Una contestazione sulla terapia sanitaria è sfociata in una doppia aggressione all’interno del carcere di Torino. Nel giro di pochi minuti, un’operatrice sanitaria e un coordinatore della polizia penitenziaria sono finiti nel mirino della violenza di un detenuto.
Secondo i dati diffusi dal sindacato Osapp, l’episodio segna la cinquantottesima aggressione registrata all’interno della struttura penitenziaria piemontese dall’inizio dell’anno.
Dalla lite sui farmaci al pugno in faccia: la ricostruzione nel padiglione B
I disordini sono scoppiati all’interno del padiglione B dell’istituto penitenziario torinese. Un detenuto straniero ha contestato con veemenza la somministrazione dei medicinali prescritti, scagliandosi contro l’infermiera di turno impegnata nell’assistenza.
La situazione è degenerata poco dopo, durante il tentativo di riportare la calma condotto da un ispettore della polizia penitenziaria. Il recluso ha sferrato un pugno improvviso al volto del pubblico ufficiale, provocandogli un evidente trauma allo zigomo sinistro.
Agenti della polizia penitenziaria in servizio.
L’allarme dell’Osapp: «La violenza non può diventare ordinaria amministrazione»
La denuncia dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria punta il dito sulla frequenza degli episodi critici registrati nelle sezioni detentive. Le condizioni operative di agenti e personale medico restano segnate da una conflittualità costante.

«Siamo arrivati alla 58esima aggressione e continuiamo a chiederci quanto ancora dovrà accadere prima di un intervento serio», ha dichiarato Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp. «Il personale entra in carcere per garantire sicurezza e legalità e finisce aggredito mentre svolge il proprio lavoro».
Le richieste di tutela per il personale penitenziario e sanitario
Il sindacato contesta inoltre la gestione interna e la pressione disciplinare indirizzata verso il personale in servizio, chiamato a fronteggiare criticità continue senza dotazioni ritenute adeguate.
«I poliziotti non sono il problema da tenere a bada. Sono quelli che ogni giorno tengono in piedi il sistema», ha ribadito Beneduci, sollecitando risposte strutturali da parte dell’amministrazione penitenziaria. «Adesso servono fatti. Non rassicurazioni. Non parole. Fatti».


