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“Siamo in regressione, non dobbiamo rinviare”: l’allarme di Luigi Di Marco (ASviS) sullo sviluppo sostenibile scuote Rimini
L’Italia segna il passo sul fronte della transizione ecologica proprio quando le scadenze internazionali impongono un cambio di marcia. A denunciare la situazione è Luigi Di Marco per conto di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile): il quadro attuale evidenzia una preoccupante regressione, ma la soluzione non può essere rimandare gli impegni assunti.
Il messaggio è risuonato netto dai microfoni dell’Adnkronos durante i lavori di Ecomondo, la rassegna di riferimento per la green, blue e circular economy ospitata presso la Fiera di Rimini fino al 6 novembre.
L’urgenza sollevata tocca il cuore delle scelte strategiche nazionali ed europee, mettendo a nudo le contraddizioni tra le promesse istituzionali e i risultati tangibili.
La linea di Luigi Di Marco: frenare adesso amplifica i rischi
Intervenendo alla kermesse riminese, Di Marco ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi di rallentamento dei target ambientali ed economici.
«Siamo in regressione, mentre abbiamo promesso di accelerare. Siamo indietro ma non dobbiamo rinviare, anzi l’esatto opposto: dobbiamo accelerare».
La posizione espressa dal rappresentante dell’Alleanza si scontra direttamente con le pressioni di chi richiede proroghe e allentamenti delle normative comunitarie.
La perdita di terreno non deve diventare un pretesto per fermare i cantieri della sostenibilità, bensì la ragione primaria per intensificare gli sforzi programmatici.
Il divario tra impegni presi e traiettoria reale
Cosa emerge sul fronte degli obiettivi
La fotografia scattata dalle analisi sullo sviluppo sostenibile ASviS rivela uno scostamento evidente rispetto ai traguardi fissati a livello sovranazionale. In Italia ben sei dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 risultano peggiorati, delineando una parabola regressiva che investe molteplici dimensioni produttive e sociali.
C’è una diffusa convinzione che posticipare gli obblighi di transizione consenta alle filiere industriali di risparmiare risorse immediate. La realtà documentata dimostra l’esatto contrario: ritardare l’adeguamento ecologico aggrava i costi straordinari nel medio periodo e indebolisce la capacità competitiva dell’intero sistema produttivo.
| Parametro analizzato | Quadro rilevato da ASviS |
|---|---|
| Stato di avanzamento Agenda 2030 | Regressione documentata su 6 obiettivi su 17 |
| Priorità operativa indicata | Accelerazione immediata delle misure, respingendo ogni rinvio |
| Contesto tematico a Ecomondo | Economia verde, blu e circolare applicata ai modelli di sviluppo |
Le direttrici per sbloccare la transizione
Per recuperare il terreno perso e scongiurare ulteriori arretramenti, il confronto aperto a Rimini individua priorità inderogabili:
- Accelerazione normativa: recepire senza indugi gli indirizzi europei legati alla circolarità e alla decarbonizzazione.
- Integrazione territoriale: supportare le buone pratiche locali e i modelli produttivi rigenerativi diffusi nelle diverse regioni.
- Continuità negli investimenti: evitare stop-and-go finanziari che disorientano gli operatori economici e frenano i progetti già avviati.
Il tempo a disposizione per rimettere in asse la rotta dello sviluppo verde si riduce rapidamente, richiedendo coerenza operativa immediata.
💬 La sfida ecologica richiede scelte coraggiose e tempistiche certe da parte di istituzioni e imprese.
✨ Accelerare o posticipare i vincoli verdi rappresenta il vero dilemma economico dei prossimi anni.
👇 Qual è la tua opinione sulle parole di Luigi Di Marco? Scrivi il tuo parere nei commenti qui sotto per alimentare il confronto.

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