Allarme tonno rosso: servono fino a 16 chili di pesce selvatico per ingrassarne uno solo in gabbia

Allarme tonno rosso: servono fino a 16 chili di pesce selvatico per ingrassarne uno solo in gabbia
Allarme tonno rosso: servono fino a 16 chili di pesce selvatico per ingrassarne uno solo in gabbia

La ripresa del tonno rosso atlantico era stata celebrata come uno dei principali successi nelle politiche di conservazione marina. Dopo la classificazione a rischio estinzione nel 2011, le quote rigorose avevano consentito alla IUCN di declassarlo a specie non minacciata nel 2021.

I segnali di allarme pre-crisi sono però riemersi con forza. Il rapporto “Atlantic Bluefin Tuna: Caught, Caged, and Under Threat”, diffuso dall’organizzazione CIWF, denuncia l’insostenibilità del sistema di ingrasso intensivo che domina il Mediterraneo.

La crescita esponenziale degli impianti marini

La produzione complessiva di tonno rosso è salita dalle 1.896 tonnellate del 2003 alle 36.855 tonnellate del 2024, segnando un incremento di quasi diciannove volte. Nello stesso intervallo, le strutture autorizzate sono passate dalle 13 attive nel 2006 a ben 123 censite nel 2026.

Gabbie per l'ingrasso dei tonni a Malta

Gabbie circolari per l’ingrasso dei tonni al largo dell’isola di Malta.

Impianto di allevamento tonno rosso a Malta

Impianto galleggiante destinato all’allevamento del tonno rosso a Malta.

Il termine acquacoltura risulta improprio per questo comparto: gli esemplari non nascono in cattività, ma vengono catturati vivi con reti a circuizione in mare aperto. Vengono poi rinchiusi in recinti galleggianti da tre a dieci mesi per incrementare la percentuale di grasso richiesta dal mercato del sushi.

Questo ingrasso richiede volumi colossali di mangime fresco: per ottenere un chilo di tonno servono tra i 7 e i 16 chili di pesce selvatico tra sardine, acciughe, aringhe e sgombri. Un singolo tonno può consumare oltre 3.300 chili di pesce azzurro, pari a una stima di 33.000 sardine o 166.000 acciughe.

Catture record e problemi di benessere animale

Il 99% dei tonni rossi catturati nel Mediterraneo con reti a circuizione finisce direttamente nelle gabbie offshore. Nel 2024 i prelievi hanno toccato le 24.783 tonnellate, eguagliando i livelli critici registrati tra il 1994 e il 1998.

Le stime ufficiali mostrano inoltre pesanti discrepanze: tra il 2022 e il 2024 la FAO ha conteggiato circa 35.000 tonnellate annue di produzione, mentre i registri Eurostat ne indicano tra le 25.000 e le 26.000. Incongruenze simili emergono anche nei registri di esportazione verso il Giappone.

Esemplare di tonno rosso nel Mediterraneo

Un esemplare di tonno rosso nuota nelle acque del mar Mediterraneo.

A queste problematiche commerciali si sommano le sofferenze imposte agli animali. Il tonno rosso è un grande migratore oceanico che necessita di muoversi senza sosta per consentire la respirazione branchiale; la reclusione forzata genera stress cronico, lesioni fisiche e mortalità durante il trasporto e la macellazione.

L’inchiesta sui porti maltesi e le importazioni globali

Un’indagine pubblicata a inizio 2025 sulla testata elvetica Le Temps dai giornalisti Marzio Mian, Nicola Scevola e Julia Amberger ha svelato la portata logistica di questo business. Nel 2019 un singolo tonno allevato nel Mediterraneo è arrivato a toccare i 90.000 euro al chilo all’asta di Tokyo.

Nel 2023, su 372.000 tonnellate di pesce azzurro sbarcate nel bacino mediterraneo, circa il 30% è stato destinato esclusivamente a foraggiare i tonni nelle gabbie. Il polo nevralgico del settore resta Malta, dove 26 impianti marini richiedono lo scarico continuo di pesce congelato: solo nel porto di Marsaxlokk transitano regolarmente 500 tonnellate di pallet, l’equivalente di trenta camion carichi.

La carenza di piccoli pelagici locali ha spinto gli operatori maltesi a importare carichi di mangime congelato da Cina e Messico, introducendo nel Mediterraneo il rischio concreto di contaminazioni biologiche e patogeni alieni.

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