In meno di un mese, la campagna referendaria contro i limiti all’educazione sessuo-affettiva negli istituti scolastici ha superato quota 340.000 firme. L’iniziativa popolare è partita il 6 agosto con l’obiettivo di abrogare le restrizioni introdotte a inizio giugno dal ddl Valditara.
I divieti introdotti dalla riforma
La normativa attuale impedisce di affrontare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie. Negli istituti di grado successivo, impone l’obbligo del consenso scritto preventivo dei genitori.
Gli alunni privi di tale autorizzazione devono essere allontanati dall’aula durante le lezioni dedicate. Il quesito referendario chiede l’eliminazione di questo vincolo e il ripristino di programmi educativi continuativi, strutturati in base alle diverse fasce d’età.
La mobilitazione durante la pausa estiva
Il comitato promotore di “Sì educazione affettiva nelle scuole” ha registrato una risposta massiccia nonostante la pausa estiva delle attività didattiche e istituzionali.
I rappresentanti del comitato, Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, hanno spiegato a Vanity Fair che il risultato è frutto del lavoro di volontari e reti territoriali rimaste operative ad agosto con università e scuole chiuse.
Le adesioni tra cultura e associazionismo
La raccolta firme ha incassato l’adesione pubblica di diversi volti del panorama culturale italiano. Tra i firmatari compaiono cantanti come Tiziano Ferro, Francesca Michielin e Aiello, gli attori Elena Sofia Ricci e Fabrizio Gifuni, il regista Ferzan Ozpetek e l’attrice Lucia Ocone.
Al percorso partecipano anche diverse realtà della società civile e del sindacato, tra cui FLC CGIL, Arcigay, Rete Studenti Medi e Telefono Rosa.
L’orizzonte politico dell’iniziativa
Oltre all’approdo alle urne, l’obiettivo dei promotori consiste nel condizionare l’agenda politica dei partiti di opposizione.
La mobilitazione mira a inserire l’insegnamento sessuo-affettiva nei programmi di governo di un’eventuale futura maggioranza progressista, sollecitando un intervento parlamentare diretto prima dell’effettivo svolgimento del voto popolare.

