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Francesco Totti rompe il silenzio sull’addio al calcio: «Non ero pronto, ho rischiato la depressione»
L’ex capitano giallorosso non era pronto a lasciare il campo e ammette di aver sfiorato la depressione subito dopo il ritiro del 28 maggio 2017. Seduto di nuovo sui gradini del tunnel dello stadio Olimpico, Francesco Totti racconta il disorientamento provato quando ha tolto la maglia da calciatore dopo venticinque anni di carriera ininterrotta con la Roma. Il passaggio verso la vita ordinaria si è rivelato un impatto psicologico durissimo, segnato dalla perdita dei punti di riferimento quotidiani e dall’improvvisa comparsa del vuoto.
Il momento di passaggio tra l’ultima gara disputata contro il Genoa e l’abbraccio dei tifosi ha rappresentato il punto di rottura definitivo. Totti descrive quel pomeriggio come un crocevia contrastante: da una parte l’omaggio caloroso della città, dall’altra la sensazione interiore di sentirsi completamente svuotato. La fine delle abitudini che avevano scandito ogni giorno dall’adolescenza ha aperto una fase complessa, amplificata negli anni successivi da eventi familiari drammatici e problemi di salute.
Cosa succede quando un atleta perde la propria routine?
La mattina successiva alla festa di addio ha imposto la realtà di una carriera conclusa. La squadra si preparava a disputare la Champions League senza di lui, mentre l’ex numero dieci si ritrovava escluso dai ritmi consolidati del centro sportivo. La rottura di una cadenza temporale durata venticinque anni ha prodotto una sensazione di isolamento paragonabile al trovarsi da soli in mezzo al mare aperto, senza appigli per orientarsi.
«Noi calciatori siamo abitudinari, la nostra vita è scandita in modo regolare. Improvvisamente arrivava il vuoto. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi.»
La transizione dal campo alla vita comune ha mostrato quanto il benessere emotivo di un atleta dipenda dal contesto quotidiano dello spogliatoio. Togliere la divisa ha significato ridefinire la propria identità personale, affrontando un senso di smarrimento che lo stesso Totti ha descritto nel volume Oltre, curato insieme ad Alessandro Alciato ed edito da Cairo.
Le prove personali: il lutto, la malattia del figlio e il Covid

Alla fatica del distacco dallo sport agonistico si sono aggiunte prove pesanti nella sfera privata. Il padre Enzo, figura cardine ed educativa nella crescita del calciatore, è scomparso lasciando un vuoto incolmabile. Poco dopo, la famiglia ha dovuto affrontare una diagnosi complessa riguardante il figlio Cristian, a cui il CONI ha revocato l’idoneità agonistica in seguito a un controllo medico per problemi respiratori.
Il problema all’Acquedotto di Silvio
Gli accertamenti clinici avevano evidenziato un’anomalia vicino al cervello, precisamente a livello dell’Acquedotto di Silvio, il canale deputato al passaggio del liquido cerebrospinale. L’unica via per proseguire l’attività sportiva sarebbe stata un’operazione chirurgica delicata, opzione scartata dalla famiglia per tutelare prima di tutto la salute del ragazzo.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta una grave infezione da Covid-19 contratta dallo stesso Totti. La malattia si è manifestata con una severa broncopolmonite, ventuno giorni consecutivi con temperatura a 39 gradi e una saturazione scesa a 87, tanto da rendere imminente il ricovero ospedaliero. Il decorso è migliorato grazie alle indicazioni mediche del professor Zangrillo, che ha raccomandato una specifica postura prona per favorire la ventilazione polmonare.
Mito vs realtà: la vita dopo il ritiro
L’opinione pubblica tende spesso a considerare la conclusione della carriera dei campioni sportivi come un passaggio privo di ostacoli, garantito dal successo economico e dalla fama. La realtà testimoniata dall’ex capitano smentisce questa percezione, rivelando la fragilità emotiva che si cela dietro i riflettori.
| Percezione diffusa | Realtà dell’esperienza |
|---|---|
| Ritiro sereno e transizione priva di disagi | Rischio concreto di depressione e perdita del senso quotidiano |
| Piena gestione dei tempi personali | Smarrimento causato dalla perdita improvvisa di una routine ventennale |
| Immunità dalle difficoltà ordinarie | Impatto devastante di lutti, problemi clinici familiari e malattie gravi |
Quale futuro per il legame con la Roma?

Durante una gara allo stadio Olimpico contro il Real Madrid, c’è stato un contatto formale con la dirigenza, nello specifico un saluto con il figlio della proprietà Friedkin, senza però intavolare discussioni su eventuali ruoli operativi. L’ex numero dieci non chiude le porte a un rientro nella società capitolina, ribadendo che la maglia giallorossa resta la sua seconda pelle, ma esclude ruoli marginali o di sola rappresentanza.
Totti ha espresso parole di stima verso Gian Piero Gasperini, evidenziandone la capacità di compattare la squadra e riaccendere l’entusiasmo della tifoseria. La volontà di rimettersi in gioco esiste, a patto che ci siano le condizioni per incidere sul serio nella gestione sportiva.
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