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MACRO Roma nuova stagione autunnale: lo sguardo tra fotografia e suono
La programmazione del museo capitolino riparte mettendo in discussione la percezione visiva: la MACRO Roma nuova stagione autunnale apre i propri spazi a una riflessione radicale che unisce fotografia storica, arte visiva contemporanea e paesaggi sonori. Al centro del percorso espositivo si colloca la mostra “Sguardo rovescio” di Marialba Russo, affiancata dai progetti multimediali visibili fino all’8 novembre nella Sala Video e Audio. Questa proposta culturale smonta le convenzioni visive consolidate, sfidando l’antico schema teorizzato negli anni Settanta secondo cui gli uomini guardano e le donne sono guardate.
L’istituzione museale romana punta i riflettori su una domanda complessa: chi detiene realmente il potere dello sguardo e come si possono ridefinire i ruoli di genere attraverso le immagini? La risposta si articola in una serie di opere capaci di ribaltare il cosiddetto male gaze, partendo da riti popolari del passato per giungere a installazioni contemporanee ispirate a icone del cinema italiano.
Marialba Russo e la mostra “Sguardo rovescio”: come si sovverte la mascolinità

Il nucleo portante della stagione autunnale vede protagonista Marialba Russo, figura cardine della fotografia italiana degli anni Settanta. Attraverso il suo obiettivo, l’artista non documenta semplicemente la realtà, ma scardina la rappresentazione tradizionale della figura maschile, portando alla luce fragilità, mutamenti e desideri repressi.
La scena privilegiata da Russo è quella dei momenti collettivi, dei festeggiamenti popolari e delle cerimonie rituali, contesti in cui le norme sociali subiscono improvvise sospensioni. Un passaggio fondamentale di questa indagine è rappresentato dallo scatto “Al ristorante, il 29 settembre 1974”, testimonianza visiva di un ballo clandestino tra due giovani presso il Santuario della Madonna di Monteverde. In questo scatto, la tensione e la libertà rubata eludono le convenzioni del tempo.
Nei cicli successivi intitolati “Travestimento” e “Il Parto”, l’autrice documenta uomini che indossano abiti femminili durante il carnevale, producendo una rottura esplicita delle apparenze e delle gerarchie sociali. La ricerca si spinge poi nella sfera del sacro con opere come “Il Passaggio – l’incantata” e “L’espulsione del male”, dove rituali arcaici di guarigione e iniziazione mostrano il corpo come punto di convergenza tra paure, speranze e trasformazione comunitaria.
La fotografia non è un semplice dispositivo di registrazione oggettiva, ma uno spazio di tensione in cui chi osserva entra in rotta di collisione con i ruoli imposti dalla cultura visiva.
I ritratti di spalle e la dissoluzione della neutralità
La decostruzione dei modelli estetici prosegue con due progetti fotografici specifici: “Le centotrenta figure di spalle” e “Cult Fiction”. In queste serie i soggetti vengono ripresi esclusivamente da tergo, negando a chi guarda il contatto visivo diretto.
Spesso si crede che la macchina fotografica sia uno strumento imparziale capace di restituire la pura realtà del soggetto, ma questa impostazione smentisce del tutto tale convinzione: privare i corpi del volto dissolve l’individualità per costruire un ritratto collettivo, svelando la finzione dell’oggettività e illuminando le zone d’ombra del desiderio maschile.
Il dialogo tra suono e cinema: la Sala Video e Audio fino all’8 novembre
Dal patrimonio fotografico storico di Marialba Russo, l’itinerario del MACRO Roma si espande verso la contemporaneità all’interno della Sala Video e Audio. Fino all’8 novembre, lo spazio accoglie un confronto diretto tra due lavori che traggono ispirazione dalla figura di Monica Vitti, interprete fondamentale nella ridefinizione della presenza femminile sullo schermo.
| Opera e Autore | Focus Tematico ed Espressivo |
|---|---|
| Maria’s Dream Gaia De Megni |
Indagine su memoria e ruolo sociale a partire dalla tomba di Monica Vitti al Verano, sviluppata attraverso un racconto intimo tra madre e figlia. |
| 52 Spaces Robin Rimbaud (Scanner) |
Composizione puramente sonora che decostruisce il film L’eclisse di Michelangelo Antonioni, traducendo l’architettura di Roma in un paesaggio interiore privo di corpi. |
Se da un lato l’opera visiva di Gaia De Megni si concentra sulla memoria personale e sulla traccia lasciata dall’attrice nella cultura italiana, l’intervento sonoro di Robin Rimbaud (Scanner) elimina del tutto la corporeità visibile. La pellicola cinematografica viene ridotta a frequenze, risonanze e voci, trasformando lo spazio urbano capitolino in un territorio acustico astratto.
Il visitatore si trova così immerso in due approcci complementari che mettono in dubbio l’egemonia della vista: l’immagine cinematografica viene smembrata, lasciando spazio alla pura evocazione o alla rielaborazione concettuale.
Come orientarsi tra le sezioni del museo

Per cogliere appieno le relazioni tra i diversi progetti della MACRO Roma nuova stagione autunnale, il percorso suggerisce alcuni passaggi chiave per la fruizione delle opere:
- Analizzare la sequenza fotografica di “Sguardo rovescio”, osservando la transizione dai riti di piazza alle inquadrature seriali di schiena.
- Confrontare il concetto di visibilità presente negli scatti di Marialba Russo con la riflessione sul corpo femminile proposta nell’installazione video su Monica Vitti.
- Sperimentare l’ascolto immersivo nella sala acustica, dove l’assenza di elementi visivi costringe a ricostruire mentalmente l’ambientazione cinematografica antoniana.
Questo intreccio di linguaggi differenti dimostra che interrogarsi su chi osserva e chi viene osservato rimane un nodo cruciale per comprendere l’evoluzione dell’identità visiva e sociale.
✨ Visita le mostre al museo MACRO per scoprire come l’arte continua a sfidare le convenzioni dello sguardo.
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