di tafferugli, culminata con il lancio di petardi ad alto potenziale, sassi e transenne proprio a ridosso della cattedrale simbolo della città.

La frattura dell’ordine pubblico è iniziata lungo l’asse di via Broletto e piazza Cordusio, dove la pressione sui cordoni di sicurezza ha spinto le forze di polizia a impiegare cariche di alleggerimento prima che il cuore dell’agitazione si spostasse verso il sagrato centrale. Tra i feriti lievi compaiono anche una fotografa e un agente in borghese colpito alla testa.

Ma come ha fatto una protesta partita con rivendicazioni economiche a culminare nell’assedio del centro storico?

Dalle rivendicazioni sul carovita alle barricate in pieno centro

Dalle rivendicazioni sul carovita alle barricate in pieno centro

La manifestazione originaria puntava a dare voce al malcontento per l’aumento del costo della vita e dei prezzi del carburante. Nel giro di pochi chilometri, centinaia di giovanissimi vestiti di nero e a volto coperto hanno preso il controllo della testa del corteo.

Provenienti dalle periferie, dall’hinterland milanese e da province limitrofe in piccoli nuclei auto-organizzati, questi gruppi hanno isolato gli organizzatori originari. Il percorso autorizzato è stato deviato a forza verso le vetrine e gli arredi urbani, trasformando i cantieri edili e i dehors dei bar in riserve di proiettili improvvisati.

La tensione è esplosa prima in via Broletto, dividendo il corteo in due tronconi, e ha poi trovato il proprio epicentro nei pressi della cattedrale, dove si sono registrati i lanci più pesanti con bottiglie, secchi, un estintore scagliato contro gli agenti e un falò acceso sul selciato.

Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta.

La dinamica tattica in piazza Cordusio e piazza Duomo

L’escalation ha visto l’impiego costante di bombe carta e fumogeni diretti contro i reparti antisommossa. I facinorosi hanno sfruttato la conformazione ampia dello spazio pedonale per attacchi repentini a ventaglio, seguiti da ripiegamenti rapidi verso i portici:

  1. Prima rottura in via Broletto: lancio ravvicinato di bottiglie contro i blindati e cariche della polizia che hanno spezzato il corteo, isolando parte dei manifestanti.
  2. Assedio a piazza Cordusio: dieci minuti di fitto lancio di corpi contundenti, transenne divelte e vasi rovesciati.
  3. Sfondamento verso piazza Duomo: occupazione dello spazio centrale con l’accensione di fuochi, attacchi isolati contro una camionetta dei carabinieri e l’intervento di circa venti mezzi tra cellulari e jeep del Reparto Mobile per recintare l’area.

Una volante della polizia rimasta isolata in serata è stata circondata prima dell’intervento definitivo dei rinforzi, che hanno permesso la messa in sicurezza e l’avvio delle perquisizioni sul posto.

Miti e realtà sulla composizione della piazza

Una convinzione comune di fronte a simili episodi di guerriglia urbana è che le violenze siano sempre il frutto di una regia centralizzata, guidata da storiche fazioni politiche o blocchi compatti preparati a tavolino.

La realtà documentata dai rilievi della Polizia di Stato racconta invece un fenomeno molto più fluido e parcellizzato: gruppi composti per lo più da giovanissimi e minorenni, giunti a Milano senza bandiere strutturate o una cabina di regia unica, capaci di federarsi sul momento attraverso la condivisione istantanea delle posizioni. Questo schema ha spiazzato il servizio d’ordine originario, trasformando la protesta pacifica in un fronte di scontro slegato dalle motivazioni economiche di partenza.

Elemento Dato registrato
Persone fermate Oltre 50 (la metà minorenni)
Agenti feriti Almeno 4
Manifestanti contusi Circa 20
Mezzi impiegati nel cordone Circa 20 tra cellulari e jeep

Le reazioni istituzionali e l’estensione nazionale dei disordini

Le reazioni istituzionali e l'estensione nazionale dei disordini

Il bilancio finale dell’evento si inserisce in una giornata di tensione che non ha riguardato soltanto il capoluogo lombardo. Episodi analoghi con sassaiole, lancio di petardi, lacrimogeni e idranti si sono verificati anche a Torino, Bologna e Bergamo, dove i cortei hanno visto la presenza di adolescenti incappucciati e la deviazione violenta dai temi del carovita.

Dure le parole arrivate dalle istituzioni nazionali:

Manifestare è un diritto, ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione.

Mentre a Bologna le tensioni si sono concentrate nell’area della stazione ferroviaria e a Torino è stato aggredito uno dei promotori originari della mobilitazione, il centro di Milano fa i conti con arredi distrutti, vetrine danneggiate e decine di procedimenti aperti a carico dei giovani fermati in questura.

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