Un video generato dall’intelligenza artificiale, le note di Giacomo Puccini e lo slogan fascista “Me ne frego”. La nuova pubblicazione social di Roberto Vannacci ha innescato la reazione immediata dei familiari di Luciano Pavarotti.
Roberto Vannacci al centro della polemica per l’uso della voce di Luciano Pavarotti.
Lo scontro con il Financial Times e la clip social
L’europarlamentare ha diffuso il filmato per replicare all’inchiesta del Financial Times, che lo ha descritto come il “cavallo di Troia” del Cremlino sul territorio italiano.
Nel messaggio a corredo della clip, Vannacci ha elencato sedici appellativi ricevuti nel tempo: “Xenofobo, omofobo, sessista, misogino, fascista, negazionista, razzista, ignorante, falsificatore, populista, traditore, pagliaccio, buffone, troglodita, fenomeno da baraccone ed ora, cavallo di Troia di Mosca”.
Il post si chiudeva con la formula: “Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all’alba”.
Le immagini mostrano una ricostruzione digitale in cui una folla punta armi da fuoco contro l’ufficiale. Sul finale, la voce registrata di Luciano Pavarotti intona il celebre “Vincerò” dalla Turandot, seguito dal generale che pronuncia guardando l’obiettivo il motto “Me ne frego”.
La posizione degli eredi di Luciano Pavarotti
L’impiego dell’opera lirica per finalità di propaganda politica ha spinto i congiunti del maestro a intervenire formalmente con un comunicato congiunto.
Nessun consenso all’uso della registrazione
La famiglia Pavarotti ha specificato di “non aver mai concesso alcuna autorizzazione all’utilizzo della voce, del nome o dell’identità di Luciano Pavarotti”.
Oltre alla questione sui diritti d’autore, gli eredi hanno evidenziato la totale contrarietà verso l’accostamento dell’artista al dibattito di parte, dissociandosi “fermamente da qualsiasi associazione della sua figura a messaggi, posizioni o iniziative di carattere politico”.


