La proposta di referendum «Sì educazione affettiva nelle scuole» ha superato la soglia delle 500mila firme necessarie per richiedere la consultazione popolare. Il traguardo è stato raggiunto in poco più di un mese, attraverso la raccolta telematica e i banchetti fisici allestiti in tutta Italia.
L’obiettivo dell’iniziativa è cancellare la legge 104 del 9 giugno 2026, nota come legge Valditara. I promotori puntano a garantire l’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva all’interno degli istituti senza i vincoli introdotti dalla recente riforma ministeriale.
Cosa prevede la normativa contestata
Il provvedimento finito nel mirino dei promotori impone l’obbligo del consenso informato preventivo da parte delle famiglie per le attività scolastiche legate alla sessualità. Gli istituti devono rendere visionabile in anticipo tutto il materiale didattico, consentendo l’esonero per gli studenti i cui genitori decidono di non aderire.
La legge introduce inoltre restrizioni specifiche per i percorsi formativi dedicati agli alunni più piccoli. Per i promotori, al contrario, questi percorsi dovrebbero essere accessibili a ogni fascia d’età, modulando linguaggi e contenuti pedagogici in base al livello scolare.
«Di fronte ai femminicidi che hanno sconvolto ancora una volta il Paese, tutte le forze politiche hanno richiamato la necessità di investire sulla prevenzione, sul rispetto, sul consenso e sulle relazioni», hanno commentato i promotori Fabrizio Marrazzo e Marina Zela. Nella dichiarazione viene ricordato anche il monito del padre di Lorena Isceri, che aveva formalmente chiesto di intervenire a livello scolastico.
L’iter istituzionale e le scadenze legali
Una volta depositato l’elenco dei sottoscrittori, l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione dovrà esaminare e certificare la validità delle oltre 500mila firme depositate.
I passaggi verso il voto del 2027
Spetterà in seguito alla Corte Costituzionale pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito, decisione calendarizzata entro il 10 febbraio 2027. La formula depositata punta all’abrogazione integrale del testo normativo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 142 del 22 giugno 2026.
Se la Consulta darà parere favorevole, gli elettori potranno essere chiamati alle urne entro il mese di giugno 2027. In caso di scioglimento anticipato delle Camere, la procedura referendaria verrebbe temporaneamente sospesa, ripartendo a distanza di un anno dalle successive elezioni politiche.

