Il profilo della costa occidentale di Procida ha perso uno dei suoi tratti caratteristici. Una porzione consistente del più grande dei due faraglioni di Ciraccio si è staccata improvvisamente, finendo in mare e sulla battigia sottostante.
Il cedimento della struttura in tufo non ha provocato feriti. Il tratto di litorale, tra i più frequentati dell’isola campana, era già sottoposto a un’ordinanza di divieto di transito, sosta e balneazione emessa proprio per il pericolo di caduta massi.
I faraglioni di Ciraccio lungo la costa occidentale dell’isola di Procida
Verifiche statiche e rischio di nuovi distacchi
Il distacco ha lasciato una cicatrice evidente sulla parete rocciosa, alterando la forma originaria del faraglione. I tecnici dovranno eseguire sopralluoghi mirati per valutare la stabilità del blocco residuo e scongiurare ulteriori cedimenti.
La conformazione dell’isola rende questi eventi una costante della sua evoluzione geologica. I circa 16 chilometri di perimetro costiero di Procida sono formati in gran parte da falesie verticali soggette a continua erosione marina e atmosferica, caratterizzate dalla sovrapposizione di strati vulcanici dalla diversa consistenza.
La fragilità storica dei costoni procidani
I fenomeni di ribaltamento e crollo delle pareti tufacee rappresentano la principale minaccia per la costa procidana. La baia di Ciraccio è da decenni al centro dei piani di mitigazione del rischio idrogeologico.
Nel 2003 l’amministrazione comunale dispose interventi per circa due milioni di euro per mettere in sicurezza i costoni di Ciraccio-Ciracciello, via Libertà e Punta Lingua, combinando opere a terra e difese marittime.
Una serie di dissesti documentata dal Cinquecento
Le prime testimonianze storiche sui movimenti franosi nell’isola risalgono al periodo compreso tra il Cinquecento e il Seicento. All’epoca le cronache registrarono instabilità severe nell’area di Terra Murata e lungo il tratto compreso tra Punta dei Monaci e Punta Lingua, con danni alle strutture e alle vie di transito.
Negli ultimi decenni, lo sviluppo edilizio lungo il perimetro superiore dei costoni ha amplificato la pressione sulle falesie, rendendo ancora più critico l’equilibrio tra infrastrutture residenziali ed erosione marina.


