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Rita Auriemma e la contesa sugli scavi: tra l’ipotesi del porto vinicolo e la tutela del paesaggio
La controversia scientifica tra l’interpretazione economica di Rita Auriemma e la cautela conservativa di Antonella Pansini accende il confronto sulla reale funzione degli antichi complessi produttivi costieri. Mentre il pubblico cerca indicazioni su orari, biglietti e percorsi per visitare i celebri scavi archeologici paestum, tra gli addetti ai lavori il nodo centrale resta la lettura stratigrafica dei nuovi cantieri di ricerca.
Da una parte c’è chi valorizza le tracce delle rotte commerciali e delle grandi produzioni vinicole, dall’altra chi chiede di frenare le conclusioni affrettate per salvaguardare l’integrità del territorio protetto. La divergenza di vedute riflette due modi diversi di intendere l’archeologia sul campo.
La ricostruzione di Rita Auriemma sul porto antico e la lavorazione del vino
La professoressa Rita Auriemma, alla guida scientifica del Gruppo ArcheoSub del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, sostiene la tesi di un insediamento produttivo di rilievo. Le indagini svolte a San Giovanni, nel territorio di Vernole, hanno individuato una porzione di porto di età augustea, collocabile tra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo.
Come riporta Il Gallo, per la studiosa i resti a terra rafforzano la lettura del complesso come impianto per la vinificazione destinato al commercio via mare, collegato alle fornaci di Masseria Ramanno dove si fabbricavano anfore per il trasporto.
«Stiamo ricostruendo un paesaggio, più che singole strutture. Il porto e l’impianto produttivo ci parlano di un sistema economico che legava le campagne alle rotte del mare».
La ricercatrice colloca la struttura in un circuito marittimo verso Brindisi. L’approdo avrebbe preceduto le successive opere imperiali di Adriano, dimostrando una vivace vocazione commerciale già nella prima età imperiale.
La linea di Antonella Pansini sulla prudenza analitica e la tutela del paesaggio
La funzionaria archeologa Antonella Pansini evidenzia invece che la destinazione d’uso specifica del sito non può dirsi ancora confermata in modo definitivo. Sebbene la lavorazione dell’olio appaia allo stato attuale meno probabile rispetto al vino, l’interpretazione funzionale delle strutture resta aperta.
La funzionaria richiama l’esigenza di una strategia condivisa che metta al primo posto la protezione dei resti archeologici all’interno del fragile contesto della Riserva naturale delle Cesine. Prima di procedere a qualsiasi piano di fruizione turistica, la ricerca deve chiarire le reali dinamiche del deposito.
Per la tutela statale, le evidenze emerse richiedono ulteriori verifiche stratigrafiche. L’attenzione si concentra sui rischi di un’eccessiva pressione antropica in un’area naturale delicata.
| Tesi di Rita Auriemma | Posizione di Antonella Pansini e tutela SABAP |
|---|---|
| Identificazione primaria dell’insediamento come impianto di vinificazione marittimo | Destinazione funzionale specifica ancora da definire e verificare sul campo |
| Datazione del molo in età augustea, anteriore agli interventi dell’imperatore Adriano | Necessità di orientare le indagini alla protezione complessiva della riserva naturale |
| Ricostruzione di un sistema economico integrato tra campagne ed esportazioni verso Brindisi | Priorità a una strategia condivisa di conservazione prima di aprire a modelli di fruizione |
I riscontri del CNR, le conferme istituzionali e il caso del Tempio della Concordia
Sul fronte dei dati materiali, Giuseppe Scardozzi del CNR di Lecce ha prelevato campioni dai grandi blocchi di fondazione del molo sommerso per determinarne l’origine litologica. Il soprintendente Antonio Zunno e il sindaco Mauro De Carlo hanno confermato l’impegno istituzionale a seguire gli sviluppi degli scavi nel rispetto del territorio di Vernole.
Il contrasto tra ipotesi storiche e riscontri fisici riguarda anche altri grandi siti. Come documenta SiciliaTv.org, nella Valle dei Templi di Agrigento la campagna condotta da Maria Serena Rizzo e Roberto Micciché, promossa dal direttore Roberto Sciarratta, ha analizzato il Tempio della Concordia: la tradizione che attribuiva la trasformazione in chiesa al vescovo Gregorio tra sesto e settimo secolo non trova conferma diretta nello scavo, dove le analisi al radiocarbonio su sepolture e resti di bambini hanno indicato datazioni fino al dodicesimo secolo normanno.
La guida pratica per gli scavi archeologici di Paestum: cosa vedere, orari e biglietti
Il dibattito sulla corretta interpretazione dei monumenti interessa direttamente anche i visitatori che scelgono la Campania. Chi programma un itinerario tra gli scavi archeologici paestum trova nel sito di Capaccio Paestum uno dei contesti classici più celebri del Mediterraneo.
- Cosa vedere: i monumenti principali sono i tre templi dorici — la Basilica dedicata a Hera, il Tempio di Nettuno e il Tempio di Atena —, a cui si aggiungono l’anfiteatro romano, l’area del foro e il Museo Archeologico Nazionale che espone la celebre Tomba del Tuffatore.
- Orari: l’area archeologica apre al mattino e chiude poco prima del tramonto con variazioni stagionali tra estate e inverno, mentre il museo osserva orari dedicati con ultimo ingresso consentito prima della chiusura serale.
- Biglietti: i titoli di accesso sono acquistabili alle biglietterie fisiche e sui canali digitali ufficiali, con agevolazioni per i giovani dell’Unione Europea tra 18 e 25 anni e gratuità per i minori e nelle giornate a ingresso libero stabilite per legge.
Le prossime tappe tra analisi di laboratorio e fruizione di Acaya
I prossimi passi del cantiere salentino dipenderanno dall’esito degli esami scientifici condotti sui blocchi lapidei. L’ampliamento dello scavo a terra dovrà chiarire se le strutture servissero per il vino o per l’olio, mentre il direttore Luigi De Luca ha annunciato l’inserimento del sito nelle attività di valorizzazione dei paesaggi di Acaya.
Resta ancora da stabilire se le nuove analisi certificheranno in modo unanime la vocazione vinicola del porto antico o se prevarrà la linea della cautela conservativa. Voi da che parte state: preferite la valorizzazione rapida delle scoperte o la tutela rigorosa del paesaggio naturale? 🏛️

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