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Mostre Prada a Milano tra l’archeologia di Salvatore Settis e la techno di Richie Hawtin: cosa vedere
Milano accoglie una doppia proposta espositiva legata a Prada: da una parte l’indagine storica di Global Antiquity al Podium di Fondazione Prada, dall’altra l’apertura permanente di Pradasphere all’interno del complesso Prada Galleria. Si tratta di due percorsi autonomi che mettono a confronto 150 capolavori dell’antichità con l’archivio industriale della casa di moda, accompagnato dalle frequenze elettroniche di Richie Hawtin. L’iniziativa copre sia il centro cittadino sia il polo di largo Isarco con prestiti internazionali inediti e allestimenti architettonici su misura.
La presenza simultanea delle due rassegne segna un momento rilevante per le istituzioni culturali milanesi. Se il progetto archeologico analizza sedici secoli di rotte commerciali e scambi culturali tra Mediterraneo e Asia, la sede storica della maison trasforma la propria memoria centenaria in un’esperienza acustica e visiva permanente.
Che cosa svela Global Antiquity negli spazi di Fondazione Prada?
La mostra Global Antiquity: Cultural Interactions in Afroeurasian Space 600 BCE-1000 CE occupa il Podium della Fondazione, circondato da ampie vetrate. L’esposizione è curata dall’archeologo Salvatore Settis insieme ad Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, mentre il progetto di allestimento porta la firma dell’architetto Rem Koolhaas. L’impianto in vetro e metallo guida i visitatori lungo quattro direttrici tematiche: convergenze, simmetrie, intersezioni e migrazioni. Il pubblico può accedere al percorso fino al 1° marzo.
Come documenta Il Giornale, il progetto riunisce 150 reperti concessi da istituzioni di rilievo mondiale, tra cui il MET di New York, il Getty di Los Angeles, il British Museum di Londra, il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid, i Musei Vaticani, i Capitolini e i musei archeologici di Pompei e Napoli. L’allestimento registra anche l’assenza forzata di due opere che dovevano arrivare dal Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina di Kiev, impossibilitate a viaggiare a causa della guerra e richiamate simbolicamente da due teche vuote.
Tra i pezzi principali spicca il Buddha di Berenice, rinvenuto nel 2022 sulla costa egiziana del Mar Rosso ed esposto per la prima volta in Europa. L’opera è scolpita in marmo bianco delle Cicladi e testimonia la presenza di una comunità buddista in un porto commerciale sotto l’Impero Romano. Accanto a questo reperto compare un piccolo Buddha vesuviano riemerso dagli scavi di Pompei, collocato originariamente nell’armadio di un’abitazione privata senza che se ne conoscano i dettagli del possesso.
«Questa è una mostra archeologica, ma non ci sono misteri. A noi piace l’archeologia della ragione, quella che riporta alla luce gli oggetti. E per questo avevamo bisogno di uno spazio pieno di luce».
Il percorso comincia con un trittico maschile composto da un busto romano con acconciatura indiana, una statua di Buddha e una testa di filosofo con tratti orientali. La chiusura propone invece l’evoluzione iconografica del Buddha verso la figura di un santo cristiano medievale, affiancando l’ipotesi che l’iconografia del Leone di San Marco a Venezia derivi da modelli figurativi dei draghi cinesi. Resta però da chiarire come il pubblico moderno debba interpretare queste ibridazioni rispetto ai fenomeni contemporanei.
La globalizzazione antica non è quella moderna: il chiarimento archeologico
Un diffuso equivoco porta spesso a sovrapporre l’idea di interconnessione moderna al commercio del passato. Il curatore della rassegna ha voluto sgombrare il campo da letture anacronistiche: i collegamenti antichi tra Roma, l’India e la Cina non replicavano le dinamiche industriali e geopolitiche odierne, basate su un controllo asimmetrico e su flussi istantanei.
