Carlo Petrini ed Enzo Bianchi: il patto nato a Bose nel 2004 davanti a una tavola senza tovaglia

Carlo Petrini ed Enzo Bianchi: il patto nato a Bose nel 2004 davanti a una tavola senza tovaglia
Carlo Petrini ed Enzo Bianchi: il patto nato a Bose nel 2004 davanti a una tavola senza tovaglia

Il primo contatto risale al 2004. Fu Carlo Petrini a cercare Enzo Bianchi, colpito dagli interventi del fondatore della Comunità di Bose sulle pagine de La Stampa.

Bianchi univa la conoscenza dell’aramaico biblico alla schiettezza dei proverbi piemontesi. Quel richiamo alla concretezza del lavoro contadino — «Fa ‘l to duvèr, cherpa ma va’ avanti!» — spinse il fondatore di Slow Food a salire fino al monastero.

A Bose, tra l’officina editoriale di Qiqajon, i laboratori di icone e l’orto profumato, Petrini trovò una sintonia immediata fondata su un’identità comune. Da una parte il Monferrato di Bianchi, dall’altra le Langhe di Petrini.

La cucina dell’orto e la tavola essenziale

Il legame tra i due si consolidò attorno a un desco di legno nudo, privo di tovaglia, apparecchiato con stoviglie di ceramica artigianale e una brocca di terracotta per l’acqua.

Ai fornelli si metteva Bianchi in prima persona, preparando piatti della tradizione contadina: peperoni e pomodori ripieni al forno, ragù di carne e fegatini cotto a fuoco lento nel vino per almeno tre ore, ravioli fatti a mano e bonet. Il pasto si chiudeva con formaggio, marmellata di fichi e un bicchiere di nocino.

Ogni ingrediente proveniva dai terreni coltivati a Bose, dove la regola monastica univa lo studio dei testi biblici alla fatica quotidiana della terra.

Un’intesa tra l’agnostico pio e il fondatore di Bose

Quel pranzo non era un banchetto mondano, ma un momento di condivisione profonda. Bianchi precisava spesso di non aver mai avuto la vocazione sacerdotale, mentre Petrini si definiva estraneo alla fede, ricevendo da Papa Francesco la celebre definizione di «agnostico pio».

«Era un momento sacro, si parlava di tutto, mai un cedimento alla nostalgia», ha ricordato Valter Musso, collaboratore storico di Petrini. Entrambi avevano conosciuto la miseria aspra delle campagne piemontesi e rifiutavano l’idealizzazione del passato contadino.

L’eredità contadina oltre il mito

I due protagonisti si sono spenti a distanza di tre mesi l’uno dall’altro nel 2026, lasciando il segno di una visione rigorosa del territorio che Giorgio Bocca chiamava «il Piemonte dentro il Piemonte».

Non cercavano l’Arcadia rurale, ma una disciplina ferma fondata sul lavoro e sulla misura dei gesti, vicina a quella serietà descritta da Antonio Gramsci e ricordata dallo storico Walter Barberis.

Mentre i produttori di Terra Madre continuano a portare avanti questa visione difendendo colture come mais, riso e legumi a Torino, l’insegnamento spirituale e umano di Bianchi resta legato a quella solitudine operosa e all’etica della terra.

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