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Regione fondi cacciatori fauna selvatica: 450mila euro a 375 agricoltori e scontro aperto sulle regole

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Recinzione agricola di protezione contro i danni provocati dalla fauna selvatica nei campi
Le misure di prevenzione per i campi agricoli al centro del dibattito sui tributi venatori.

I tributi della caccia arrivano a sostegno del mondo agricolo con una somma di 450mila euro distribuita a 375 imprenditori agricoli e conduttori di fondi per prevenire e risarcire i danni arrecati dagli ungulati e da altri animali. Questo stanziamento, derivante da oltre 11mila versamenti della tassa regionale di concessione venatoria in Liguria, accende un forte dibattito tra le istituzioni e le associazioni ambientaliste. Dietro la facciata di un sostegno concreto al comparto rurale, si apre infatti un confronto serrato sull’effettiva natura giuridica di queste risorse e sui criteri di efficacia degli interventi sul territorio.

L’assessore alla Caccia e alla Fauna Selvatica **Alessio Piana** presenta questo passaggio finanziario come la prova tangibile di come l’attività venatoria collabori alla difesa dell’entroterra e al sostegno delle imprese danneggiate. Accanto a questo capitolo, la Regione affianca ulteriori risorse provenienti dal **Complemento per lo sviluppo rurale**, superando il milione di euro per coprire fino all’80% a fondo perduto la posa di recinzioni perimetrali, oltre a sperimentazioni su dissuasori sonori, barriere visive e **virtual fencing**. Ma l’inquadramento di questo trasferimento finanziario divide profondamente gli addetti ai lavori.

Regione fondi cacciatori fauna selvatica: elargizione spontanea o dovere legislativo?

Regione fondi cacciatori fauna selvatica: elargizione spontanea o dovere legislativo?

Il fulcro dello scontro risiede nella natura stessa di queste somme. Mentre la comunicazione istituzionale evidenzia l’impegno economico del comparto venatorio a beneficio delle coltivazioni, la realtà normativa traccia un quadro differente. L’associazione **GAIA Animali e Ambiente** precisa che non si tratta affatto di una donazione o di una concessione volontaria, bensì dell’adempimento puntuale di un vincolo prescritto dall’articolo 42 della **legge regionale 29 del 1994**.

Tale norma stabilisce che una quota specifica del gettito dei tributi venatori, fissata ad almeno il 25%, debba essere obbligatoriamente destinata al risarcimento e alla salvaguardia delle colture danneggiate dalle specie selvatiche. Chi si occupa di tutela animale osserva inoltre come la porzione residua delle tasse di concessione lasci spesso risorse molto esigue ai centri di recupero per la fauna selvatica in difficoltà, spostando quasi per intero il baricentro sui danni produttivi.

La quota destinata agli agricoltori non costituisce un’elargizione volontaria, ma discende da un obbligo previsto dalla legge regionale.

La divergenza di vedute si allarga anche alla base contabile utilizzata per ricavare i fondi: il fronte ambientalista sottolinea come la normativa di riferimento preveda che la percentuale del 25% non sia parametrata indistintamente sull’ammontare globale delle entrate fiscali, bensì su una somma specifica assegnata all’ente territoriale.

I dati a confronto sulle risorse per il territorio rurale

I dati a confronto sulle risorse per il territorio rurale

Per comprendere la composizione delle misure destinate alla convivenza tra fauna selvatica e attività agricole liguri, è utile esaminare i parametri e le voci finanziarie coinvolte nell’operazione:

Parametro / Canale Dettaglio dell’intervento
Risorse da tributi venatori 450mila euro assegnati a 375 beneficiari tra agricoltori e conduttori di fondi
Volume dei versamenti Oltre 11mila versamenti della tassa regionale di concessione venatoria
Riferimento normativo Articolo 42 della Legge Regionale n. 29 del 1994 (quota minima del 25%)
Complemento sviluppo rurale Oltre 1 milione di euro con contributi a fondo perduto fino all’80% per recinzioni
Tecnologie applicate Dissuasori acustici, luminosi e sistemi innovativi di recinzione virtuale

Cosa chiedono le associazioni sulla trasparenza dei rimborsi

La contestazione non si limita all’interpretazione giuridica della legge, ma investe la misurazione reale dell’efficacia sul campo. Il **Partito Animalista Italiano** e l’**Osservatorio Savonese Animalista** mettono in luce come la semplice diffusione del numero dei beneficiari e del totale erogato non basti a comprovare la reale riduzione delle criticità.

Per ottenere un quadro trasparente, le sigle richiedono la pubblicazione di parametri operativi stringenti:

  • Il conteggio dettagliato delle istanze presentate, accolte ed eventualmente respinte dagli uffici regionali.
  • L’entità esatta delle somme liquidate e i tempi medi intercorsi tra la segnalazione del danno e il pagamento effettivo.
  • La mappatura geografica della distribuzione dei fondi su base provinciale e comunale.
  • La correlazione oggettiva tra l’installazione di barriere protettive, la spesa pubblica e il calo documentato dei danni negli anni.

Nonostante le convergenze sull’utilità preventiva delle recinzioni aziendali e dei dissuasori tecnologici, la richiesta diffusa rimane quella di affiancare all’erogazione economica un monitoraggio biologico costante della fauna, così da verificare se le misure adottate stiano realmente proteggendo i raccolti senza alterare l’equilibrio naturale.

🌾 La gestione dei danni provocati dalla fauna selvatica continua a richiedere equilibrio tra la tutela dei raccolti e il rispetto delle normative ambientali.

📱 Conoscere l’origine dei fondi pubblici e i meccanismi di rimborso è fondamentale per comprendere le dinamiche del territorio rurale.

👇 Condividi la tua opinione nei commenti: ritieni che le recinzioni e i dissuasori siano sufficienti per proteggere le coltivazioni locali?

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