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Teatro La Fenice, sciopero dell’orchestra per gli stipendi: saltano le prime e scoppia il caos sui compensi
Il Teatro La Fenice rischia di spegnere le luci del palcoscenico proprio all’avvio del cartellone invernale, travolto da una bufera sindacale che ha scatenato discussioni accesissime sulle bacheche online e nei corridoi del mondo della lirica. I professori d’orchestra e i lavoratori hanno infatti proclamato un doppio sciopero che punta a bloccare la prima di Fedora di Umberto Giordano il 13 novembre e l’inaugurazione della stagione sinfonica il 28 novembre.
A fare da miccia a una contestazione già infuocata è stata la diffusione dei dettagli economici relativi alle retribuzioni e alle ore lavorate, numeri che hanno polarizzato il pubblico tra chi difende i diritti artistici e chi punta il dito contro i compensi medi della fondazione veneziana. La spaccatura tra la direzione e il personale si è consumata in assemblea con una votazione netta: 96 voti a favore dell’astensione dal lavoro, 36 contrari e circa dieci astenuti.
I numeri della discordia tra stipendi lordi e giornate di lavoro
Il punto di rottura coincide con la pubblicazione delle tabelle retributive dell’organico orchestrale. Secondo quanto dettagliato da Il Gazzettino, un professore d’orchestra di prima parte della Fenice percepisce un reddito annuo lordo di circa 60mila euro, cifra che scende a 55mila per le giovani leve, con l’aggiunta di 1.240 euro di welfare annuale. I violini di fila viaggiano invece su una retribuzione annua lorda di circa 44mila euro.
I dati sollevano un acceso confronto anche sulla presenza effettiva in teatro. Sempre stando alla ricostruzione della testata veneta, nel 2025 i musicisti hanno lavorato mediamente 12,4 giorni al mese per circa 39 ore mensili, a fronte di un reddito medio lordo di 48.500 euro all’anno calcolato su quattordici mensilità. Un monte ore che si traduce in meno di due ore al giorno di presenza sul posto di lavoro, pur considerando l’impegno individuale non quantificabile legato allo studio dello strumento a casa e alla reperibilità delle riserve pagate dall’ente.
La reazione dei lavoratori e il rifiuto del piano welfare
Sul versante opposto, la rappresentanza sindacale e i musicisti difendono le proprie istanze evidenziando la realtà del potere d’acquisto reale e la mancanza di tutela normativa. Come riportato da il Nord Est, la percezione netta mensile per un professore d’orchestra si aggira mediamente attorno ai 1.800 euro netti, mentre un corista percepisce 1.600 euro e un tecnico circa 1.300 euro, estendibili a 1.500 euro con gli straordinari. Pesa come un macigno il blocco del contratto collettivo nazionale, fermo sul piano normativo dal 2003, e l’integrativo aziendale della Fenice che non viene aggiornato dal 1999.
Il sovrintendente e direttore artistico Nicola Colabianchi aveva cercato una mediazione mettendo sul piatto un pacchetto welfare complessivo da 400mila euro, ottenuto sommando 250mila euro già programmati a ulteriori 150mila stanziati dal Comune di Venezia. La somma prevedeva 300mila euro suddivisi tra il personale e 100mila euro dedicati a chi ha partecipato alla recente tournée della Fenice a Shanghai, insieme a due tavoli tecnici su organici e professionalità.
La proposta è stata respinta al mittente dall’assemblea. In merito al fallimento del dialogo, la Rsu del teatro ha sintetizzato la propria posizione denunciando:
«l’ennesima incapacità di questa direzione di comprendere la gravità della situazione e il livello di malumore raggiunto all’interno del teatro»
Cosa conferma la rottura e lo spettro del blocco delle inaugurazioni
La frattura evidenzia una crisi interna che dura da mesi. I rapporti tra la base e il vertice si erano già incrinati in passato a causa della gestione del caso legato alla direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, la cui nomina senza un preventivo confronto con l’organico aveva condotto allo sciopero dell’opera Wozzeck e al successivo annullamento dell’incarico. Le tensioni accumulate durante la trasferta in Cina hanno poi fatto precipitare la situazione.
Se lo scorso anno le mobilitazioni avevano risparmiato la musica, limitandosi all’uso di spillette di protesta durante le serate inaugurali e il tradizionale Concerto di Capodanno, oggi la protesta ha scelto la linea dura. La conferma della doppia data di astensione fa saltare le aperture di gala più attese dalla platea internazionale e dagli abbonati veneziani.
Il confronto si sposta adesso fuori dai confini della laguna: lunedì 9 novembre è prevista una manifestazione nazionale a Roma con una riunione di categoria per valutare se ci saranno spiragli per riaprire le trattative prima che il sipario del 13 novembre rimanga definitivamente chiuso.
Ritenete giusto che i musicisti blocchino le prime per ottenere il rinnovo contrattuale o l’offerta sul welfare andava accettata?

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