«Nel mondo antico parliamo di globalità: non è la nostra globalizzazione. Quest’ultima è un fenomeno rapido, che si muove dall’alto in basso, che vede potenze egemoniche e altre succubi. La globalità antica è invece un processo lento, fatto di scambi, reciprocità e curiosità».
I reperti mostrano una circolazione di forme artistiche e culti religiosi che avanzava per assimilazione spontanea lungo percorsi marittimi e carovanieri. Questo sguardo sul mondo antico si salda con le trasformazioni in corso nel cuore di Milano, dove la maison ha deciso di aprire le porte della propria storia originaria.
Perché Pradasphere in Galleria Vittorio Emanuele II è un allestimento inedito?
Nel piano nobile della Galleria Vittorio Emanuele II, all’interno dell’edificio su otto piani inaugurato a settembre come Prada Galleria, ha debuttato Pradasphere. A differenza degli allestimenti itineranti visti a Londra e Hong Kong nel 2014 o a Shanghai nel 2023, questo spazio è la prima esposizione museale permanente del gruppo.
Il luogo coincide con la sede in cui Mario Prada e Martino Prada fondarono la ditta Fratelli Prada nel 1913. La rassegna ripercorre oltre un secolo di attività aziendale radunando capi di vestiario, accessori, carteggi, fotografie e materiali d’archivio, molti dei quali mai mostrati prima al pubblico.
La firma sonora di Richie Hawtin tra le sale d’archivio
La musica fa parte integrante dell’esperienza visiva delle sale. La colonna sonora è stata composta dal musicista e produttore britannico-canadese Richie Hawtin, che per il progetto ha riattivato il suo celebre pseudonimo Plastikman, nato nel 1993 con l’album Sheet One e il singolo Spastik.
Come spiega Radio m2o, Hawtin ha ideato partiture musicali dedicate per ciascuna stanza della mostra, evitando un loop continuo generico. La sonorizzazione integra parti del lavoro svolto per Pradasphere II allo Start Museum di Shanghai nel 2023. Il rapporto tra il produttore e i direttori creativi Miuccia Prada e Raf Simons è attivo dal 2021, anno in cui l’artista ha iniziato a firmare le musiche per le sfilate del marchio.
| Global Antiquity | Pradasphere |
|---|---|
| Sede: Podium di Fondazione Prada | Sede: Prada Galleria, Galleria Vittorio Emanuele II |
| Curatela: Salvatore Settis con A. Anguissola e C. Ballestrazzi | Colonna sonora: Richie Hawtin (Plastikman) |
| Allestimento: Rem Koolhaas | Focus: Archivio Fratelli Prada dal 1913 a oggi |
| Opere: 150 reperti da musei internazionali | Materiali: Capi, documenti inediti, fotografie, oggetti |
| Formula: Mostra temporanea (fino al 1° marzo) | Formula: Percorso espositivo permanente |
Come pianificare la visita alle due mostre
Chi desidera esplorare entrambe le sedi nella stessa giornata può organizzare l’itinerario seguendo alcuni passaggi lineari:
- Raggiungere la Galleria Vittorio Emanuele II per accedere a Pradasphere al piano nobile del complesso Prada Galleria.
- Dedicare il tempo necessario all’ascolto delle tracce sonore di Plastikman, concepite con frequenze e ritmi calibrati su ogni singolo ambiente.
- Spostarsi verso la zona sud di Milano, in largo Isarco, per visitare gli spazi del Podium in Fondazione Prada.
- Ritirare la guida cartacea all’ingresso di Global Antiquity per seguire le quattro direttrici spaziali disegnate da Koolhaas.
La programmazione milanese proseguirà nei prossimi mesi con gli approfondimenti legati al catalogo archeologico e con le attività ordinarie dello spazio di Galleria Vittorio Emanuele II.
La convivenza tra l’archeologia eurasiatica e l’archivio contemporaneo offre una panoramica articolata sulle attività espositive della maison in città.
Quale delle due mostre vi incuriosisce di più visitare per prima? Scrivetelo nei commenti. 🏛️

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